EFFLUENTI, REFLUI, DIGESTATO

EFFLUENTI, REFLUI, DIGESTATO (Legge 134/12, 145/18; D.M. 25/2/16; DGR 18/07/16; DDS 31/01/17, 19/12/19)  (rifiut27)

Soggetti interessati:

Ministero Politiche Agricole, Agroalimentari e Forestali (MIPAAF), Ministero Ambiente, Territorio e Tutela Mare (MATTM), Servizio Regionale Politiche Agricole (Servizio), Agenzia Regionale Protezione Ambientale (per Marche è ARPAM), ASSAM, Comuni, agricoltori, allevatori, gestori di impianti, trasportatori, chiunque produce ed intende utilizzare  in Zone Vulnerabili da Nitrati ZVN (cioè aree individuate da Piano di tutela delle acque per specifica tutela, rispetto e pertinenza, nonché zone di rispetto di captazioni e derivazioni di acque destinate a consumo umano per 200 m. di raggio da punto di captazione/derivazione) o fuori da ZVN a livello agronomico i seguenti materiali, anche miscelati tra loro:

  • letami, cioè effluenti di allevamento palabili e/o residui alimentari e/o perdite di abbeverata e/o acque di veicolazione delle deiezioni e/o materiali ligneo cellulosici utilizzati come lettiera, anche sotto forma di prodotto trasformato, compresi reflui provenienti  da impianti di acquicoltura. Sono assimilabili a letami: lettiere esauste di allevamenti avicunicoli, o loro deiezioni rese palabili da processi di disidratazione; frazioni palabili risultanti da trattamento di effluenti di allevamento da soli o in miscela con biomasse di origine agricola/agroindustriale; letami liquidi sottoposti a trattamento di disidratazione e compostaggio; stallatico (intesi come escrementi e/o urina di animali di allevamento diversi da pesci di allevamento con o senza lettiera)
  • liquami, cioè effluenti di allevamento non palabili provenienti da allevamento in cui compresi liquidi di sgombro di materiali palabili in fase di stoccaggio, liquidi di sgrondo di accumuli di letame, deiezioni di avicoli e cunicoli non miscelate a lettiera, frazioni non palabili derivanti da trattamento di effluenti di allevamento (da solo o in miscela con biomassa di origine agricola), liquido di sgrondo di foraggi insilati, acque di lavaggio di strutture, attrezzature ed impianti zootecnici se miscelate a liquami;
  • digestato, cioè materiale, compresa frazione liquida, derivante da digestione anaerobica di effluenti di allevamento, biomasse da sole o in miscela tra loro. Digestato considerato sottoprodotto e non rifiuto se:

1)       prodotto da impianti aziendali o interaziendali di digestione anaerobica autorizzati alimentati con seguenti materiali:

Ø       paglia, sfalci, potature, altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso;

Ø       materiale agricolo derivante da colture agrarie (Per impianti realizzati dopo 18/4/2016 tale materiale non oltre 30%);

Ø       effluenti di allevamento, intesi come deiezioni di bestiame o miscela di lettiera e deiezioni del bestiame, anche sotto forma di prodotto trasformato, compresi reflui provenienti da impianti di acqua dolce;

Ø       acque reflue, intese come acque provenienti da imprese dedite solo a coltivazione di terreno o selvicoltura, o allevamento di bestiame o esercitanti anche attività di trasformazione produzione agricola, non contenenti sostanze pericolose;

Ø       residui di attività agroalimentari, intesi quali residui derivanti da processi di trasformazione di prodotti agricoli da parte di imprese agricole o agroindustriali, che non rilasciano sostanze chimiche;

Ø       acque di vegetazione da frantoi oleari;

Ø       sottoprodotti di origine animale;

Ø       materiale agricolo e forestale non destinato a consumo alimentare o animale, ma non pericoloso per utilizzo agronomico o per produzione di energia

destinato a fini agronomici da parte di produttore o di soggetti terzi utilizzatori con cui stipulato documento di cessione (in cui evidenziare: oggetto di fornitura; durata del rapporto; modalità di consegna). Digestato industriale prodotto con materiali diversi dai precedenti non utilizzabile a livello agronomico;

2)       utilizzato direttamente e senza alcun trattamento, salvo seguenti operazioni, comprese quelle atte a “migliorarne efficienza e caratteristiche nutritive ed ammendanti”:

Ø       disidratazione, cioè trattamento che riduce contenuto di acqua nei materiali densi ottenuti da separazione solido-liquido effettato con mezzi meccanici (Centrifugazione, filtrazione);

Ø       sedimentazione, cioè separazione di frazioni solide del digestato per gravità;

Ø       chiarificazione, cioè trattamento di separazione del contenuto delle frazioni solide del digestato mediante separazione solido–liquido effettuato con centrifugazione, filtrazione;

Ø       centrifugazione, cioè trattamento di separazione solido-liquido mediante forza centrifuga;

Ø       essiccatura, cioè trattamento di eliminazione del contenuto di umidità dalle frazioni solide di digestato ottenuto tramite impiego di energia termica con evaporazione contenuto idrico;

Ø       separazione solido-liquido, cioè separazione delle frazioni solide dal mezzo liquido del digestato;

Ø       strippaggio, cioè processo di rimozione di azoto;

Ø       nitrificazione e denitrificazione, cioè trattamento biologico per rimozione di azoto che avviene in 2 fasi da attuarsi in vaschette separate o tempi diversi;

Ø       fitodepurazione, cioè sistema biologico di trattamento, costituito da vasche riempite di substrato permeabile su cui insediate piante palustri, con cui si procede ad asportazione di azoto;

Ø       ogni ulteriore trattamento autorizzato da Autorità competente che consente valorizzazione agronomica del digestato e/o sua migliore compatibilità ambientale

3)       soddisfa requisiti riportati in Allegato IX pubblicato su G.U. 90/16, nonché norme igienico sanitarie e di tutela ambientale

  • acque reflue, cioè non contenenti sostanze pericolose, provenienti da:

Ø      aziende agricole dedite esclusivamente a coltivazione di terreno o selvicoltura;

Ø      imprese dedite all’allevamento del bestiame;

Ø      imprese che esercitano l’attività di trasformazione o valorizzazione della produzione agricola, intesa come attività complementare e funzionale del ciclo produttivo aziendale, la cui materia prima lavorata proviene in misura prevalente dalla coltivazione dei propri terreni;

Ø      piccole aziende agroalimentari;

Ø      frantoi oleari (acque di vegetazione)

  • fanghi di depurazione utilizzabili in agricoltura, secondo quanto previsto dalla Legge 130/18 art. 41, purchè contenenti sostanze nei limiti di Allegato IB di D.Lgs 99/92, salvo: idrocarburi (C10-C40) presenti a livello inferiore a 1000 mq/kg (limite  si intende rispettato se la ricerca dei marker di cancerogenicità fornisce valori inferiori a quelli fissati in Allegato VI di Reg. 1272/08); idrocarburi  policiclici  aromatici presenti a livello inferiore a 6 mg/kg di sostanza secca (SS); policlorodi-benzodiossine, policlorodibenzofurani e policlorobifenili (PCB) presenti a livello inferiore a 25 mg/kg di SS (per tale parametro è richiesto almeno 1 controllo/anno); PCB presenti a livello inferiore a 0,8 mg/kg di SS, Toluene  presente a livello inferiore a 100 mq/kg di SS; Selenio presente a livello inferiore a 10 mg/kg di SS; Berillio presente a livello inferiore a 2 mg/kg di SS; Arsenico presente a livello inferiore a 20 mg/kg di SS; Cromo totale presente a livello inferiore a 200 mg/kg di SS; Cromo esavalente presente a livello inferiore a 2 mg/kg di SS     

Iter procedurale:

Legge 134/12 ad art. 52 ha definito sottoprodotto il digestato ottenuto in impianti aziendali od interaziendali dalla digestione anaerobica, eventualmente  associata ad altri trattamenti di tipo fisico o meccanico degli effluenti di allevamento, o dei residui  di origine vegetale, o della trasformazione/valorizzazione delle produzioni vegetali effettuate da agroindustria,  conferiti come sottoprodotti, anche se miscelati tra loro e utilizzati a fini agronomici.

