LINEE GUIDA PAN FITOSANITARI

LINEE GUIDA PAN FITOSANITARI  (DM 13/03/2015)    (agroch 19)

 

Soggetti interessati:

Regioni, agricoltori professionali

Iter procedurale:

MIPAAF con DM 10/03/2015 ha definito,  nell’ambito del Piano di Azione Nazionale (PAN) sui prodotti fitosanitari, le Linee guida che dovrebbero essere recepite dalle Regioni, in merito a tutela di ambiente acquatico ed acqua potabile, nonché riduzione uso di prodotti fitosanitari nei Siti Natura 2000 e nelle aree naturali protette, comprendenti  seguenti tipologie di interventi:

  • realizzazione e gestione di fasce di rispetto inerbite non trattate con prodotti fitosanitari, pari almeno a 5 m. dal corpo idrico superficiale (vegetazione naturale) o da area da proteggere, in modo da mitigare il fenomeno della deriva
  • utilizzo di ugelli antideriva e macchine irroratrici con sistemi antideriva. In particolare occorre favorire uso di:
  • ugelli a fessura (ventaglio) ad iniezione d’aria
  • ugelli di fine barra ad iniezione d’aria
  • ugelli a turbolenza ad iniezione d’aria
  • ugelli a fessura con pre-camera o preorifizio
  • ugelli a specchio a bassa pressione
  • irroratrici per colture arboree e vite con sistemi anti deriva (v. irroratrici a torretta con deflettori di aria; irroratrici con convogliatori di aria multipli e flessibili; irroratrici a tunnel di tipo convenzionato con elementi atti a o di tipo scavallante con elementi atti a facilitare separazione e recupero di gocce)
  • irroratrici per colture erbacee, equipaggiate con manica d’aria, o con sistemi tipo “crop tilter”, o irroratrici con distribuzione solo lungo la fila della cultura.

Occorre  comunque sottoporre a controllo di funzionalità gli ugelli alla pressione di esercizio della macchina irroratrice (mai superiore durante la distribuzione del prodotto a 8 bar)

