ETICHETTATURA ALIMENTI E BEVANDE

ETICHETTATURA ALIMENTI E BEVANDE (Reg. 1169/11, 828/14, 775/18; D. Lgs. 84/00, 145/17, 231/17; Legge 25/99, 204/04, 4/11) (alimen03)

Soggetti interessati:

Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (MIPAAF), Ministero Salute (MISA), Ministero Sviluppo Economico (MISE), Ispettorato Centrale Tutela della Qualità e Frodi dei Prodotti Agroalimentari (ICQRF).

Chiunque intende produrre e commercializzare alimenti e bevande da destinare a consumatore finale, compresi quelli forniti a collettività (cioè ristoranti, mense, scuole, ospedali, imprese di ristorazione), anche tramite veicolo o banco di vendita, fisso o mobile, “con cui preparati alimenti destinati a consumo immediato da parte del consumatore finale”. Esclusa fornitura di prodotti alimentari destinati ad artigiani (v. gelati, pasticceri, pizzaioli).

Iter procedurale:

Comunità Europea con Reg. 1169/11 definito norme in materia di informazione/etichettatura degli alimenti, in modo da consentire a consumatori finali di “effettuare delle scelte consapevoli ed utilizzare gli alimenti in modo sicuro”. Se normativa UE in materia di alimenti impone nuovi requisiti, occorre prevedere un periodo transitorio in cui le etichette che non soddisfano i nuovi requisiti, possono essere  immesse sul mercato fino ad esaurimento delle scorte, salvo casi di emergenza (v. esistenza pericolo per salute umana).

Operatori della filiera alimentare sono:

  1. responsabili della esattezza delle informazioni su alimenti riportate in etichetta e della loro conformità alle disposizioni UE e nazionali
  2. tenuti a non modificare le informazioni su alimento, se ciò può indurre in errore il consumatore, o a ridurre il livello di protezione di questo e sua possibilità di effettuare scelte consapevoli
  3. responsabili della trasmissione delle informazioni su alimenti non preimballati ad operatore che riceve tali prodotti, in modo che questo possa fornirle a consumatore finale o collettività
  4. tenuti ad assicurarsi che informazioni riportate in imballaggio o in etichetta, o nel documento commerciale che accompagna alimento preimballato destinato a collettività per esservi preparato, trasformato, frazionato o tagliato, arrivino a consumatore finale. Occorre che su imballaggio/etichetta venga riportato almeno: denominazione di alimento; data scadenza; condizioni particolari di conservazione e/o condizioni di impiego; nome ed indirizzo di operatore. Non necessario riportare tali indicazioni su imballaggio se presenti su singola confezione del prodotto, purchè imballaggio sia trasparente o apribile, in modo da consentire al consumatore di leggere, etichette di alimenti confezionati al suo interno.

In particolare le informazioni obbligatorie riguardano:

  1. denominazione legale di vendita o, in mancanza, denominazione usuale o denominazione descrittiva di alimento, in modo da consentire ad acquirente di conoscerne effettiva natura e distinguerlo da prodotti similari. Se ciò non avviene, occorre riportare altre informazioni descrittive in prossimità della denominazione stessa. Se denominazione del prodotto è diversa da quello usuale (comunque mai sostituita con denominazione protetta, o marchio di fabbrica o denominazione di fantasia), impresa chiede autorizzazione ad utilizzare nuovo nome (allegando documentazione tecnica) a MISE, che autorizza o meno denominazione entro 60 giorni. Denominazione vigente in Stato membro di produzione può non corrispondere a quella data in Stato membro di commercializzazione, specie se “prodotto designato è completamente diverso dal punto di vista della sua composizione o fabbricazione”. Denominazione sempre accompagnata da indicazione su stato fisico di alimento (v. in polvere, surgelato, concentrato, affumicato) tenendo presente che termine “decongelato” (riferito ad alimento scongelato prima della vendita) non applicato a: ingredienti presenti nel prodotto finale; alimenti su cui scongelamento non produce effetti negativi a livello di sicurezza e qualità; alimenti per cui congelamento fa parte del processo di produzione. Se nei prodotti o preparazioni a base di carne o pesce sono aggiunte proteine di diversa origine animale, indicare nella denominazione presenza di tali proteine e loro origine riportando eventualmente dicitura “carne ricomposta” o “pesce ricomposto” se tali prodotti o preparazioni sono “frutto dell’unione di diverse parti con altri ingredienti, tra cui additivi ed enzimi alimentari”. Nel caso di succo o passata di pomodoro, non derivata da prodotto fresco, riportare dicitura “Passata di pomodoro ottenuta da concentrato”, o “succo di pomodoro ottenuto da concentrato” (Dicitura “passata di pomodoro” riservata solo “prodotto ottenuto dalla spremitura diretta del pomodoro fresco”). Denominazione di vendita relativa a latte fresco pastorizzato (di alta qualità o meno) o passata di pomodoro vigente nello Stato membro di produzione non utilizzabile in Italia se la sua composizione o fabbricazione si discosta in maniera sostanziale dalle norme nazionali in materia, salvo preventiva autorizzazione del MI.P.A.A.F. (rilasciata entro 60 giorni da richiesta). Denominazione di vendita del latte sempre completata dal tipo di trattamento a cui questo sottoposto, anche ai fini della sua “conservazione domestica per il consumo”
  2. indicazione di nome o ragione sociale, o marchio depositato di impresa produttrice o confezionatrice o importatrice se questa non stabilita in UE. Ammesso anche uso di abbreviazione o di acronimo, purchè società facilmente identificabile
  3. luogo di origine o provenienza dei prodotti alimentari commercializzati da indicare a partire dal 01/04/2020, secondo quanto previsto da Reg. 775/18, con qualunque mezzo (diciture, illustrazioni, simboli, termini di riferimento a luoghi o zone geografiche). Esclusi riferimenti ad indicazioni geografiche protette (anche in virtù di accordi internazionali) ed ai marchi di impresa registrati (se questi costituiscono un’indicazione di origine). Nel caso della presenza di un ingrediente primario nell’alimento, la sua indicazione di origine è determinata mediante:
  • una delle seguenti sigle geografiche: “UE”, “NON UE”, “UE e NON UE”, o Regione o altra zona geografica di riferimento all’interno di uno Stato membro, o di Paese Terzo, o zona di pesca FAD o mare o corpo idrico di acqua dolce (se tale zona risulta “ben chiara al consumatore medio normalmente informato”), o di 1 o più Stati membri o Paesi terzi di origine/luogo di provenienza
  • seguente dicitura “nome di ingrediente primario proviene da _____ (Paese di origine di alimento)”, o altra dicitura avente significato analogo per il consumatore