MIPAAF con D.M. 25/02/2016 ha disciplinato i criteri per l’utilizzo agronomico di effluenti di allevamento, liquami, acque di vegetazione residuali di lavorazione olive, acque reflue, digestato, al fine di “consentire a sostanze nutritive ed ammendanti in queste contenute di svolgere un ruolo utile al suolo agricolo, realizzando un effetto concimante, ammendante, irriguo, fertirriguo o correttivo sul terreno, in conformità ai fabbisogni quantitativi e temporali di coltura”

Giunta Regionale con D.G.R. 1282 del 22/10/2019 ha approvato il programma di azione preliminare “Zona Vulnerabili da Nitrati” (ZVN) di origine agricola da inviare a MATTM, MIPAAF, Commissione UE, che prevede ad:

Art. 1 Finalità e principi generali. Programma mira a:

a)utilizzo agronomico di ZVN di effluenti di allevamento, acque reflue di origine agricola, digestato (materiali) ed in particolare di:

  • liquami di sgrondo (materiali palabili in fase di stoccaggio), o sgrondo da accumuli di letame in fase di compostaggio o da foraggi insilati, o deiezioni avicunicole non miscelate in lettiere, o effluenti trattati (frazioni di effluenti di allevamento non palabili derivati da trattamento di cui al D.M. 25/2/2016), o acque di lavaggio di strutture, attrezzature, impianti zootecnici non contenenti sostanze pericolose miscelate ai liquami, o residui di alimenti zootecnici
  • digestato liquido o tal quale, o frazione chiarificata dei digestati
  • letame di allevamenti bovini che impiegano lettiera, o digestato palabile (frazione derivata dal digestato intero), o lettiera di pollina/conigli in condizioni esauste, o deiezioni avicunicole secche (anche non mescolate alla lettiera, rese palabili da trattamenti di disidratazione naturale o artificiale), o effluenti (quali letami, liquami e materiali a questi assimilabili) sottoposti a trattamento di disidratazione o compostaggio

Obiettivo è quello di consentire alle sostanze nutrienti in questi materiali contenute di realizzare “un effetto concimante, ammendante, irriguo, fertirriguo, correttivo sul terreno, in conformità ai fabbisogni quantitativi e temporali delle colture”. Nel caso di utilizzo di altre sostanze fertilizzanti, obiettivo è quello di ridurre impatto ambientale di nitrati nei processi produttivi agricoli

b) applicazione di “buone pratiche agricole” in ZVN

c)introduzione della “comunicazione nitrati”, a cui è assoggettato l’utilizzo agronomico dei materiali “anche in considerazione dei contenuti informativi definiti per Autorizzazione Unica Ambientale (AUA)”

Nella gestione di tali materiali occorre tenere presente: idoneità delle Unità di paesaggio Aziendale (UPA) in termini di aree di divieto, ZVN, morfologia delle superfici; periodi di distribuzione e stoccaggio dei materiali; modalità e capacità minima di stoccaggio ed altri trattamenti; qualità e quantità delle sostanze utilizzate; standard di fertilizzazione o fertirrigazione in rapporto alle colture praticate ed agli ambiti territoriali; modalità di trasporto; distribuzione omogenea eseguita con tecniche agronomiche sostenibili

Art. 2 Adempimenti di produttori ed utilizzatori

Istituzione del “sistema di gestione regionale”, volto ad organizzare utilizzo agronomico di effluenti zootecnici, acque reflue e digestato, a cui partecipano: conduttori di allevamenti o gestori di impianti in qualità di produttori; conduttori di attività agricole in qualità di utilizzatori; Comuni in qualità di presidi territoriali e centri di informazione ai cittadini; trasportatori; Regione in qualità di fornitore di supporto informatico, tecnico e di monitoraggio; ARPAM; MATTM e MIPAAF

Trasporto di materiali organici fuori da area di produzione sempre accompagnata da documento di trasporto (DDT), compilato in 3 copie e conservato per 5 anni, da esibire in sede di controllo. DDT non necessario se trasporto attuato con mezzo proprio verso sito di spargimento ubicato nella proprietà dell’azienda (sufficiente copia della comunicazione inviata). Nella fase di trasporto, vietata la miscelazione dei materiali con acque di vegetazione o reflui agroindustriali, facendo in modo di evitare/limitare emissioni di odori molesti.

Spargimento dei materiali attuato assicurando:

a)contenimento della formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso aree non interessate ad attività agricole, comprese abitazioni isolate e vie pubbliche con traffico veicolare;

b)effettiva incorporazione nel suolo dei liquami insieme allo spargimento o entro periodo successivo idoneo a ridurre perdite di ammoniaca per volatilizzazione, rischio di ruscellamento, lisciviazione, formazione di odori sgradevoli;

c)elevato utilizzo degli elementi nutritivi distribuiti;

d)uniformità di applicazione;

e)prevenzione della percolazione dei nutrienti nelle acque sotterranee

Scelte delle tecniche di distribuzione individuata in base a “fattori limitanti dei suoli caratteristici dei siti di spandimento”

Tecniche agronomiche ed attrezzature utilizzate sempre nel rispetto del Codice di Buona Pratica Agricola (CBPA) e riportate in PUA

Sono tenuti ad inviare la “comunicazione nitrati”, tramite SIAR:

–          aziende che producono e/o utilizzano azoto al campo da effluenti di allevamento compreso tra 1.000 e 3.000 kg./anno in ZVN

–          aziende che producono e/o utilizzano azoto al campo da digestato agrozootecnico o agroindustriale maggiore di 1.000 kg./anno in ZVN

–          piccole aziende agroalimentari

–          tutte le aziende che utilizzano le acque reflue a livello agronomico

Comunicazione deve essere rinnovata ogni 5 anni ed in caso di:

–          variazione dei soggetti coinvolti (produttori, conduttori, trasportatori)

–          variazione dei siti di spargimento

–          variazione della produzione di azoto al campo che eccede capacità massima di fertilizzazione relativa alle superfici agricole indicate nella precedente comunicazione

–          variazione del materiale in entrata in impianti di digestione anaerobica (non costituisce motivo di rinnovo, variazione del piano colturale con specie simili

Se utilizzo a fini agronomici dei materiali avviene da parte di azienda diversa dal produttore, questi invia, tramite SIAR, a Comuni interessati la propria “comunicazione nitrati” e si impegna a far presentare altre comunicazioni sottoscritte dal legale rappresentante delle aziende utilizzatrici

Contenuti della comunicazione ed eventuali deroghe dipendono dal tipo di materiale utilizzato nello spargimento agronomico

PUA, elaborato e sottoscritto da tecnico professionista competente in materia agroforestale, individua “corretto bilanciamento degli elementi fertilizzanti da apportare in funzione delle caratteristiche dei suoli e delle asportazioni prevedibili dalla coltivazione in ZVN”. PUA presentato da:

–          aziende che utilizzano azoto al campo da effluenti di allevamento superiore a 3.000 kg./anno in ZVN

–          aziende che utilizzano azoto al campo da digestato agrozootecnico o agroindustriale superiore a 3.000 kg./anno in ZVN

–          aziende che utilizzano azoto al campo a livello agronomico da acque reflue

PUA valido per 5 anni, fermo restando eventuali adeguamenti da apportare, tramite SIAR, in caso di significative variazioni intervenute (analoghe a quelle riportate per “comunicazione nitrati”), corredate da relativa documentazione (compreso parere ambientale di Regione).