  • siepi e barriere artificiali vegetali (alberature), eventualmente associate a fasce di rispetto, così da mitigare la deriva del prodotto fitosanitario, da ubicare lungo corsi di acqua o pendii, con preferenza per specie autoctone, aventi altezza almeno 1 m. superiore a quella della coltura oggetto di trattamento e lunghezza pari ad intero lato confinante con corpo idrico (senza interruzioni). Siepe svolge anche azione di mitigazione di ruscellamento  superficiale e salvaguardia della biodiversità (area di rifugio per artropodi utili). Fare attenzione a corretta gestione della siepe, specie nei primi anni successivi ad impianto
  • realizzazione e gestione di fascia di rispetto vegetale (almeno 5 m) non trattata, da localizzare tra bordo del campo e corso d’acqua, al fine di mitigare ruscellamento. Fascia deve presentare copertura vegetale uniforme, ininterrotta, senza solchi, privilegiando piante erbacee dotate di apparato radicale profondo. Nei terreni con pendenze superiori a 4% posizionare le fasce lungo curve di livello, in modo da evitare formazione di flussi concentrati. Fascia inerbita artificialmente con specie autoctone, favorendo sviluppo di cotico erboso fitto e continuo, dove intervenire con opportuni sfalci così da favorire lo sviluppo di graminacee perenni. Nei siti Natura 2000 è preferibile inerbimento spontaneo, controllando eventuale colonizzazione di specie alloctone (in alternativa ammesse sementi di specie autoctone). Se fascia comprende  filari di siepe, questi gestiti con semplice taglio di ceduazione con turno di 6-8 anni (dopo ceduazione è possibile seminare cotico erboso se ombreggiatura della siepe ne ha compromesso presenza)
  • utilizzo tecnica del solco interposto tra bordo del campo coltivato e corpo idrico, al fine di mitigare ruscellamento. Solco, avente profondità di 40 cm., mantenuto in efficienza per almeno 45 giorni da ultimo trattamento. Se abbinato a fascia di rispetto vegetale, solco posizionato tra campo e fascia
  • interventi finalizzati al contenimento del ruscellamento di prodotti fitosanitari dovuto ad erosione del suolo, quali:
  • minima lavorazione (attuate lavorazioni di preparazione del letto di semina diverse da aratura)
  • preparazione del letto di semina riducendo al minimo gli interventi di sminuzzamento del terreno
  • riduzione del compattamento superficiale del terreno (rompere crosta superficiale specie in terreni limosi, anche utilizzando elevata sostanza organica e lasciando sul suolo i residui colturali)
  • riduzione del compattamento sottosuperficiale del suolo tramite: utilizzo di pneumatici a bassa pressione, o ruote gemellate, o interventi di ripuntatura; divieto di transito di macchine su terreni umidi non coperti da vegetazione; rotazione colturale con piante dotate di radici a fittone
  • lavorazione lungo le curve di livello
  • sistemazioni idraulico agrarie nei terreni in pendio (fossi collettori, strade, siepi, terrazze, bande ai bordi delle vie di circolazione di appezzamenti)
  • colture di copertura nei terreni in pendio (comprese colture intercalari), al fine di ridurre fenomeni di ruscellamento ed erosione, da realizzare all’interno del campo, ma anche in prossimità di strade o altri appezzamenti
  • inerbimento in frutteti e vigneti, al fine di ridurre ruscellamento, tramite mantenimento della vegetazione spontanea, o semina di essenze poliennali, con esecuzione di sfalci regolari. Presenza di cotico erboso tra filari di frutteti e vigneti utile anche ad habitat per entomofauna ed all’apporto di sostanza organica nel suolo grazie agli sfalci
  • limitazione e/o sostituzione di prodotti fitosanitari che riportano in etichetta obbligo di applicare specifiche misure, al fine di ridurre lisciviazione (v. limitazione numero dei trattamenti, obbligo di non usare tali prodotti in terreni con contenuto di sabbia oltre 80%) ed impatto su corpi idrici profondi (specie acque destinate a consumo umano). Limitazione incentivata mediante adesione a specifici protocolli o disciplinari volontari
  • riduzione quantità di erbicidi impiegati, tramite:
  • riduzione delle dosi ed uso di microdosi (utilizzare 1/5 della dose riportata in etichetta, o quanto meno dose minima riportata in etichetta)
  • localizzazione del trattamento su striscia di terreno (20-25 cm. di larghezza) lungo fila di coltura, avente larghezza inferiore a quella di interfila
  • interramento del prodotto fitosanitario, in particolare in settore orticolo, mediante fresatura leggera o intervento irriguo per aspersione di 5-10 mm., così da ridurre di circa 40% quantità di prodotto trasportato per ruscellamento
  • epoca di intervento del diserbo solo in post emergenza, evitando applicazione di prodotti su terreni saturi di acqua o in previsione di abbondanti precipitazioni, e nel periodo in cui si verifica ricarica della falda o il flusso di drenaggio
  • limitazione uso di prodotti fitosanitari che riportano in etichetta obbligo di applicare specifiche misure di mitigazione del rischio nei confronti di organismi non bersaglio (quali: biota del suolo, organismi acquatici, vegetazione naturale), attraverso interventi per riduzione della deriva e del ruscellamento (v. creazione fasce di rispetto non trattate o fasce di rispetto vegetali, o impiego di ugelli antideriva)