Queste informazioni sono riportate  con caratteri di dimensione adeguata (se Paese di origine/luogo di provenienza dell’alimento è riportato mediante parole, queste debbono figurare nello stesso campo visivo ed avere un carattere pari almeno al 75% di quello utilizzato per alimento)

Legge 4/11, come modificata dalla Legge 12/19, stabilisce che MIPAAF decreta, di concerto con MISE e MISA, sentite le Organizzazioni maggiormente rappresentative nei settori della produzione e trasformazione agroalimentare ed acquisito il parere delle Commissioni parlamentari competenti, le categorie specifiche di alimenti per cui l’indicazione in etichetta del luogo di provenienza è obbligatoria (fatto salvo le prescrizioni previste dalla normativa UE in merito alla etichettatura e tracciabilità dei prodotti contenenti OGM o da questi costituiti). Al riguardo MIPAAF, in collaborazione con ISMEA, provvede a realizzare di appositi studi volti a: individuare la presenza di un nesso esistente tra la qualità di taluni alimenti e la loro provenienza; valutare, in quale misura, sia percepita come “significativa” l’indicazione relativa al luogo di origine e quando invece la sua omissione è riconosciuta come ingannevole. I risultati degli studi eseguiti sono resi pubblici ed inviati alla Commissione UE insieme al decreto di cui sopra. Rimane sempre obbligatorio indicare il luogo di provenienza quando sussistono le condizioni di cui all’art. 1 del Reg. 775/18.

Regioni eseguono controlli sull’applicazione del decreto in questione estendendoli a tutte le filiere interessate, eventualmente avvalendosi dell’Arma dei Carabinieri Forestali. Eventuale difformità riscontrata tra effettivo Paese di origine/luogo di provenienza dell’alimento rispetto a quanto indicato in etichetta si configura come violazione delle “pratiche leali di informazione”.

Prodotti etichettati antecedentemente privi delle indicazioni obbligatorie sulla loro origine/provenienza, possono essere venduti entro i successivi 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto attuativo;

  1. sede stabilimento di produzione o confezionamento D. Lgs. 145/17 stabilisce che a partire dal 06/04/2018 i prodotti alimentari preimballati destinati al consumatore finale o alla collettività devono riportare su preimballaggio (o su etichetta applicata su questo) l’indicazione della sede dello stabilimento di produzione o, se diverso, di confezionamento, specificandone località ed indirizzo (indicazione omessa se: sede di stabilimento di produzione/confezionamento è già presente in etichetta; prodotti preimballati di origine animale riportano marchio di identificazione e bollo sanitario; marchio contiene indicazione della sede di stabilimento). Prodotti preimballati destinati alla collettività per essere preparati, trasformati, frazionati o tagliati, nonché commercializzati in una fase precedente alla vendita al consumatore finale, possono in alternativa riportare le suddette indicazioni sui documenti commerciali che li accompagnano. Se l’operatore dispone di più stabilimenti  può indicarli tutti, purché “quello effettivo sia evidenziato mediante punzonatura o altro segno”. Prodotti preimballati immessi sul mercato o etichettati entro 06/04/2018 in modo difforme dal D.Lgs. 145/17, possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte. Esclusi da tale obbligo prodotti preconfezionati legalmente fabbricati o commercializzati in un altro Stato membro, o in Turchia, o in un Paese aderente ad Associazione europea di libero scambio (EFTA) o ad Accordo su spazio economico europeo (SEE). Nel caso di conserve di pomodoro occorre riportare sul contenitore, pena  perdita degli aiuti UE:  nome del produttore; sede dello stabilimento di produzione e/o di confezionamento (o in alternativa sigla di identificazione di questo); lotto di produzione. In caso di latte fresco pastorizzato (alta qualità o meno), passata di pomodoro occorre riportare “dicitura del luogo di origine o di provenienza dei suddetti prodotti”;
  2. elenco degli ingredienti utilizzati (compresi “agenti lievitanti”) in ordine decrescente di peso, come rilevato al momento del loro impiego riportando eventualmente origine dell’ingrediente caratterizzante il prodotto finito. Ingredienti riportati solo con il termine abituale, senza ulteriori oggettivi, salvo caso di aceto per il quale occorre specificare materia prima di derivazione (aceto di vino, aceto di alcool).  Ingredienti aventi peso inferiore a 2% nel prodotto finito elencati dopo altri ingredienti e con dicitura “contiene _____ e/o _____” (deroga non valida per additivi) mentre ingredienti presenti sotto forma di nanomateriali indicati con dicitura “nano” seguita da denominazione di ingrediente. Ingredienti presenti in prodotto finito anche in forma modificata, sempre indicati se non figurano già nella denominazione di vendita (analoga disposizione vale per ingredienti impiegati nella preparazione di bevande con contenuto di alcool superiore a 1,2% vol.). Nel caso di ingredienti utilizzati in forma disidratata o concentrata e ricostituiti al momento di fabbricazione,  occorre riportarli in elenco con denominazione originaria. Ingredienti sostituibili tra loro “senza alterare composizione, natura o valore percepito” del prodotto finito (Esclusi additivi o ingredienti che provocano allergie o intolleranze) vanno indicati in prossimità della denominazione con caratteri almeno pari a 75% di questa. Nel caso di miscugli di frutta, ortaggi, funghi, in cui nessun ingrediente ha peso rilevante e sono impiegati “in proporzione variabile”, riportare dicitura “frutta”, “ortaggi”, “funghi” seguita da “in proporzione variabile” con elenco dei tipi di frutta, ortaggi, funghi utilizzati (analogamente in caso di spezie o piante aromatizzate). Stati membri possono consentire vendita di carni macinate con diverse percentuali, purché con marchio nazionale. Nel caso di prodotti all’uovo, le uova (sempre sottoposte a pastorizzazione) sono specificate tra gli ingredienti con termine “uova fresche” o “uova”. Nel caso di olio di oliva, specificare se impiegato “olio di oliva raffinato” o “olio di oliva vergine” o “olio di sansa di oliva”. Nel caso di “grassi vegetali” riportare origine specifica del vegetale usato e dicitura “in proporzione variabile”. Nel caso di edulcoranti impiegati in cioccolato, succhi naturali di frutta, confetture, gelatine di frutta, marmellata, utilizzare dicitura “con edulcorante” o “con zucchero ed edulcorante” se questi sostituiscono, in modo totale o parziale, lo zucchero. Possibile riportare in Elenco ingredienti, diciture quali: “miscele di farine provenienti da 2 o più specie di cereali”; “amidi e fecole”; spezie o “miscele di spezie”, piante aromatiche o “miscele di piante aromatiche” (qualora singola specie di spezia o pianta aromatica non supera 2% in peso); “pan grattato” di qualsiasi origine; vino (per qualunque sua aggiunta in alimento), “carne di ___” (seguita da denominazione di specie animale qualora tenore in materia grassa è del 25% e rapporto collagene/proteine è del 25%, salvo: suini, per cui tenore di materia grassa è del 30% e rapporto collagene/proteine è del 25%; volatili e conigli per cui tenore di materie grasse è del 15% e rapporto collagene/proteine è del 10%; se tali percentuali sono superate occorre riportare, oltre a “carne di __”, presenza di materia grassa e/o di tessuto connettivo), “carni di ___ separate meccanicamente”, “carni macinate magre” se aventi tenore in materia grassa inferiore a 7% e rapporto collagene/proteine inferiore a 12%, “carni macinate di puro manzo” se aventi tenore in materia grassa inferiore a 20% e rapporto collagene/proteine inferiore a 15%; carni macinate contenenti carne di maiale” se aventi tenore in materia grassa inferiore a 30% e rapporto collagene/proteine inferiore a 18%; “carni macinate di altre specie se avente tenore in materia grassa inferiore a 25% e rapporto collagene/proteine inferiore a 15%).