Se siti di stoccaggio, o trattamento, o spargimento ricadono nel territorio di 2 o più Comuni, “comunicazione nitrati” e PUA inviata ad ogni Comune interessato

Comune che riceve documentazione può, entro 30 giorni, chiedere ulteriori informazioni, o disporre (”motivandolo”) il divieto di spargimento o la sospensione a tempo determinato dell’attività in caso di mancata comunicazione o di mancato rispetto delle norme tecniche e prescrizioni impartite. Se nessuna comunicazione pervenuta dal Comune entro termine fissato, attività di spargimento può essere realizzata così come proposta

Art. 3 Disposizioni generali in materia di utilizzo agronomico in ZVN di effluenti di allevamento, acque reflue, digestato attuato nel rispetto del presente Programma di azione

Art. 4 Divieti di utilizzo di effluenti di allevamento palabili, digestato solido, concimi azotati ed ammendanti organici in ZVN, nonché a:

–          5 m. di distanza da sponde di corsi di acqua superficiali “non significativi” (10 m. se “significativi”) da definire in base allo stato di qualità delle acque

–          25 m. di distanza da inizio di arenile per acque lacuali, marine, costiere, corpi idrici ricadenti in zone umide

In tali fasce di divieto (come del resto nelle fasce di tutela di fiumi, laghi, lagune naturali):

–          è obbligatoria una copertura vegetale permanente (anche spontanea);

–          è raccomandata la costituzione di siepi od altre superfici boschive;

–          è vietato l’utilizzo di letami e digestato solido

Uso di matrici organiche è vietato nelle aree di cava, salvo a fini di ripristino della copertura vegetale e successivo mantenimento di questa

Uso di concimi azotati e di ammendanti è vietato su terreni gelati, saturi di acqua, innevati, nelle 24 ore precedenti intervento di irrigazione a scorrimento per concimi non interrati

Sono esclusi da tali divieti i canali artificiali ad uso esclusivo di 1 o più aziende non connessi direttamente

Regione, in presenza di particolari condizioni geografiche locali, può individuare:

–          limiti di pendenza in cui è vietato utilizzo di: liquami ed assimilati; concimi azotati ed ammendanti organici; pratiche agronomiche atte a contrastare trasporto di nutrienti su suoli non coperti da vegetazione;

–          limiti di lavorabilità del suolo, tenuto conto di: sistemazioni idraulico agrarie vigenti; modalità di spargimento atte a contrastare il ruscellamento

Art. 5 Divieti di utilizzo di effluenti di allevamento, non palabili, digestato liquido, acque reflue a:

–          10 m. di distanza da sponde di corsi di acqua superficiali;

–          30 m. di distanza da inizio di arenile per acque lacuali, marine, costiere e di transizione, nonché da corpi idrici ricadenti in zone umide

In tali fasce:

–          è vietato l’utilizzo di liquami zootecnici, acque reflue, digestato liquido;

–          è obbligatorio garantire la copertura vegetale permanente (anche spontanea);

–          è raccomandata la costituzione di siepi od altre superfici boschive

In aree caratterizzate da situazioni di aridità tali da determinare perdita della copertura vegetale permanente, attivate altre misure in grado di contrastare trasporto di nutrienti verso i corsi d’acqua

Utilizzo di liquami è vietato in terreni con pendenza media superiore al 10%, elevata al 20% in presenza di sistemazioni idraulico agrarie e nel rispetto delle seguenti prescrizioni regionali volte ad evitare il ruscellamento ed erosione:

a)distribuzione di dosi di liquami frazionate in più applicazioni;

b)iniezione diretta nel suolo o spargimento superficiale a bassa pressione con interramento entro 12 ore su seminativi in prearatura;

c)iniezione diretta o spargimento a raso su colture prative;

d)spargimento a raso in bande o superficiale a bassa pressione in copertura su colture cerealicole o di 2° raccolto

In condizioni geomorfologiche e pedologiche sfavorevoli, il limite di pendenza nell’utilizzo dei liquami può essere elevato al 30% in presenza di sistemazioni idraulico agrarie, purché:

–          siano rispettate le condizioni di cui alle precedenti lettere a), b), c), d)

–          non superato apporto complessivo di azoto al terreno di 210 kg./ha./anno derivato da effluenti di allevamento, digestato (comunque non oltre 170 kg. di azoto), concimi azotati ed ammendanti organici

Esclusi da tali vincoli canali artificiali ad esclusivo uso di 1 o più aziende non connessi direttamente a corsi di acqua e canali arginati

Ulteriori divieti riguardano:

a)terreni con livello di falda idrica distante meno di 1,5 m. dal piano di campagna;

b)aree carsiche non soggette a coltivazione;

c)suoli con coltivazione orticola in atto i cui raccolti sono destinati ad essere consumati crudi dall’uomo;

d)colture foraggiere nelle 3 settimane precedenti sfalcio del foraggio o pascolamento;

e)in prossimità di strade e centri abitati (distanza fissata da norme locali), salvo che liquami distribuiti con tecniche atte a limitare emissioni di odori sgradevoli o subito interrati;

f)qualora liquami possono venire in contatto diretto con prodotti destinati al consumo umano;

g)orticoltura con colture in atto o colture da frutto, salvo che sistema di distribuzione non consenta di tutelare integralmente la parte aerea delle piante;

h)dopo impianto di coltura in aree adibite a parchi o giardini pubblici, campi da gioco, od usate per ricreazione o ad uso pubblico in genere

Obbligo di copertura vegetale di almeno 10 m. (salvo maggiore larghezza stabilita per ogni corpo idrico da Giunta Regionale) nella fascia di tutela di fiume, lago, laguna naturale

Art. 6 Stoccaggio, i cui contenitori debbono avere caratteristiche e dimensioni riportate in: Allegato 1 per gli effluenti di allevamento, Allegato 2 per le acque reflue; Allegato 3 per digestato palabile e non palabile e materie di ingresso al di gestore

Per deiezioni di avicunicoli essiccate con processo rapido e tenore di sostanza secca superiore al 65%, capacità di stoccaggio non inferiore al volume di materiale prodotto in 120 giorni. Per allevamenti di bovini da latte, bufalini, equini, ovicaprini ubicati in aziende dotate di terreni a pascolo o a prato di media/lunga durata o cereali autunno vernini (compresi medicai), contenitori debbono contenere un volume di reflui non inferiore a quello prodotto in allevamento stabulato in 120 giorni (150 giorni se aziende prive di tali colture).

Capacità di stoccaggio nelle ZVN deve tenere conto di: acque di lavaggio di strutture, impianti, attrezzature zootecniche (Escluse trattrici agricole), se tali acque destinate ad uso agronomico; volume di acque meteoriche da superfici scoperte convogliate nei contenitori

In caso di nuovi allevamenti od ampliamento di quelli esistenti non si debbono considerare, ai fini del calcolo dei volumi di stoccaggio, le fosse sottostanti ai pavimenti fessurati e grigliati.