  • limitazioni /sostituzioni/eliminazioni di prodotti fitosanitari per raggiungere buono stato ecologico e chimico delle acque superficiali, secondo quanto riportato da rete di monitoraggio predisposta da Regione. PAN deve concorrere entro 20/11/2021 a ridurre rilasci da fonti diffuse e puntuali delle sostanze prioritarie (v. scheda “qualità acqua consumo umano”). Nei corpi idrici che non raggiungono, o sono a rischio di raggiungere, lo status di “buono”, a causa dei prodotti fitosanitari usati, Regione può adottare:
  • misure di limitazione nell’impiego di prodotti fitosanitari, imponendo: uso della dose più bassa indicata in etichetta; numero di interventi inferiori a quello massimo previsto in etichetta, relativamente a sostanza attiva da limitare; impiego prodotti fitosanitari contenenti sostanza attiva da limitare in dose ridotta, o su superficie ridotta (trattamenti localizzati), o in miscela con altre sostanze attive (in grado comunque di garantire stessa efficacia di intervento), o alternanza di trattamento con prodotti fitosanitari contenenti altre sostanze
  • misure di sostituzione della sostanza attiva, quali: trattamenti con prodotti aventi stessa efficacia, ma minore rischio per acque superficiali; impiego di sostanze attive e mezzi tecnici propri di agricoltura biologica; individuazione sostanze attive con rischio minore per organismi acquatici; integrazione interventi fitosanitari con pratiche agronomiche
  • specifiche misure per tutela delle acque destinate al consumo umano, quali: impiego di prodotti fitosanitari in aree di rispetto, eseguiti secondo un piano di utilizzo che tenga conto della natura dei suoli, colture compatibili, tecniche agronomiche impiegate, vulnerabilità delle risorse idriche; cambio di destinazione colturale (in particolare conversione di seminativi a prato, o imboschimento di aree agricole). Vietato  nelle aree di rispetto accumulo di prodotti fitosanitari
  • limitazioni/sostituzioni/eliminazioni di prodotti fitosanitari per raggiungere buono stato chimico delle acque sotterranee, secondo quanto rilevato dal monitoraggio delle sostanze attive attuato da Regione, tenendo conto della loro pericolosità e delle caratteristiche di impatto ambientale su risorsa idrica sotterranea destinata al consumo umano Regione può adottare:
  • misure di limitazione nell’impiego di prodotti fitosanitari tramite: uso dose più bassa di quella indicata in etichetta; numero di interventi con sostanza attiva da limitare inferiore rispetto a quanto riportato in etichetta; impiego ridotto di prodotti fitosanitari contenenti sostanza attiva da limitare, a livello di dose e/o di superficie trattata, o in miscela con altre sostanze attive (garantire efficacia di intervento), o in alternanza di trattamento con prodotti contenenti altre sostanze aventi analoga efficacia; esecuzione trattamenti ad anni alterni con sostanze da limitare; impiego di sostanze attive e mezzi tecnici propri dell’agricoltura biologica senza rischi per  acque sotterranee; adozione di adeguate pratiche agronomiche (v. specifiche lavorazioni del terreno, drenaggio, incremento di sostanza organica)
  • misure di sostituzione di sostanze attive pericolose, quali: individuazione di sostanze attive in grado di contrastare avversità con minor impatto su falde acquifere (tener conto di caratteristiche chimico fisiche delle sostanze, dati colturali o meteoclimatici del territorio, caratteristiche del suolo); individuazione di sostanze attive con minore lisciviazione; impiego di sostanze attive e/o mezzi tecnici propri dell’agricoltura biologica; adozione di adeguate pratiche agronomiche
  • misure per tutela delle acque destinate al consumo umano, in particolare nelle aree di captazione, quali: impiego di prodotti fitosanitari nelle aree di rispetto solo previa redazione di un piano di utilizzo (tenere conto di natura del suolo, colture compatibili, tecniche agronomiche, vulnerabilità delle risorse idriche); cambio di destinazione colturale (v. conversione di seminativi a prato, imboschimento di aree agricole); divieto in tale area di depositare prodotti fitosanitari
  • misure per riduzione rischi derivanti da uso di prodotti fitosanitari in risaia tradizionale con semina in sommersione e in risaia con semina asciutta, quali: riduzione uso prodotti diserbanti in pre emergenza; utilizzo ad anni alterni, su 1/3 di superficie a riso, di sostanze attive che presentano elevati valori residuali;  adozione metodi di difesa e diserbo che limitano interventi solo quando colpita una determinata percentuale di superficie fissata da Autorità competenti; esecuzione di falsa semina, con relative lavorazioni meccaniche per controllo di riso crudo
  • limitazioni/sostituzioni/eliminazioni di prodotti fitosanitari, anche se non disponibili dati inerenti al monitoraggio ambientale di acque superficiali e profonde, attraverso:
  • misure di limitazione impiego di prodotti fitosanitari, quali: utilizzo prodotti fitosanitari nella dose più bassa prevista in etichetta; riduzione numero interventi dove impiegata  sostanza attiva da limitare, rispetto a quanto previsto in etichetta; definizione numero massimo di interventi con tale sostanza se in etichetta non previsto alcun limite; impiego prodotti  fitosanitari contenenti tale sostanza attiva in dose ridotta e/o su superficie ridotta (trattamento localizzato) e/o in miscela con altre sostanze  attive (garantire efficacia del trattamento) e/o alternanza di trattamenti con prodotti contenenti altre sostanze attive aventi stessa efficacia
  • misure di sostituzione di prodotti fitosanitari, quali: impiego prodotti fitosanitari aventi stessa efficacia, ma minore rischio per acque superficiali o falde acquifere; impiego sostanze attive e/o mezzi tecnici propri di agricoltura biologica; integrazione con pratiche agronomiche (specifiche lavorazioni del terreno, drenaggio, introduzione lungo bordi di colture/coltivar che richiedono minori interventi)
  • limitazioni/sostituzioni/limitazioni/eliminazioni di prodotti fitosanitari in aree Natura 2000 per tutela di habitat, specie endemiche ad elevato rischio di estinzione, o apoidei ed altri impollinatori, con relative misure di accompagnamento (pratiche agronomiche che favoriscono miglioramento dello stato di conservazione di tali habitat). Regione, a seguito individuazione di specie ed habitat oggetto di tutela e loro stato attuale di conservazione (cattivo o inadeguato), nonché di quelli maggiormente sensibili alle sostanze attive, può adottare:
  • misure di sostituzione/limitazione/eliminazione dei prodotti fitosanitari attraverso: uso di mezzi tecnici e/o prodotti fitosanitari che non presentano in etichetta frasi inerenti precauzione per ambiente, o che evidenziano misure di mitigazione per ambiente, o sono classificati come pericolosi per ambiente (loro sostituzione prioritariamente con prodotti ammessi nel biologico, o con prodotti che non contengono tali frasi soprattutto in presenza di specie o habitat tutelati da Direttiva habitat); tutela di specie legate ad ambienti acquatici delle acque sotterranee; sostituzione/limitazione/eliminazione di prodotti fitosanitari contenenti sostanze attive o famiglie chimiche su cui vi è attenzione a livello europeo, in quanto pericolose per ambiente, specie di uccelli e mammiferi tutelati, api e promubi, diversità floristica; avvicendamento tra risaia con semina in sommersione e risaia  con semina in asciutto (adottare strategie di intervento differenziate per diserbo in pre emergenza), o esecuzione di semina precoce o di falsa semina
  • misure di accompagnamento a quelle precedenti, quali utilizzo di cultivar locali resistenti ai patogeni; controllo di vegetazione lungo fossi ed argini senza uso di erbicidi; mantenimento ai bordi del campo di zone di vegetazione seminaturale, siepi, frangivento, arbusti, boschetti, residui di sistemazioni agricole, maceri, stagni non trattati con prodotti fitosanitari e oggetto di sfalci alternati; creazione fasce multifunzionali (fascia di rispetto per mitigare fenomeno di deriva e ruscellamento, zone di rifugio, alimentazione e nidificazione di specie selvatiche); mantenimento o ripristino di pozze ed acquitrini (estensione di almeno 5 mq.), evitando trattamenti con erbicidi ed insetticidi; sviluppo di vegetazione alta (specie in area pascolo) per favorire presenza di fauna; presenza di colture a perdere (quali ortaggi, colture a foglia larga); sfalcio su lati alterni di fasce ripariali/canali e creazione di consociazioni colturali (brassicacee, leguminose, composite, graminacee); inserimento di leguminose in avvicendamento colturale; inerbimento di interflari con sfalci in aree alternate; allettamento di flora erbacea con rullo; presenza di essenze arbustive ed arboree nei margini di frutteti o in aree non utilizzate; mantenimento o ripristino di muretti a secco; realizzazione di solchi (almeno 100 cm. di profondità e 80 cm. di larghezza) ed inerbimento in risaie, con rivegetazione delle sponde dei canali, utilizzando diserbo meccanico (evitare diserbo chimico); mantenimento  di stoppie in campo fino a fine febbraio; mantenimento frazione allagata di risaia (20-60% di superficie con 5-20 cm di acqua); lavorazione poco profonda del fondo
  • adozione sistemi per deposito e conservazione dei prodotti fitosanitari e dei rifiuti derivanti dal loro utilizzo, caratterizzati da elevati standard di sicurezza, in quanto: costituiti da strutture/attrezzature stabili ed indipendenti; non ubicate in piani interrati e seminterrati; dotati di porta ignifuga; gestiti in conformità alle indicazioni riportate nella scheda di sicurezza del prodotto; dotati di sistemi di contenimento (v. pozzetto); dimensionati in modo tale da contenere almeno 100% del volume del contenitore di liquidi più capace presente in deposito