Indicazione degli ingredienti non è prescritta nei seguenti casi:

  • alimenti costituiti da 1 ingrediente purché denominazione di vendita comprenda ingrediente o consenta di riconoscerlo;
  • ortofrutticoli freschi (comprese patate), non sbucciati, tagliati, né sottoposti a trattamenti analoghi;
  • latte, burro, formaggi, creme di latte fermentate, costituite solo da latte, sale, enzimi (indicazione del sale è richiesta per formaggi freschi o fusi e burro), o utilizzate come prodotti finiti;
  • acque gassate;
  • acqua, quando inferiore a 5% ed usata nel processo per ricostituire ingrediente usato in forma concentrata o disidratata o in caso di liquido di copertura normalmente non consumato (esclusa in carne pesce e loro preparazioni) o negli aceti di fermentazione (se parte integrante del processo produttivo al fine di ridurre volume alcolico e standardizzare acidità);
  • aceti di fermentazione provenienti da 1 solo prodotto senza aggiunta di altri ingredienti.

Non sono considerati ingredienti:

  • costituenti di ingrediente temporaneamente separati durante il processo di fabbricazione e poi reintrodotti in quantità non superiore a quella iniziale;
  • additivi ed enzimi alimentari, la cui presenza in alimento dovuta al fatto di essere contenuto in uno dei suoi ingredienti, od utilizzati come coadiuvanti tecnologici nel processo, nonché rilevatori;
  • supporti e sostanze che, pur non essendo additivi alimentari sono usati allo stesso modo e scopo dei coadiuvanti tecnologici nelle dosi strettamente necessarie e risultano presenti in alimento finale seppure in forma modificata.

Indicazione non è altresì’ necessaria, con riferimento a allergeni, se denominazione di vendita indica ingrediente interessato.

UE può stabilire altri casi di omissione degli ingredienti, purché ciò non provochi inadeguata informazione al consumatore finale.

Nel caso di sostanze o prodotti che provocano allergie od intolleranze, quali:

  • cereali contenenti glutine (grano, segala, orzo, farro, kamut e loro ibridi, con esclusione sciroppi di glucosio a base grano, maltodestrine a base grano, sciroppi di glucosio a base di orzo, cereali utilizzati per fabbricazione di distillati o di alcool etilico di origine agricola per liquori);
  • crostacei, molluschi;
  • uova e prodotti a base di uova;
  • pesce (esclusa gelatina di pesce usata come supporto per preparati di vitamine o colla di pesce usata come chiarificatore nella birra e vino);
  • arachidi;
  • soia (escluso olio e grasso di soia raffinato, tocoferoli misti naturali a base di soia, oli vegetali derivati da fitosteroli a base di soia, estere di etanolo vegetale prodotto da steroli di olio vegetale a base di soia);
  • latte e lattosio (escluso siero di latte usato per fabbricazione di distillati o alcol etilico di origine agricola, lattiolo);
  • frutta a guscio (mandorle, nocciole, noci comuni, noci di acaecui, noci di pecam, noci di Brasile, pistacchi, noci del Queensland, con esclusione di frutta a guscio usata per fabbricazione di distillati o alcol etilico di origine agricola);
  • sedano, senape, semi di sesamo, lupini e prodotti derivati da questi;
  • anidride solforosa e solfiti in concentrazione superiore a 10 mg/kg.