Liquidi di sgrondo dei materiali palabili assimilabili ai materiali non palabili ai fini del periodo di stoccaggio

Art. 7 Accumulo temporaneo di letami e lettiere esauste di allevamento avicunicolo ammesso solo: a fini di utilizzo agronomico; in terreni dove questi utilizzati o in terreni contigui; se funzionale alle esigenze colturali in atto. Accumulo ammesso anche per ammendanti e correttivi derivati da materiali biologici nel rispetto delle disposizioni in materia sanitaria

Accumulo vietato a distanza inferiore a: 5 m. dalle scoline; 30 m. da sponde di corsi di acqua superficiali; 40 m. da sponde di laghi, inizio di arenile per acque marine e costiere, zone umide

Accumulo ammesso su suolo agricolo per un periodo inferiore a 3 mesi (in caso di letame dopo uno stoccaggio di almeno 90 giorni) e non ripetuto nello stesso luogo nel corso di una stessa annata agraria

Accumulo deve: essere di forma e dimensione tale da garantire buona aerazione della massa; non generare liquidi di sgrondo (effettuare drenaggio completo del percolato prima del trasferimento in campo); evitare infiltrazioni di acque meteoriche

Art. 8 Modalità di utilizzo agronomico e dosi di applicazione

Spargimento è vietato nel caso di:

–          letame bovino, ovicaprino, equino: nel periodo 15 Dicembre – 15 Gennaio se utilizzato su pascoli, prati permanenti ed avvicendati ed in preimpianti di colture orticole;

–          concimi azotati ed ammendanti organici (escluso ammendante compostato verde misto con tenore di azoto inferiore a 2,5% sul secco), letami (salvo letame bovino, ovicaprino, equino di cui sopra), materiali assimilabili al letame, liquami e materiali assimilati ed acque reflue: per un periodo di 90 giorni, di cui 62 giorni nel periodo 1 Dicembre – 31 Gennaio e restanti 28 giorni scelti tra il mese di Novembre e Febbraio (In questo ultimo periodo indicazioni su modalità di spargimento fornite da ASSAM tramite Notiziario Agrometereologico) se utilizzati su terreni con prati, medicai, colture autunno vernine, colture ortive, colture arboree con inerbimento permanente o con residui colturali ed in preparazione di terreni per semina primaverile anticipata

–          deiezioni di avicunicoli essiccate con processo rapido e tenore di sostanza secca superiore al 65%, o di materiali a queste assimilabili, o di acque reflue: 120 giorni (dal 1 Novembre a fine Febbraio) se utilizzabili su terreni destinati ad altre colture rispetto a quelle indicate sopra

–          pianura irrigua: per un periodo continuativo di almeno 45 giorni (dal 1 Dicembre al 15 Gennaio) se utilizzabili in presenza di colture ortofrutticole e vivaistiche

Servizio con DDS 223 del 19/12/19 ha deciso di:

–          sospendere il divieto di spandimento per un massimo di 10 giorni nel periodo Dicembre 2019 – Gennaio 2020, che verranno individuati da ASSAM, tenendo conto di condizioni agro-climatiche-pedologiche in modo da effettuare la fertilizzazione azotata nei terreni, garantendo efficienza agronomica ed evitando rischi di contaminare le acque

–          inviare Bollettino nitrati redatto da ASSAM al MIPAAF, MATTM, ARPAM, Servizio P.F. Tutela delle acque e difesa del suolo, al fine di consentire necessarie verifiche sulla corretta esecuzione delle pratiche agronomiche a tutela delle acque

Su terreni oggetto di spargimento usati con priorità effluenti di allevamento e digestati in quantità idonea al reale fabbisogno delle colture, mineralizzazione netta dei suoli, apporti degli organismi azoto fissatori, comunque in quantità mai superiore a 170 kg. di azoto/ha./anno (salvo deroghe concesse dalla Commissione UE), comprensiva delle deiezioni depositate dagli animali al pascolo e di eventuali fertilizzanti organici derivati da effluenti di allevamento ed acque reflue

Dosi di effluenti di allevamento ed eventuali concimi azotati ed ammendanti/correttivi organici distribuite vanno giustificate nel PUA

Per aziende ricadenti solo in parte in ZVN, quantitativi medi aziendali di cui sopra riferiti solo alla superficie in ZVN

Occorre in fase di distribuzione “contenere le dispersioni di nutrienti nelle acque superficiali e profonde”

In caso di utilizzo agronomico di effluenti di allevamento fuori dal periodo di durata del ciclo colturale occorre garantire la copertura dei suoli tramite colture intercalari o di copertura, o altre pratiche colturali atte a ridurre lisciviazione di nitrati (v. paglie, stocchi)

Regione Marche intende incentivare, tramite PAC e PSR, la espansione delle colture permanenti collegate a colture annuali ed il ricorso ad inerbimenti di interfilari nelle coltivazioni a ciclo pluriennale, e nel contempo verificare l’efficacia dell’applicazione di CBPA in ZVN provvedendo a:

–          introdurre eventuali nuove misure ed interventi nell’ambito del PSR;

–          individuare nelle ZVN aree di criticità ambientale dovuta ad elevata permeabilità del suolo, consistente percolazione in cui adottare misure integrative (v. ulteriore limitazione di apporto di azoto di qualsiasi origine)

Art. 9 Strategia di gestione integrata degli effluenti zootecnici

Regione, in corpi idrici caratterizzati da elevata vulnerabilità da nitrati o a rischio di eutrofizzazione, può rendere obbligatorie modalità di gestione di D.M. 25/6/2016 nei casi di produzione di azoto in eccesso rispetto ai fabbisogni dei terreni oggetto di spargimento e nel contempo prevedere finanziamenti per la costituzione di Consorzi o altre forme di aggregazione interaziendale tra soggetti interessati, nell’ambito di accordi di programma da stipulare per la adozione di tecniche volte ad un corretto equilibrio tra agricoltura ed ambiente

Regione tiene un elenco aggiornato degli impianti di depurazione delle acque reflue urbane e degli altri impianti di trattamento delle acque (Realizzazione di tali impianti attuata nell’ambito di Accordi Programma Quadro)

Art. 10 Controlli eseguiti dalla Regione in merito a:

–          concentrazione di nitrati nelle acque superficiali e profonde, nonché valutazione dello stato trofico delle acque claustrali, di transizione, marine costiere, altre acque superficiali individuate dalla Regione stessa. Controlli attuati da ARPAM tramite stazioni di campionamento rappresentative delle acque superficiali interne, acque sotterranee, acque costiere e di estuario

–          controlli cautelari riguardano lo stato delle acque, allevamenti, coltivazioni, condizioni pedoclimatiche e idrologiche. Controlli attuati su almeno il 10% delle“comunicazioni nitrati” presentate ed in loco su almeno il 4% delle aziende zootecniche ed agroalimentari per verificare conformità di utilizzo agronomico e rispetto degli adempimenti prescritti dal presente Regolamento (anche mediante analisi chimiche dei suoli per accertare la presenza di azoto e fosforo)

–          contaminazione dei suoli agricoli interessati allo spargimento di effluenti e digestato, tramite predisposizione da parte della Regione di un piano di monitoraggio volto ad accertare contaminazione di questi da nutrienti (azoto fosforo), metalli pesanti (rame, zinco), sali solvibili (sodio scambiabile). Regione, a seguito di tali verifiche, individua limiti di accettabilità della concentrazione di tali sostanze nel suolo “sulla base di specifiche condizioni locali”

–          altri controlli eseguiti dai soggetti istituzionali preposti alle funzioni di controllo del territorio, nonché da agenti di Polizia giudiziaria, mediante sopralluoghi su appezzamenti oggetto di PUA o di “comunicazione nitrati” riguardanti:

a)effettivo utilizzo di tutta la superficie a disposizione;

b)presenza delle colture indicate;

c)rispondenza dei mezzi e delle modalità di spargimento indicate;

d)impatto ambientale derivante da non corretta gestione/uso dei materiali (specie se contenente inquinanti chimici e/o microbiologici nocivi per ambiente)

Legale rappresentante di impianto/allevamento o sito di spargimento, nonché responsabile del contenitore di stoccaggio deve fornire tutte le informazioni richieste e consentire accesso ai siti ed alle strutture agli incaricati del controllo che, a conclusione di questo, redigono un verbale inviato al Sindaco competente ed alla Regione

–          dati di monitoraggio delle acque trasmessi al MATTM

Art. 11 Verifica di efficacia del Programma di Azione in ZVN comprendente:

–          monitoraggio a livello di bacino e sottobacino dello stato di concentrazione dei nitrati nelle acque superficiali e profonde e dello stato trofico delle acque dolci superficiali costiere e di estuario