  • misure complementari per incrementare livello di sicurezza nelle fasi di deposito e conservazione dei prodotti fitosanitari e dei rifiuti derivanti dal loro utilizzo, tramite realizzazione/adeguamento di aree attrezzate per preparazione della miscela con corretta, gestione delle acque di lavaggio delle macchine irroratrici, purchè prevista raccolta di sversamenti accidentali; munite di pavimentazione impermeabile, con eventuale tombino collegato a serbatoio di raccolta dei reflui contaminati con prodotti fitosanitari; ubicate preferibilmente in zona adiacente al locale di deposito dei prodotti fitosanitari e dei loro rifiuti; dotate di strumenti per posatura, acqua corrente, lavello e doccia di emergenza; dotate di soluzioni tecniche che impediscono contaminazione di fonte idrica; se occorre riempiere irroratrice da pozzi e corsi d’acqua; dotate di dispositivi/strumenti che consentono di ottimizzare le operazioni di preparazione della miscela e di pulizia interna di irroratrici (v. conta litri automatici, o sensori di allarme montati nel serbatoio per controllare suo riempimento; strumenti per pulizia interna ed esterna di attrezzature); dotate di dispositivi atti a ricevere le acque contaminate ed a trattarle
  • misure complementari per tutela e conservazione di specie ed habitat di interesse comunitario, quali:
  • creazione di fasce inerbite non trattate (almeno 5 m.) intorno ai coltivi per la conservazione di entomofauna in particolare selezionando: essenze autoctone in grado di garantire nei diversi periodi della stagione, volo e riproduzione di specie impollinatrici; piante nutrici per tutela di specie incluse in Direttiva habitat; ai fini di impianto intorno a vigneti e frutteti (v. Aristolochia pallida e rotunda)
  • realizzazione fasce di inerbimento intorno a coltivi per favorire lo sviluppo di vegetazione spontanea, ricorrendo a semine di essenze poliennali autoctone (elenco pubblicato su GU 71/15), evitando loro sfalcio nel periodo di fioritura, o di sviluppo larvale di specie protette
  • creazione/ripristino di zone umide (stagni, prati, prati ad allagamento stagionale) per tutela di anfibi, attraverso: ripristino e/o creazione di piccole zone umide in terreni atti al mantenimento di acqua (possibilmente in connessione con siepi, filari, boschetti); ripristino e mantenimento di fontanili e vasche di raccolta di acqua, utilizzando materiali tipici della zona; creazione e/o ripristino di piccole pozze e stagni a valle di fontanili, o sorgenti di acqua (dimensione valutata in base a disponibilità idrica stimata e morfologia locale), con profondità minima di 30-50 cm. e massima di 80-100 cm; realizzazione rifugi di svernamento ed estivazione per animali (realizzazione buche nascoste con bassi cespugli, non atte ad allagarsi)
  • mantenimento/creazione di zone di connessione, attraverso: mantenimento fosse con acque stagnanti e fangose per creare habitat idonei ad invertebrati; ripristino vegetazione perifluviale soprattutto se tipica di ambienti acquatici; ripristino/creazione  di molinetti, gestiti con pascolo a basso carico di bestiame; realizzazione fasce inerbite di ricovero, non trattate con prodotti fitosanitari, lungo i bordi di campi (larghezza di 5-10 m) per protezione degli anfibi presenti negli ambiti acquatici; restauro/ripristino aree di rifugio (v. muretti a secco) per tutela dei rettili, mantenendone caratteristiche originarie
  • formazione e consulenza specifica per corretta applicazione delle misure in oggetto da parte degli utilizzatori professionali di prodotti fitosanitari, in particolare in materia di: tutela di habitat e specie di interesse UE legate ad ecosistemi acquatici e terrestri, o con necessità di tutelare api ed altri impollinatori; tutela ambente acquatico ed acqua potabile, a rischio per fenomeni di deriva, ruscellamento, lisciviazione dovuti a distribuzione prodotti fitosanitari; rischi per biodiversità derivanti da uso di prodotti fitosanitari (specie in aree protette o Natura 2000); metodi di difesa fitosanitaria a basso impatto ambientale, biologica, produzione integrata volontaria; scelta di sostanze attive compatibili con prescrizioni di Piani di gestione e/o misure di conservazione adottate in siti Natura 2000 ed aree protette
  • attuazione azioni di marketing, finalizzate alla promozione di prodotti realizzati in determinati ambiti territoriali e/o  nel rispetto dei disciplinari di produzione, quali:
  • attività di informazione e sensibilizzazione di aziende, così da coinvolgere il più ampio numero possibile di realtà agricole per ogni ambito territoriale/metodo di produzione
  • attivazione di: registro per aziende che producono in un determinato territorio ad alta valenza ambientale; catalogo per prodotti di qualità ottenuti con minimo/nullo apporto di prodotti fitosanitari e tecniche di lavorazione a basso impatto
  • realizzazione di un “paniere” nel territorio di riferimento (Siti Natura 2000, territorio protetto), costituito da prodotti di qualità ottenuti con minimo/nullo utilizzo di prodotti fitosanitari
  • campagne di informazione e comunicazione destinate ai consumatori per far conoscere qualità dei prodotti in relazione a tecniche di produzione adottate
  • utilizzo di marchio commerciale delle produzioni a basso impatto così da facilitare comprensione da parte acquirenti degli effetti benefici derivanti da minimo/nullo utilizzo di prodotti fitosanitari
  • realizzazione di accordi agro ambientali per rafforzare suddette azioni di marketing (soprattutto nei Siti Natura 2000 ed aree naturali protette e valorizzando prodotti che minimizzano uso di presidi chimici od utilizzano prodotti alternativi a questi) attraverso un sostegno specifico del PSR, “in modo da compensare eventuale minore guadagno da parte di aziende”.

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