occorre riportare in etichetta denominazione di sostanza o prodotto allergico/intollerante, evidenziandolo con altro colore o carattere,. Se più ingredienti o coadiuvanti tecnologici di alimento provengono0 da unico prodotto o sostanza di cui sopra occorre precisarlo in etichetta per ogni ingrediente/coadiuvante. Commissione riesamina periodicamente elenco dei prodotti allergici/intolleranti

Aromi designati con termini “aromi” o denominazione più specifica di aroma, o “aroma di affumicatura”/”aroma di affumicatura ricavato da un prodotto, da una categoria o da una base alimentare” o “aroma naturale” se utilizzate solo sostanze aromatizzanti naturali e/o preparati aromatizzanti (Nel caso di chinino e caffeina dopo termine aroma riportare chinino e caffeina. Se tenore caffeina nel prodotto superiore a 150 mg./litro riportare dicitura “tenore elevato di caffeina” seguito da indicazione tenore di caffeina espresso in mg./100 ml. Tale vincolo non si applica a bevande a base di caffè, tè posto in vendita con tale denominazione);

  1. quantità degli ingredienti se:
  • ingrediente figura in denominazione di vendita (yogurt alla fragola, pasta all’uovo). Non necessario se non specificato (v. Olive farcite); necessaria doppia indicazione in caso di specifiche particolari (v. Biscotto con crema di nocciole: indicare % crema e % nocciole). Se ingrediente composto in quantità superiore a 25% elencati i suoi componenti in ordine ponderale decrescente;
  • ingrediente posto in rilievo in etichettatura con parola (al burro, alla panna, con prosciutto), od immagine (Pezzi di cioccolata su biscotto), o rappresentazione grafica;
  • ingrediente essenziale per caratterizzare prodotto alimentare e distinguerlo da altri.

Indicazione quantitativa non richiesta per:

  • ingrediente il cui peso netto o sgocciolato è indicato, quantità figura già in etichetta, utilizzato in piccole quantità a fini di aromatizzazione o non suscettibile di determinare scelta del consumatore, poiché sua quantità non essenziale a caratterizzare prodotto;
  • disposizioni CE determinano in modo specifico quantità o categoria di ingredienti senza prevederne indicazione in etichetta;
  • ingredienti recanti indicazioni “con edulcorante” o “con zucchero ed edulcorante” o di vitamine o Sali minerali aggiunti se oggetto di dichiarazione nutrizionale.

Indicazione di quantità ingrediente espressa in percentuale di ingrediente al momento del suo utilizzo, riportata accanto a denominazione o nella lista di ingredienti. In deroga: quantità di ingredienti volatili indicata in funzione di proporzione nel prodotto finito; alimenti che subiscono perdita di umidità in seguito a trattamento termico, quantità ingrediente indicata in percentuale a prodotto finito; quantità ingredienti utilizzati in forma concentrata o disidratata e ricostituiti nel processo di elaborazione indicati in base a proporzione prima di concentrazione o disidratazione o se aggiunta acqua per loro ricostituzione in proporzione nel prodotto ricostituito;

  1. quantità netta del prodotto nell’imballaggio, espresso in peso o volume (litro, centilitro, millilitro, chilogrammo, grammo). Dicitura “peso netto” non obbligatoria, ma ammessa. Nel caso di prodotti conservati in “liquidi di copertura” (acqua, soluzioni acquose di sali, salamoia, aceto, soluzioni acquose di zuccheri, succhi di frutta o ortaggi nel caso di conserve di frutta o ortaggi, olio) indicare quantità di prodotto sgocciolato.

Indicazione quantità non obbligatoria:

  • per vendita al dettaglio a peso o pezzo davanti a consumatori;
  • per prodotti venduti a pezzi o a collo, purché numero pezzi chiaramente visto dall’esterno;
  • per prodotto alimentari confezionati in quantità inferiori a 5 g. o 5 ml. (Escluse spezie e piante aromatiche);
  • alimenti soggetti a notevoli perdite di volume o massa.

Nel caso imballaggio contenga 2 o più imballaggi individuali contenenti stessa quantità di prodotto, quantità netta è riferita sia al singolo imballaggio, sia al loro numero totale (Indicazione non necessaria se numero imballaggi visto chiaramente da esterno, come pure indicazione quantità netta di ogni imballaggio)

Per prodotti cotti tener conto liquido cottura. Se alimento è stato glassato, indicare peso netto alimento senza glassa.

Ammesse tolleranze stabilite per legge (10% su prodotto sgocciolato). Se riscontrate in sede di controllo deficienze di peso, impresa può chiedere contro analisi. Se contro analisi confermano irregolarità  o non avanzato ricorso, Ufficio metrico invia denuncia ad Autorità competente e provvede a sequestrare prodotto se scarto rilevato è superiore al doppio di quello ammesso.

Da rilevare che acqua naturale può circolare solo in contenitori inferiori a 2 litri, mentre per bevande spiritose aventi gradazione alcolica inferiore a 15%vol. non esistono contenitori limite. Per olio vergine di oliva nessun condizionamento necessario per trasporto olio da frantoio a luogo di confezionamento o al produttore agricolo che ha portato a molire le sue olive;