–          combinazione di altri tipi di monitoraggio, come evoluzione di pratiche agricole, presenza di nitrati nei suoli coltivati, strato radicale, acque di ruscellamento e lisciviazione verso le falde, bilanci dei nutrienti

Metodologia da adottare al riguardo è quella DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatti, Risposte) che consente di valutare la dinamicità dei fattori determinanti (cioè che possono creare “condizioni per una corretta pressione sul sistema acque”) da misurare

Per verificare l’efficacia delle azioni adottate, Regione procede a:

–          verificare gli effetti dei Programmi di Azione mediante applicazione modelli di calcolo che tengano conto di: uso/gestione del suolo; livelli di fertilizzazione; caratteristiche fisiche (tipo di suolo, piovosità) e funzionali (comportamento ideologico, capacità depurativa da fertilizzanti, fertilità agronomica) dei suoli

–          elaborare risposte fornite dal modello di cui sopra, in modo da stimare percolazioni potenziali di nitrati nello strato vegetale e negli strati più profondi

–          calibrare il modello, al fine di un corretto uso delle informazioni da questo derivate, attraverso misurazioni di realtà aziendali “nell’ambito di unità territoriali rappresentative della realtà agricola regionale”

Art. 12 Attività del programma di verifica comprendente:

a)delineazione di “zone omogenee di riferimento” all’interno di ZVN in termini di: gestione delle terre; presenza di tipologie di suolo; conduzione di pratiche agricole e gestione di fondi;

b)costruzione di indicatori “Determinanti” (cause) tramite acquisizione di dati relativi a: destinazione d’uso delle terre; gestione delle superfici agricole (rotazioni, lavorazioni, fertilizzazioni); valutazioni di carichi di azoto; determinazione del bilancio dei nutrienti a livello di subzona. Obiettivo è quello di individuare esistenza di eccedenze di nutrienti e quindi livelli di pressione sui corpi recettori;

c)costruzione di indicatori di “Pressione” agrozootecnica, tramite valutazione del rischio di contaminazione delle acque da nitrati di origine agricola utilizzando il metodo IPNOA (Indici di pericolosità di nitrati di origine agricola);

d)rilevamento indicatori di qualità dei suoli (Stato) tramite realizzazione di un “sistema di misura” che registri evoluzione delle variabili chimiche, fisiche e biologiche in rapporto a “sistemi di gestione agricola” adottati dalle imprese agricole;

e)verifiche e calibrazione del modello IPNOA in “campi rappresentativi” del territorio locale marchigiano per: bacino idrografico; gestione agricola; stato di qualità delle risorse; caratteristiche ambientali;

f)collegamento con altre fonti utili al programma di monitoraggio, quali PAC (condizionalità, greening) e PSR (agricoltura biologica, difesa integrata);

g)fornitura di dati ed informazioni sulla base di format condivisi

Art. 13 Formazione ed informazione di agricoltori sul Programma di Azione e CBPA al fine di:

a)far conoscere ad aziende situate in ZVN le norme in materia di effluenti di allevamento, acque reflue ed altri fertilizzanti, tramite azione divulgativa

b)formare personale aziendale su tecniche di autocontrollo in modo da mantenerle conformi alle normative ambientali vigenti

c)predisporre un sistema permanente di consulenza ambientale rivolto alle aziende

d)promuovere penetrazione nelle aziende dei sistemi di gestione ambientale

Art. 14 Abrogazione della D.G.R. 1448 del 3/12/2007 e della D.G.R. 92 del 9/12/2014

Art. 15 Disposizioni finali riguardanti:

–          divieto di alimentare animali di allevamento con piante assunte tramite pascolo o somministrate dopo essere raccolte ai sensi di Art. 46 comma 1 del D.M. 25/2/2016            

–          garantito da parte di Regione (anche tramite ASSAM) un servizio tecnico di: misurazione della qualità dei suoli regionali (in particolare delle componenti chimiche e biologiche legate alla fertilizzazione); assistenza alle imprese per promuovere le buone pratiche di fertilizzazione differenziata per tipo di suolo, ambiente di coltivazione, sistemi di gestione aziendale

–          criteri per aggiornamento delle ZVN, definiti tenendo conto di carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola, che possono concorrere a determinare stato di contaminazione

–          applicazione da parte di Regione delle norme UE (prevalgono su quelle nazionali) in merito alla “comunicazione nitrati” per utilizzo agronomico di effluenti zootecnici, acque di vegetazione di frantoi oleari, acque reflue provenienti da aziende, pena blocco dei fondi PAC e PSR

–          soggetti che producono effluenti zootecnici, acque reflue, reflui oleari, digestati o intendono utilizzare tali materiali a livello agronomico debbono inviare “comunicazione nitrati” periodica ai Comuni interessati tramite SIAR

–          “comunicazione nitrati” valida anche per Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) e per Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)

Allegato 1 Utilizzo agronomico di effluenti di allevamento che prevede divieto di uso di:

–          letami nelle situazioni individuate in art. 8 commi 1 e 3 del D.M. 25/2/2016

–          liquami nelle situazioni individuate in art. 9 commi 2 e 3 del D.M. 25/2/2016

Ammesso uso di liquami su terreni con pendenze superiori a 10% ed inferiori a 30% in presenza di sistemazioni idraulico agrarie e di idonee tecniche di spargimento in modo da evitare ruscellamento ed erosione, secondo quanto riportato in art. 5 del Programma di Azione

Art. 2 Trattamento e stoccaggio che prevede:

–          in caso di nuovi allevamenti, o ampliamento di quelli esistenti o ristrutturazione delle aree oggetto del Programma di Azione, la raccolta delle acque meteoriche derivanti da superfici scoperte caratterizzate dalla presenza di animali va convogliata nei contenitori di stoccaggio

–          in caso di allevamento “tutto pieno – tutto vuoto”, il calcolo della consistenza media dei capi allevati è da intendere come media ponderata per periodi di vuoto sanitario di allevamento “oltre a considerare eventuale sfoltimento degli animali e loro mortalità”

–          stoccaggio dei letami effettuato anche in fosse su terra naturale, costituite da vasca interrata con pareti e platea impermeabile (pur priva di pozzetto per colaticcio)

–          calcolo della superficie della platea deve essere funzionale al tipo di materiale stoccato (parametri riportati in Tabella pubblicata su BUR 85/19)

–          liquidi di sgrondo di materiali palabili non separati stoccati alla base della platea, assorbiti ed integrati all’interno del cumulo. Tale sgrondo (colaticcio) va raccolto in apposito pozzetto per essere poi trasportato in campo per suo utilizzo agronomico. In caso di concimaia su terra naturale cumulo di letame mantenuto umido tramite risalita capillare delle sgrondo defluito alla base e da periodiche irrorazioni con liquami di stalla, con conseguente annullamento della gestione dello sgrondo, in quanto in parte incorporato nel letame maturo ed in parte evaporato nel processo di fermentazione

–          in caso di allevamenti con produzione di azoto al campo inferiore a 3.000 kg./anno parametri per calcolo del volume di stoccaggio raddoppiati

–          in caso di piccoli allevamenti (produzione di azoto al campo inferiore a 340 kg./anno) non applicate disposizioni del Programma di Azione, fermo restando:

a)rispetto della normativa vigente in materia di tutela della salute pubblica, sicurezza degli alimenti, igiene e benessere degli animali

b)disponibilità e gestione di una concimaia per effluenti palabili con platea impermeabile (ammessa anche su terra naturale ricca di argilla), in modo da evitare dispersione di liquidi

–          in caso di piccoli allevamenti di suini in strutture dotate di pavimento pieno, prive di lavaggio con acqua ad alta pressione e di pavimento fessurato, allontanamento delle deiezione va effettuato manualmente ogni giorno, con frazione liquida (colaticcio ed orina) raccolta in un pozzetto ubicato vicino a porcilaia (avente dimensione di 0,3 mc./capo per scrofe con suinetti fino a 30 kg. di peso vivo e 0,2 mc/capo per suini da ingrasso) da svuotare periodicamente per uso agronomico