  1. termine minimo di conservazione (TMC) o data di scadenza (obbligatoria per prodotti preconfezionati rapidamente deperibili dal punto di vista microbiologico, con pericolo per salute umana), da riportare, in modo ben visibile, leggibile ed indelebile per il consumatore, su ogni singola porzione preconfezionata, mediante dicitura “da consumarsi preferibilmente entro ___” se data contiene giorno di scadenza, o “da consumarsi preferibilmente entro fine di ____ (mese, anno)” negli altri casi (per prodotti alimentari conservabili per meno di 3 mesi sufficiente indicare giorno e mese; tra 3 e 18 mesi sufficiente indicare mese ed anno; oltre 18 mesi sufficiente indicare anno). Nel caso riportata data di scadenza, obbligo di farla seguire da indicazioni sul metodo migliore di conservazione del prodotto. Per latte (Escluso UHT), prodotti lattieri freschi, formaggi freschi, pasta fresca, carni, prodotti della pesca e della acquicoltura la data di scadenza è fissata con decreto ministeriale. Indicazione non necessaria per:
  • ortofrutticoli freschi non sbucciati, né tagliati, comprese patate (Esclusi semi germinali, quali germogli di leguminose);
  • vini, spumanti, vini liquorosi, vini aromatizzati, bevande ottenute da frutti diversi da uva, bevande ottenute da uva o mosto di uva, bevande con contenuto alcolico superiore a 10% vol.;
  • aceti;
  • sale da cucina e zucchero allo stato solido;
  • prodotti confetteria (caramelle, gomme da masticare) consistenti in zuccheri aromatizzati e/o colorati;
  • prodotti della panetteria e della pasticceria da consumarsi entro le 24 oresuccessive alla fabbricazione

Data di congelamento o di primo congelamento indicata con dicitura “congelato il ____” (seguito da giorno, mese, anno).

Sempre vietata la vendita di prodotti scaduti;

  1. modalità di conservazione ed utilizzazione, con relative  istruzioni per l’uso, nel caso di alimenti che richiedono particolari attenzioni dopo l’apertura della confezione;
  2. identificazione del lotto/partita (da intendersi, in base al D.Lgs. 231/17, come “insieme di unità di vendita di derrate alimentari prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze sostanzialmente identiche”), da riportare obbligatoriamente in etichetta/confezione, salvo caso di:
  1. termine minimo di conservazione o data di scadenza (riportato almeno il giorno e mese) figurano nella confezione/prodotto
  2. gelati monodose venduti tal quali, purchè il lotto figuri sull’imballaggio globale
  3. prodotti agricoli usciti da azienda per essere venduti o consegnati a centri di deposito, o di condizionamento, o di imballaggio, o avviati verso un’Organizzazione di produttori, o raccolti per essere subito integrati in un sistema di preparazione o trasformazione
  4. prodotti alimentari non preimballati
  5. confezioni e recipienti di piccole dimensioni (lato maggiore ha superficie inferiore a 10 cmq)

Codice del lotto (preceduto da lettera L) è determinato dal produttore o del confezionatore, o dal primo venditore in ambito UE, e nel caso di prodotti alimentari non preimballati figura sull’imballaggio/recipiente o, in mancanza, sui documenti commerciali di vendita

  1. titolo alcolometrico volumico effettivo per bevande con titolo superiore a 1,2% vol. (espresso con dicitura “alcool ….% vol.”). Ammesse tolleranze di: 0,5% per birre con alcool inferiore a 5,5% vol. e bevande frizzanti ottenute da uva; 1% per birre  con alcool superiore a 5,5% vol., sidri, vini da rabarbaro, vini da frutta ed altre bevande fermentate a base di frutta (idromele); 1,5% vol. per bevande contenenti frutta o parte di piante in macerazione; 0,3% vol. per altre bevande con contenuto alcolico superiore a 1,2% vol. Nel caso di acquavite riportare dicitura “acquavite di ….” seguita dal nome della materia prima utilizzata, purché il titolo alcolometrico minimo sia superiore a 36% vol;
  2. dichiarazione nutrizionale (obbligatoria dal 13/12/2016) riguarda i valori energetici e quantità di grassi, proteine, carboidrati, zuccheri, sale, acidi grassi saturi, fibre contenuti nel prodotto. È facoltativo riportare acidi grassi monoinsaturi, acidi grassi polinsaturi, polioli, amido, fibre, sali minerali e vitamine. Non necessaria per alimenti in Allegato V di Reg. 1169/11 pubblicato su GUCE 304/11, compresi alimenti, anche confezionati in modo artigianale, forniti direttamente da “fabbricante di piccole quantità” (comprese imprese artigiane ed agricole) a consumatore finale o a strutture locali di vendita al dettaglio che riforniscono direttamente il consumatore finale (compresa vendita diretta a livello provinciale da parte di spacci aziendali). Non rientrano tra questi i prodotti preimballati venduti ad imprese esercitanti vendita ad ingrosso, o ad attività di intermediazione commerciale. Deroga alla dichiarazione nutrizionale per prodotti alimentari (compresi ortofrutticoli III gamma, cioè surgelati, e di IV gamma, cioè frutta e verdura fresca, lavata e confezionata pronta al consumo; nonché prodotti ittici congelati ma esclusi oli vegetali), non sottoposti a trattamento, salvo processo di maturazione  (compreso trattamento termico, affumicatura, stagionatura, essicazione, marinatura, estrazione, estruzione), ma esclusa salagione (in quanto sale  incorporato con prodotto finale diviene ingrediente) senza aggiunta di altri ingredienti oltre quello primario di costituzione. Valore energetico (calcolato mediante i coefficienti di conversione riportati in Allegato XIV a Reg 1169/11 pubblicato su G.U.CE 304/11), è riferito ad alimento “così com’è venduto” ed è espresso in kilocalorie (kcal) per l’energia ed in grammi (g) o millilitri (ml) per la massa (eventuali dichiarazioni relative a vitamine e sali minerali espresse quali “percentuali di assunzioni di riferimento di un adulto medio” pari a 8.400 kg./2000 kcal). Valori dichiarati sono medi, stabiliti sulla base di: analisi dell’alimento effettuata dal fabbricante; calcolo effettuato in base ad ingredienti utilizzati o “dati generalmente stabiliti o accettati”. Elementi nutritivi od energetici espressi accanto a dichiarazione nutrizionale soltanto per porzioni od unità di consumo/giorno (energia non oltre 8400 kj/2000 kcal; grassi totali non oltre 70 g.; acidi grassi saturi non oltre 20 g.; carboidrati non oltre 260 g.; zuccheri non oltre 90 g.; proteine non oltre 50 g.; sale non oltre 6 g.). Se valore energetico o quantità di sostanza nutritiva nel prodotto è trascurabile, informazioni sostituite con dicitura “contiene quantità trascurabili di …”. Possibile, oltre alle espressioni di cui sopra, usare per valore energetico e quantità di sostanze nutritive altre espressioni e/o forme/simboli grafici, purché:
  • basati su ricerche accurate e scientificamente fondate condotte e non inducano in errore il consumatore;
  • loro sviluppo deriva da consultazione di ampia gamma di gruppi di soggetti interessati;
  • volti a facilitare comprensione del consumatore circa importanza di alimento a fini di apporto energetico e nutritivo di dieta;
  • sostenuti da elementi scientificamente fondati che dimostrano comprensione del consumatore di tali forme di espressione o presentazione;
  • basate su valori scientifici generalmente accettati riguardanti assunzione di elementi energetici e nutritivi;
  • sono obiettivi e non discriminatori e loro applicazione non crea ostacoli a libera circolazione delle merci.

Stati membri possono chiedere ulteriori indicazioni obbligatorie per categorie specifiche di alimenti, al fine di: proteggere la salute pubblica (in particolare del consumatore); prevenire le frodi; tutelare i diritti di proprietà industriale e commerciale (anche tramite indicazioni di provenienza e di denominazione di origine controllata “ove esiste un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e sua origine”); reprimere la concorrenza sleale. In tal caso lo Stato membro notifica preventivamente alla Commissione UE e agli altri Stati membri le disposizioni prese, “precisando i mortivi che le giustificano”, e adottandole non prima di 3 mesi dalla notifica purchè la Commissione non abbia espresso parere negativo (in tal caso Commissione verifica se le disposizioni, opportunamente modificate, possono essere applicate).

Tipi o categorie specifiche di alimenti a cui si applicano le indicazioni obbligatorie complementari sono:

  • alimenti la cui conservazione prolungata avviene mediante gas di imballaggio: riportare la dicitura “confezionato in atmosfera protetta”;
  • alimenti contenenti 1 o più edulcoranti o zuccheri aggiunti autorizzati: riportare denominazione dell’alimento con dicitura “con edulcoranti” o “con zuccheri ed edulcoranti”;
  • alimenti contenenti aspartame/sali autorizzati: riportare dicitura “contiene aspartame (una fonte di fenilalanina)”;
  • alimenti contenenti oltre 10% di polioli aggiunti autorizzati: riportare dicitura “un consumo eccessivo può avere effetti lassativi”;
  • dolcificanti bevande contenenti acido glicirrizico per aggiunta di sale di ammonio e/o liquirizia: riportare dicitura “contiene liquirizia” (se in concentrazione superiore a 100 mg/kg. o 10 mg/litro) o “contiene liquirizia – evitare il consumo eccessivo in caso di ipertensione (Se in concentrazione superiore a 4 g/kg.);
  • bevande contenenti caffeina in misura superiore a 150 mg/l anche se si presentano in forma concentrata o essiccata, o alimenti diversi da bevande a cui caffeina aggiunta a fini fisiologici, salvo quella a base di caffè, tè o loro estratto: riportare dicitura “elevato tenore di caffeina. Non raccomandato per bambini e durante la gravidanza e l’allattamento” seguita da tenore di caffeina espresso in mq./100 ml Nel caso di integratori alimentari, tenore di caffeina espresso per porzione di cui raccomandato consumo giornaliero;
  • alimenti od ingredienti con aggiunta di fitosteroli, fitostanoli o esteri di fitostanolo: riportare dicitura “addizionato di steroli vegetali” o “addizionato di stenoli vegetali” seguito da tenore di tali sostanze aggiunte, da indicazione che alimento destinato solo a persone che intendono ridurre livello di colesterolo nel sangue o che persone con trattamento ipocolesterolo “consumare prodotto sotto controllo medico”, prodotto non adeguato dal punto di vista nutrizionale per donne in gravidanza o donne che allattano o bambini sotto 5 anni, sua assunzione prevista in quadro di dieta varia con consumo di frutta e verdura, consumato non oltre 3 g/giorno di steroli/stanoli vegetali;
  • carne, preparazioni a base di carne e prodotti non trasformati a base di pesce congelati: riportare data di congelamento.

Per tutti gli alimenti le informazioni obbligatorie (compreso il lotto/partita) debbono essere rese facilmente accessibili all’utente (riportate pertanto in un punto “facilmente visibile”), che (nel caso di alimenti preimballati su imballaggio od etichetta) chiaramente leggibili, nella lingua praticata dal consumatore dello Stato  di vendita dell’alimento, non coperte da altre indicazioni scritte o grafiche e con caratteri indelebili aventi altezza minima riportata in Allegato IV al Reg. 1169/11 pubblicato su G.U.CE 304/11.

Informazioni volontarie su alimenti da riportare in etichetta/ confezione possono riguardare:

  • presenza eventuale (non intenzionale) di sostanze o prodotti che determinano allergie od intolleranze;
  • idoneità di alimento per vegetariani o vegani;
  • dosi di assunzione dell’alimento per gruppi specifici di popolazione (nel rispetto di quelle indicate in Allegato XIII a Reg. 1169/11 pubblicato su G.U.CE 304/11 o definite dallo Stato membro)
  • informazione sull’assenza  di glutine nell’alimento, dove per glutine è da intendersi la frazione proteica del frumento, segale, orzo, avena o loro varietà incrociate/derivate insolubile in acqua e in soluzione di cloruro di sodio 0,5 m a cui alcune persone sono intolleranti. Dicitura utilizzabile se il contenuto di glutine nel prodotto risulta inferiore a 20 mg/kg. Nel caso di impiego di avena questa deve essere preparata in modo da evitare qualunque contaminazione con altri cereali, fermo restando il contenuto di glutine inferiore a 20 mg/kg. Le suddette informazioni possono essere integrate dalle seguenti diciture “adatto alle persone intolleranti al glutine”, o “adatto ai celiaci”, o “specificatamente formulato per persone intolleranti al glutine”, o “specificatamente formulato per celiaci”, qualora il prodotto risulti espressamente preparato al fine di ridurre il tenore di glutine presente in 1 o più dei suoi ingredienti, o di sostituire gli ingredienti con glutine con altri senza glutine. Vietato riportare tali diciture nei prodotti per lattanti o di proseguimento
  • tipologia di lavorazione. Denominazione “produzione artigianale” o “lavorato a mano” è ammessa se tutte le fasi del processo (o quanto meno una parte preponderante di queste) sono eseguite con tali metodologie
  • prezzo di vendita (comprensivo di IVA e di altre imposte) per unità di misura (per kg., metro, litro, ecc.). In caso di prodotti preconfezionati (anche congelati o surgelati) immersi in un liquido di governo, il prezzo si riferisce al peso netto del prodotto sgocciolato. È ammesso indicare il prezzo per multipli o sottomultipli dell’unità di misura impiegata, salvo caso di: prodotti commercializzati sfusi; prodotti (anche non alimentari) venduti a pezzo o a collo; prodotti di diversa natura contenuti nella stessa confezione; prodotti venduti in distributori automatici; prodotti destinati ad essere mescolati per la preparazione di alimenti contenuti in un unico imballaggio; prodotti preconfezionati esentati dall’obbligo di indicare la quantità netta; alimenti preparati o da preparare costituiti da 2 o più elementi separati, contenuti nello stesso imballaggio; prodotti di fantasia; gelati monodose. Prezzo per unità di misura non necessario se identico a quello di vendita o in caso di: prodotti forniti insieme alla prestazione di un servizio (v. somministrazione di bevande ed alimenti); prodotti offerti nelle vendite all’asta; oggetti di arte ed antiquariato. Per merce venduta sfusa occorre indicare solo il prezzo per unità di misura.

Disposizioni non vengono applicate per integratori alimentari; acque minerali naturali; prodotti non trasformati contenenti 1 solo ingrediente prodotti trasformati sottoposti solo a maturazione e contenenti 1 solo ingrediente; piante aromatiche e spezie e loro miscele; Sali; edulcoranti da tavola; estratti di caffè e di cicoria; infusione di erbe e frutta; tè ed estratto di tè; aceti in fermentazione; aromi; additivi alimentari; coadiuvanti alimentari; enzimi alimentari; gelatina; composti della gelificazione per marmellate; lieviti; gomme da masticare; alimenti in imballaggi di dimensione inferiore a 25 cmq.; alimenti confezionati forniti direttamente dal produttore in piccole quantità al consumatore finale o a strutture di vendita al dettaglio. Commissione, tenendo conto degli sviluppi scientifici, può modificare tale elenco e le relative indicazioni.

Indicazioni volontarie riportate in etichetta, o meglio imballaggi, od utilizzate per pubblicità dei prodotti alimentari debbono fare in modo che:

  1. non inducano in errore il consumatore sulle caratteristiche dell’alimento (natura, identità, proprietà, composizione, quantità, durata di conservazione, Paese di origine, luogo di provenienza, metodo di fabbricazione);
  2. non attribuiscano al prodotto alimentare “effetti e proprietà che non possiede”;
  3. non suggeriscano che alimento possiede caratteristiche particolari quando tutti i prodotti analoghi le possiedono (in particolare evidenziando presenza o assenza di determinati ingredienti e/o sostanze nutritive);
  4. non suggeriscono, tramite il so aspetto, descrizione, illustrazione, la presenza di un determinato ingrediente, mentre questo di fatto è naturalmente presente nell’alimento o sostituto con un altro;
  5. non attribuiscano al prodotto proprietà atte a prevenire o curare determinate malattie umane od accennare a tali proprietà, salvo per prodotti destinati ad una alimentazione particolare;
  6. informazioni siano riportate in modo leggibile e facilmente comprensibile per consumatore;
  7. siano eventualmente basate su dati scientifici.

Stati membri si impegnano a controllare le indicazioni volontarie ammesse, obbligando le imprese, che intendono riportarle in etichetta, a comunicarle preventivamente, insieme a pertinenti giustificazioni. Commissione facilita lo scambio di informazioni al riguardo tra gli Stati membri e presenta, avvalendosi delle informazioni trasmesse dagli Stati membri una relazione al Parlamento Europeo sull’uso delle espressioni supplementari, il loro effetto sul mercato interno, l’eventuale necessità di una loro armonizzazione.

D.Lgs. 231/17 ad art. 19 stabilisce che i prodotti alimentari offerti in vendita al consumatore finale o alla collettività senza imballaggio, o imballati nei luoghi di vendita su richiesta del consumatore, o reimballati ai fini della vendita diretta (da tener presente che fascette o legature, anche se piombate, non sono considerati imballaggi) o non costituenti un’unità di vendita in quanto poi commercializzati a seguito di un loro frazionamento (anche se posti in vendita in confezioni od involucro protettivo) devono essere sempre muniti di un cartello apposto sul recipiente/contenitore, o di altro sistema informativo (anche digitale) facilmente accessibile e riconoscibile al consumatore, presente  nei punti di esposizione (sono esclusi gli alimenti non preimballati forniti dalla collettività e le prescrizioni di vendita riportate nei disciplinari produzione dei prodotti DOP e IGP).

Sul cartello occorre riportare almeno le seguenti indicazioni (nel caso di fornitura diretta alla collettività le indicazioni sono riportate nel documento commerciale): denominazione di vendita dell’alimento; elenco degli ingredienti; modalità di conservazione nel caso di alimenti facilmente disponibili; data di scadenza per paste fresche e paste ripiene; titolo alcolometrico volumico effettivo per bevande aventi un contenuto alcolico superiore a 1,2 % vol; percentuale di glassatura (considerata tara) per prodotti congelati glassati; dicitura “decongelato”. Per i prodotti della gelateria, pasticceria, panetteria, pasta fresca, gastronomia (comprese la preparazioni alimentari), l’elenco degli ingredienti è riportato su un unico cartello esposto in modo ben visibile, o a livello di singoli prodotti, su un apposito registro (anche digitale) a disposizione dell’acquirente da tenere bene in vista, “in prossimità dei banchi di esposizione dei prodotti stessi”. Per le bevande vendute mediante spillatura, il cartello va applicato direttamente sull’impianto, o collocato a fianco di questo. In caso di acqua non preconfezionata idonea per il consumo umano somministrata dalla collettività od in altri esercizi pubblici occorre riportare, la dicitura “acqua potabile trattata” (se trattata), o “acqua potabile trattata e gassata” (se addizionata con anidride carbonica).