–          lettiere prodotte da allevamenti bovini da carne e rimonta, bufalini da carne, ovini, caprini con stabulazione attuata in recinti individuali o collettivi, sono costituite dal materiale palabile ottenuto dal mescolamento delle deiezioni solide e liquide con paglia o altro materiale aggiunto periodicamente su pavimentazione piena. Lettiera da rimuovere periodicamente con mezzi meccanici e da accumulare in concimaia impermeabilizzata dotata di cordoli perimetrali o posta su terra naturale

–          in allevamenti ovini la lettiera permanente è “appoggiata in accumuli temporanei in testa ad appezzamenti di terreno agricolo per essere distribuita sul suolo a fini agronomici”

–          concimaia non necessaria in caso di stalle a stabulazione libera con lettiera permanente, dove maturazione dello stallatico avviene, per il periodo minimo previsto, direttamente nella zona di riposo della stalla

–          accumulo temporaneo di letame e lettiere esauste di allevamenti avicunicoli è ammesso solo a fini di uso agronomico e su terreni oggetto di spargimento o contigui, con quantità accumulate in funzione delle esigenze colturali

–          accumulo temporaneo attuato su terreni con elevata ritenzione idrica sempre circondato da solco di guardia, in modo da evitare scorrimento di liquidi di sgrondo ed acque meteoriche

Art. 3 Modalità di distribuzione e dosi di applicazione nel rispetto delle seguenti disposizioni:

–          calcolo delle quantità prodotte in relazione a specie allevate e presenza media annua di animali in stalla. In caso di allevamento semibrado conteggiato solo il periodo di permanenza di animali in stalla

–          utilizzo agronomico di effluenti di allevamento nel rispetto di Art. 6 del Programma di Azione in ZVN, comunque in quantità di azoto sufficiente al fabbisogno delle colture nelle diverse aree di coltivazione della Regione (considerare apporto di azoto proveniente dal terreno). Per definire gli apporti massimi di azoto alle colture fare riferimento a dati riportati in D.M. 25/2/2016 per determinate colture. Quantità di azoto al campo di effluenti zootecnici (miscelato anche con digestato agrozootecnico ed agroindustriale) in aree non ZVN mai superiore in media a 340 kg./ha./anno. Verifica rispetto di tali limiti in mancanza di PUA e di “comunicazione nitrati” è attuata tramite “quaderno di campagna” previsto dal regime di condizionalità

–          “comunicazione nitrati” inviata da aziende di cui ad Art. 2 del Programma di Azione, nonché da allevamenti con oltre 500 UBA, deve contenere informazioni relative a:

a)identificazione di azienda: nominativo del titolare e/o legale rappresentante, ubicazione e centri di attività di azienda;

b)produzione di azoto: consistenza media di allevamento; quantità e caratteristiche di effluenti utilizzati in campo;

c)stoccaggio: volume di effluenti da computare per stoccaggio; tipo di allevamenti e consumi idrici; tipo di stabulazione e sistema di rimozione delle deiezioni adottato; ubicazione, numero, capacità e caratteristiche dello stoccaggio, in relazione alla quantità e tipologia di effluente zootecnico, lavaggio di strutture, attrezzature ed impianti zootecnici; volume di effluenti assoggettati allo stoccaggio o ad altre forme di trattamento;

d)sito di spargimento individuato all’interno di SAU (Superficie Agricola Utilizzata) di utilizzatore tramite identificazione catastale e geografica ed attestazione del titolo d’uso;

e)attività di spargimento agronomico di effluenti zootecnici e identificazione di appezzamenti omogenei aziendali per: tipologia prevalente di suolo; pratiche agronomiche; condizioni morfologiche delle superfici coltivate; tipo di colture praticate in tali superfici; bilancio di azoto tra quello asportato dalla coltura e quello apportato con la fertilizzazione

–          PUA, firmato da legale rappresentante di azienda esecutrice dello spargimento, deve contenere seguenti informazioni:

a)tecnica agronomica di distribuzione per ogni unità terra aziendale (UTA) individuata, intesa come porzione di SAU uniforme per tipologia di suolo, livello di fertilità, rotazione delle colture, gestione agronomica;

b)quantità totale di azoto al campo da spandere (kg./ha./anno) che “rappresenta il valore di riferimento per frazionare effluente prodotto tra siti di spargimento individuati”

In caso di allevamento bovino occorre presentare un Piano di Utilizzazione Agronomico Specifico (PUAS), che deve evidenziare “proprietà ammendanti, a scarso impatto ambientale, presenti nel letame bovino maturo”, comunque sempre nel limite massimo di 170 kg./ha./anno di azoto al campo in ZVN

Allegato 2 Utilizzo agronomico di acque reflue

Art. 1 Disposizioni applicate ad aziende che producono acque reflue

Acque reflue soggette agli stessi divieti riportati per effluenti di allevamento

Art. 2 Trattamento e stoccaggio delle acque reflue attuato nel rispetto del D.M. 25/2/2016

Art. 3 Modalità di utilizzo agronomico e dosi di applicazione concernenti:

–          distribuzione sul terreno delle acque reflue attuata: in modo da prevenire rischi per ambiente e uomo; a seguito di valutazione dei nutrienti (azoto);

–          definizione analitica di tutti i parametri chimici, fisici e microbiologici contenuti nelle acque reflue da utilizzare, mediante metodi di campionamento standard a livello nazionale/internazionale (metodi da riportare nel rapporto di prova);

–          determinazione del contenuto di: azoto totale, nitrico, nitroso, ammoniacale; solidi volatili; fosforo totale; sostanza organica; coliformi totali (Esterechia coli, Enterococcaceae), Salmonella, Costridi (valori limite di tali sostanze sono pubblicati su BUR 85/19);

–          modalità di distribuzione delle acque reflue nel suolo conforme a quanto indicato in CBPA, tenendo conto di: volume di acque reflue utilizzabile come fertilizzante in funzione del contenuto di azoto presente in questo; quantità di azoto necessaria ai fabbisogni delle colture (Dosi massime di somministrazione di azoto in campo definite in Allegate X del D.M. 25/2/2016, comunque mai superiore a 170 kg./ha./anno in aree ZVN e 340 kg/ha./anno fuori da aree ZVN);                 periodi di somministrazione compatibili con le esigenze colturali; necessità di contenere formazione e diffusione (per deriva) di aerosol verso aree non agricole (comprese abitazioni, vie pubbliche interessate al traffico veicolare); uniformità di applicazione delle acque reflue in campo. in modo da evitare elevato uso di elementi nutritivi e percolazione di nutrienti nelle acque sotterranee; caratteristiche idrogeologiche, geomorfologiche, pedologiche del suolo; fase vegetativa          delle colture praticate. Volumi e tempi di esecuzione degli interventi individuati in base a: volumi massimi di adacquamento per tipo di suolo e sito di spargimento; piano di coltivazione adottato (comunque volume di adacquamento mai superiore ad 1/3 del fabbisogno irriguo delle colture);

–          contenuti della “comunicazione nitrati” analoghi a quelli riportati in Allegato 1, aggiornati ogni 5 anni (anche se questa inserita in AUA). Non necessaria per acque reflue di origine vitivinicola (con produzione inferiore a 1.000 mc/anno) utilizzate per fertilizzare terreni nella loro disponibilità in quantità massima di 100 mc./ha.