I prodotti dolciari e da forno preconfezionati, ma venduti a pezzo o alla rinfusa, in quanto destinati al consumo immediato dopo l’acquisto, devono riportare le indicazioni di cui sopra solo sul cartello/contenitore, purché facilmente visibili e leggibili dall’acquirente.

Sui prodotti, nelle fasi precedenti alla vendita al consumatore ed alla collettività devono essere riportate: le menzioni relative alla denominazione dell’alimento nome o ragione sociale o marchio depositato o l’indirizzo dell’operatore; l’elenco degli ingredienti o dei coadiuvanti tecnologici impiegati (con le stesse modalità e deroghe per i prodotti preimballati); lotto di appartenenza (indicazioni riportate solo sul documento commerciale, anche di tipo telematico, se è garantito che questo accompagna l’alimento o se inviato, prima o contemporaneamente, alla sua consegna). In caso di alimenti non preimballati o non considerati come unità di vendita in quanto serviti dalla collettività è obbligatorio fornire, prima che l’alimento venga servito al consumatore finale, l’indicazione circa le sue sostanze/prodotti componenti.

Indicazioni sempre riportate in lingua italiana, “chiaramente visibili e leggibili” sul menù, o sul registro, o su apposito cartello, o su altro sistema equivalente (anche digitale) facilmente reperibile dall’Autorità competente e dal consumatore. In alterativa, chiedere al personale addetto alla vendita le necessarie informazioni in merito alla possibile presenza negli alimenti di sostanze che possono provocare allergie intolleranze.

Nel caso di vendita a distanza, di alimenti preimballati o meno, le informazioni obbligatorie debbono essere rese disponibili al cliente prima della conclusione dell’acquisto (appaiono sul supporto di vendita a distanza, o  mediante altro idoneo mezzo di comunicazione senza costi aggiuntivi per il consumatore) o al momento della consegna.

Evietato vendere allo stato sfuso i formaggi freschi a pasta filata, salvo il caso di vendita diretta al caseificio.

D.Lgs. 231/17 ad art. 18 prescrive, nel caso di vendita di alimenti non preimballati tramite distributori automatici o “locali commerciali automatici”, di riportare su questi per ogni prodotto in lingua italiana e in luogo facilmente visibile e leggibile: denominazione dell’alimento; elenco degli ingredienti; nome o ragione sociale o marchio depositato e sede dell’impresa responsabile della gestione dell’impianto; eventuali avvertenze se prodotti/sostanze impiegate possono provocare allergie o intolleranze.

D.Lgs. 230/17 ad art. 20 prescrive che per prodotti alimentari non destinati al consumatore (compresi semilavorati) ma all’industria, o ad artigiani utilizzatori, o a commercianti intermedi per i loro usi professionali o per essere sottoposti ad altre lavorazioni, occorre riportare su imballaggio, o recipiente, o confezione, o etichetta, o documenti commerciali (anche in modalità telematica) nome o ragione sociale o marchio depositato di impresa; indirizzo di operatore; lotto di appartenenza.

D.gs. 231/17 ad art. 25 stabilisce che le disposizioni su marchi, etichettatura di vendita di prodotti non preimballati non si applicano ai “prodotti alimentari legalmente fabbricati o commercializzati in altro Stato membro, o in Turchia, o in uno Stato aderente ad Associazione Europea di libero scambio (EFSA) in  quanto vige la clausola del mutuo riconoscimento.

Stati membri pertanto non possono adottare o mantenere disposizioni nazionali specifiche in materia, salvo che UE non li autorizzi, e comunque senza che questo possa creare ostacoli alla libera circolazione degli alimenti conformi alle norme comunitarie provenienti dagli altri Stati membri.

ASL esegue controlli in fase di distribuzione e commercio, accertando la regolarità della presentazione di prodotti alimentari e bevande. Se le irregolarità rilevate solo di tipo formali, ASL può decidere di non procedere al prelievo di campioni.

ICQRF è delegato ad applicare sanzioni in materia di etichettatura irregolare, con possibilità da parte dell’inadempiente di presentare ricorso al Pretore, nel cui territorio è stata commessa l’infrazione. Il pagamento della sanzione avviene presso la Tesoreria dello Stato territorialmente competente.

Ogni decisione della Commissione Europea inerente alle informazioni sugli alimenti, che può avere un impatto sulla salute pubblica, viene adottata previa consultazione dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare. La Commissione, tenendo conto degli sviluppi scientifici, della salute dei consumatori e della esigenza di fornire loro maggiori informazioni, può modificare gli Allegati al Reg. CE 1169/11.

Sanzioni:

In caso di violazione alle disposizioni relative all’indicazione obbligatoria dell’origine e provenienza dei prodotti alimentari: multa da 2.000 a 16.000 €. Se gli errori od omissioni rivestono carattere formale: multa da 500 a 4.000 €.

Entità aiuto:

D.Lgs. 231/17, come modificata dalla Legge 145/18 ad art. 1 comma 670, stabilisce che i proventi delle sanzioni pagate per le irregolarità riscontrate in materia di etichettatura siano versati presso le Tesorerie dello Stato territorialmente competenti ed inseriti in un apposito capitolo delle entrate del bilancio dello Stato per essere riassegnati al MIPAAF ed impiegati per le spese di funzionamento di ICQRF (non oltre il 15% destinati alla contrattazione integrativa del personale dirigenziale o meno).

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