–          contenuti del PUA analoghi a quelli riportati in Allegato 1

Allegato 3 Utilizzo agronomico del digestato

Art. 1 Utilizzo agronomico del digestato agrozootecnico ed agroindustriale, solido e liquido, prodotto da impianti aziendali od interaziendali alimentati solo con materiali e sostanze (da soli o miscelati tra loro) indicati in D.M. 25/2/2016, eseguito secondo quanto previsto dagli Art. 8 e 9 del D.M. 25/2/2016 e nel rispetto dei limiti fisici, chimici, microbiologici riportati in Allegato IX del D.M. 25/2/2016

Nel caso di digestato solido, lo spargimento eseguito nel rispetto di: pratiche agronomiche contenute nel CBPA, atte a contrastare il ruscellamento con relativo trasporto dei nutrienti (soprattutto in suoli non coperti da vegetazione); “limiti di lavorabilità del suolo anche a seguito di adeguate sistemazioni idraulico agrarie”

Nel caso di digestato liquido, lo spargimento è vietato:

–          su terreni con pendenza media superiore al 10% (20% in presenza di sistemazioni idraulico agrarie e di adeguate tecniche di spargimento atte ad evitare ruscellamento ed erosione, quali: dosi frazionate in più applicazioni; iniezione diretta nel suolo o spargimento superficiale a bassa pressione con interramento entro 12 ore su seminativi in prearatura; iniezione diretta o spargimento a raso su colture prative). Nelle aree caratterizzate da condizioni geomorfologiche o pedologiche sfavorevoli, limite di pendenza elevabile fino al 30% in presenza di sistemazioni idraulico agrarie ed adozione di idonee tecniche di spargimento, fermo restando il divieto di un suo utilizzo su: superfici non interessate ad attività agricola (salvo aree a verde pubblico e privato o soggette al recupero e ripristino ambientale); terreni innevati, gelati, saturi di acqua, con falda acquifera affiorante o con frane in atto;

–          nelle fasce di tutela o tampone lungo sponde di fiumi, laghi (naturali ed artificiali) demaniali, lagune naturali (aventi larghezza di almeno 5 m., ridotte a 3 m. in presenza di specifici livelli di qualità chimica ed ecologica delle acque) vige obbligo di copertura vegetale permanente spontanea o attuata tramite coltura intercalare o di copertura o di rotazione;

–          in terreni con prati (compresi medicai), cereali autunno vernini, colture ortive, colture arboree con inerbimento permanente o con residui colturali in preparazione della semina primaverile anticipata, per un periodo di 90 giorni (di cui: 62 giorni nel periodo 1 Dicembre – 31 Gennaio28 giorni restanti distribuiti tra 1 Novembre e fine Febbraio, in base al Notiziario Agrometeorologico di ASSAM). Regione può definire con decreto una diversa decorrenza dei suddetti periodi in caso di situazioni pedoclimatiche tali da garantire “idonea attività microbiologica del suolo e sviluppo vegetativo delle colture”

Art. 2 Utilizzo agronomico del digestato deve prevenire rischi per ambiente ed uomo, nonché valutare il tenore dei nutrienti (quali azoto) per “programmare adeguatamente le pratiche di fertilizzazione e la redazione del PUA” (a tal fine analizzare i parametri chimici, fisici, microbiologici della frazione liquida o solida del digestato dopo la separazione meccanica)

Caratterizzazione del digestato effettuata dal titolare di impianto tramite il “piano di approvvigionamento biomasse”, dove riportare: materiali di ingresso nel digestore con relative quantità e qualità; tipo di digestato agrozootecnico ed agroindustriale; caratteristiche del digestato prodotto in base al quantitativo di azoto al campo derivante dall’impiego di effluenti di allevamento e dalle altre biomasse di origine vegetale utilizzabili; modifiche intervenute in tali materiali a seguito dei processi adottati. Caratterizzazione del digestato attuata tramite metodologia di campionamento standard a livello nazionale/internazionale da riportare nel rapporto di prova. Il peso del digestato è ottenuto sottraendo dal peso delle biomasse caricate quello del biogas prodotto, mentre il volume del digestato (ai fini del calcolo dei volumi del suo stoccaggio) è dato dal volume del digestato non sottoposto a separazione solido/liquido assimilabile al suo peso “in ragione delle comuni densità dei digestati”

Quantità totale di azoto al campo da usare per fertilizzare il terreno è data dalla somma di azoto zootecnico e di azoto contenuto nelle altre biomasse in ingresso nell’impianto (ridotta del 20% per le emissioni in atmosfera in fase di stoccaggio).

Nel corso del ciclo di gestione dell’impianto (comunque prima del suo trasferimento in campo) occorre verificare le caratteristiche di maturazione del digestato prodotto (evitare dispersione di odori molesti), nonché almeno 1 volta/anno le sue variabili chimiche, fisiche e biologiche

Tecniche di spargimento del digestato sono analoghe a quelle riportate in Allegato 1, anche per aree non in ZVN, sempre considerando che la frazione liquida del digestato è considerata come liquame e quindi destinata a fertirrigazione

Dose totale di digestato da distribuire al suolo agrario è determinata in base ai contenuti di azoto totale ed al volume di materiale apportato, tenendo conto di:

–          quantitativo di digestato da usare come fertilizzante organico in funzione del suo contenuto di azoto determinato in base alle matrici di ingresso (vedi sopra)

–          applicazione al terreno di digestato eseguita in quantità di “azoto efficiente equivalente” commisurata a: fabbisogni delle colture; periodi di spargimento compatibili con le loro esigenze (Al riguardo fare riferimento alla Tabella 1 del D.M. 19/4/1999 ed al disciplinare di produzione integrata della Regione Marche, comunque mai superiore a 170 kg./ha./anno in aree ZVN e 340 kg./ha./anno fuori da aree ZVN). Verifica del rispetto di tale limite effettuata tramite il “quaderno di campagna”

In caso di digestato tal quale o liquido, il volume da distribuire è individuato in base alle caratteristiche pedologiche (in particolare: capacità idrica di campo; conducibilità idrauliche sature; capacità del terreno di acquisire determinati volumi di digestato, evitando allagamenti, ruscellamenti superficiali, percolazioni prodonfe), geomorfologiche (in particolare: forma dei campi coltivati pendenti o pianeggianti; presenza di sistemazioni idraulico agrarie e/o terrazzamenti), idrologiche (in particolare: presenza e profondità delle falde temporanee o permanenti; vicinanza a corpi idrici) del sito di spargimento

In caso di digestato solido, il volume da distribuire per ha. tale da “consentire incorporazione di tutti i materiali nel piano orizzontale a 30 cm.”

Tecnico professionista deve giustificare in PUA i volumi individuati, in base al piano di coltivazione adottato ed alle specifiche caratteristiche pedologiche ed ambientali del sito di spargimento del digestato (in particolare considerare accumulo nel suolo agrario di metalli pesanti presenti nel digestato con eventuale sospensione della distribuzione)

Conduttore del fondo deve eseguire, almeno ogni 3 anni, monitoraggio del suolo fertilizzato, accertando per ogni sito di spargimento valori di ph, azoto totale, fosforo e potassio, microelementi, CSC( capacità di scambio cationico), sostanza organica, rapporto C/N, metalli pesanti. Risultati del monitoraggio messi a disposizione di Regione ed Organi di controllo

Art. 3 Utilizzo agronomico del digestato agrozootecnico, previo invio, tramite SIAR, da parte del legale rappresentante di impianto della “comunicazione nitrati” ad Autorità competente, in cui evidenziare caratteristiche di qualità del digestato

Dose di digestato da usare a fini agronomici definita in base a: condizioni ambientali, podologiche ed agronomiche del sito di spargimento; contenuto di azoto e suo volume; quantità di azoto al campo del digestato (somma di azoto da effluente zootecnico + azoto contenuto in altri materiali in ingresso di impianto ridotte del 20% per emissioni in atmosfera nella fase di stoccaggio), comunque mai superiore a 170 kg./ha. proveniente da effluenti di allevamento in aree ZVN (340 kg./ha. fuori da aree ZVN)

Art. 4 Utilizzo agronomico del digestato agroindustriale ammesso solo se sostanze e materiali utilizzati per sua produzione sono quelli previsti in Art. 22 del D.M. 25/2/2016

Impianti che producono tale digestato da usare a livello agronomico (non oltre 170 kg./ha. di azoto al campo in aree ZVN e 340 kg./ha. fuori aree ZVN) debbono essere autorizzati e legale rappresentante deve inviare, tramite SIAR, “comunicazione nitrati”, evidenziando caratteristiche di qualità del digestato.

Art. 5 Disposizioni comuni inerenti a:

–          stoccaggio delle matrici in ingresso e del digestato da attuarsi in contenitori dimensionati secondo le esigenze colturali, comunque aventi capacità tali da consentire l’accumulo del digestato nei periodi di divieto del suo utilizzo agronomico, tenendo conto di: esigenze di gestione di impianto; eventuale impossibilità di distribuirlo in campo a causa di condizioni avverse; tempi di maturazione del digestato (almeno 90 giorni); tempi massimi di stoccaggio del digestato maturo (mai superiore a 12 mesi); gestione agronomica dei siti di spargimento

–          trattamenti e modalità di stoccaggio del digestato attuati in modo da garantire sicurezza igienico sanitaria, protezione di ambiente, corretta gestione agronomica, sua disponibilità in periodi idonei all’utilizzo in campo. In caso di realizzazione di nuovi impianti o ampliamento/ristrutturazione di quelli esistenti, acque meteoriche derivanti da superfici scoperte ed impermeabilizzate impiegate nella produzione del digestato convogliate nei contenitori di stoccaggio (al fine di ridurre volumi di stoccaggio adottare idonee soluzioni per ridurre impatto delle acque piovane). Produttore è responsabile della progettazione e realizzazione delle strutture di stoccaggio, nonché della corretta gestione di questo. In caso di animali di allevamento occorre prevedere netta separazione tra digestato, bestiame, mangime e lettiera. Per il calcolo della produzione annua di digestato liquido e solido occorre fare riferimento alla produttività di impianto in base alle sue caratteristiche progettuali

–          stoccaggio di materiali palabili (liquidi di sgrondo di materiali palabili assimilati a materiali non palabili) attuato su platea impermeabilizzata (anche su terreni argillosi) munita di: cordolo o muro perimetrale su non oltre 3 lati (almeno 1 lato lasciato libero per consentire accesso ai mezzi destinati ad asportare il materiale); idoneo sistema di raccolta e convogliamento allo stoccaggio dei liquidi di sgrondo; strutture in grado di “reggere senza cedimenti il peso dei materiali accumulati e dei mezzi di movimentazione”; pendenza idonea a consentire il convogliamento del liquido di sgrondo e/o acque di lavaggio verso sistemi di raccolta e stoccaggio. Platea collocata a distanza non inferiore a 20 m. da corsi di acqua (distanza da abitazioni o strade fissata dai regolamenti sanitari comunali), tenendo conto di: dimensione di impianto e suo programma ordinario di gestione; tipo di materiale stoccato (fino a: 2 mc. per digestato separato secco, elevato a 3 mc. in caso di impianto ubicato in area collinare; 1,5 mc. per frazioni palabili risultanti dal trattamento termico e/o meccanico del digestato; 1 mc. per fanghi palabili da trattamento aerobico e/o anaerobico di digestato; 1,5 mc. per letami sottoposti a processo di compostaggio)

–          accumulo temporaneo su suolo agricolo di digestato palabile ammesso solo se: in funzione delle esigenze agronomiche delle colture; a distanza non inferiore a 5 m. da scoline (30 m. da sponde di laghi, inizio di arenile di acque marine, costiere e di transizione, zone umide); dopo stoccaggio di maturazione di almeno 90 giorni; per non oltre 3 mesi; non ripetuto nello stesso luogo nel corso dell’annata agraria; avente forma e dimensione tale da garantire una buona aerazione della massa, adottando misure idonee ad assicurare il drenaggio completo del percolato prima della sua distribuzione in campo; munito di “solco di guardia” in modo da evitare lo scorrimento di liquidi di sgrondo e le infiltrazioni di acque meteoriche; sito scelto tra quelli con maggiore ritenzione idrica

–          caratteristiche e dimensioni dei contenitori per lo stoccaggio degli effluenti non palabili individuati in modo da raccogliere anche: le acque di lavaggio di strutture, impianti, attrezzature (escluse trattrici agricole); le acque meteoriche provenienti da superfici scoperte interessate dalla presenza di digestato, con esclusione delle acque bianche provenienti da tetti e tettoie e delle acque piovane provenienti da aree non connesse ad impianto (tenere conto delle precipitazioni medie e di un “franco minimo di sicurezza di 10 cm.”). Fondo e pareti dei contenitori impermeabilizzati mediante materiali naturali od artificiali (eventualmente posti su strati di argilla da riporto), dotati di fosso di guardia perimetrale “isolato dalla normale rete scolante”, in grado di garantire l’assenza di cedimenti strutturali e la omogeneizzazione del digestato. In caso di nuovi contenitori od ampliamento di quelli esistenti previsto il frazionamento del volume di stoccaggio in 2 contenitori con impiego a livello agronomico del digestato stoccato da più tempo. Vietato realizzare contenitori di stoccaggio in aree a rischio di esondazione

–          “comunicazione nitrati” deve contenere dati su:

a)azienda: denominazione; nominativo del titolare e/o legale rappresentante; ubicazione; centri di attività connessi;

b)digestato: quantità di azoto prodotto tramite digestione anaerobica di effluenti di allevamento e di materiali classificabili come digestato agrozootecnico/agroindustriale;

c)stoccaggio: gestione impianti ed attività di stoccaggio; volume di digestato prodotto (fare riferimento ai materiali di ingresso utilizzati ed apporti meteorici); ubicazione di stoccaggio; numero, capacità e caratteristiche dello stoccaggio in funzione della quantità e tipologia del digestato; lavaggio di strutture, impianti ed attrezzature; volume dei materiali intermedi ottenuti dal processo di trattamento del digestato;

d)identificazione catastale e geografica del sito di spargimento del digestato all’interno di SAU di utilizzatore;

e)attività di spargimento agronomico del digestato: identificazione degli appezzamenti omogenei aziendali per tipologia di suolo, pratiche agronomiche, condizioni morfologiche; colture praticate con relative superfici; bilanciamento tra azoto asportato dalle colture ed apportato con fertilizzazione

Aziende soggette a “comunicazione nitrati” sono quelle con produzione in aree ZVN compresa tra 1.000 e 3.000 kg./anno (per aziende con produzione superiore a 3.000 kg./anno anche PUA). In caso di allevamenti con oltre 500 UBA per cui è prevista autorizzazione: “comunicazione nitrati” e PUA necessaria sia in aree ZVN che in aree fuori ZVN

–          PUA, sottoscritto da professionista competente in materia agroforestale, legale rappresentante di azienda utilizzatrice ed azienda produttrice del digestato, deve contenere informazioni utili ad una gestione razionale del digestato come fertilizzante nel suolo, cioè: un equilibrio tra fabbisogno di azoto da parte delle colture, presenza di azoto nel suolo, apporto di azoto tramite fertilizzazione; individuazione della migliore tecnica di distribuzione del digestato (tenere conto di: sue caratteristiche; Unità Terra Aziendale individuata per lo spargimento; esigenze nutritive delle colture praticate; caratteristiche pedoclimatiche specifiche del sito)

Entità aiuto:

Legge 145/18 ad art. 1 comma 564 ha stanziato per anno 2019 200.000 € per favorire il recupero dal settore zootecnico, da quello della depurazione civile e da altre fonti di sostanza organica, allo scopo di preservare il ciclo biologico e chimico del fosforo e prevenire l’eutrofizzazione e l’importazione dello stesso fosforo.

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