AZIENDE IN CONVERSIONE BIOLOGICA

AZIENDE IN CONVERSIONE BIOLOGICA (Reg. 848/18, 464/20; D.M. 27/11/09)  (agreco21)

Soggetti interessati:

Chiunque intende passare da pratiche colturali o zootecniche convenzionali a quelle biologiche

Iter procedurali:

Commissione Europea con Reg. 464/20 ha definito le modalità da rispettare nel passaggio dall’agricoltura/allevamento convenzionale al biologico ed in particolare:

Art. 1 produzioni vegetali. Operatore presenta ad Autorità di Stato membro dove svolge attività ed è sottoposto ad Organismo di controllo documenti attestanti che appezzamenti (intesi come zone naturali/agricole) oggetto di una richiesta di riconoscimento retroattivo di periodo precedente sono stati beneficiari di misure definite in PSR 2014/20 e non sono stati oggetto per almeno 3 anni di trattamento con prodotti o sostanze non autorizzati per uso in agricoltura biologica. Tali documenti possono essere:

  1. a)mappe identificative di ogni appezzamento agricolo oggetto di domanda, in cui riportate informazioni su: superficie totale di appezzamento; eventuale natura e volume della produzione in corso; coordinate di geolocalizzazione
  2. b)analisi dei rischi eseguita da Organismo di controllo atta a valutare se appezzamento in questione negli ultimi 3 anni è stato trattato con prodotti o sostanze non autorizzate nella produzione biologica, tenendo conto della sua estensione e delle pratiche agronomiche pratiche in questo in tale periodo
  3. c)risultati delle analisi eseguite presso laboratori accreditati su campioni di suolo e/o vegetali prelevati (tenendo conto dei risultati delle analisi del rischio) da Organismo di controllo su ogni appezzamento identificato come potenzialmente contaminato a causa di trattamenti con prodotti o sostanze non autorizzati in agricoltura biologica
  4. d)dichiarazione finale di Organismo di controllo indicante: se è giustificato il riconoscimento retroattivo di periodo precedente come parte del periodo di riconversione; superficie totale di appezzamento beneficiaria del riconoscimento retroattivo; inizio del periodo a partire dal quale ogni appezzamento può essere considerato biologico

Art. 2 – 3 – 4 riguardanti allevamento di bovini, ovini, caprini, equini definiscono:

–          periodo minimo durante il quale animali lattanti sono nutriti preferibilmente con latte materno fissato in: 90 giorni dalla nascita per bovini ed equini; 45 giorni dalla nascita per ovini e caprini;

–          densità di allevamento e superficie minima degli spazi interni ed esterni riportata in Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20;

–          obbligo che almeno 50% della superficie interna sia costruita in materiale solido, non fessurato, né grigliato

Art. 5 – 6 – 7 – 8 riguardanti allevamento di cervidi definiscono:

–          periodo minimo durante il quale lattanti sono nutriti preferibilmente con latte materno fissato in 90 giorni dalla nascita;

–          densità di allevamento e superficie minima degli spazi interni ed esterni riportata in Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20;

–          obbligo di tenuta animali in recinti esterni (costruiti in modo da consentire separazione delle diverse specie), con accesso ai pascoli, quando le condizioni lo consentono. Ogni recinto può essere diviso in 2 zone o essere adiacente ad altro recinto esterno, in modo tale da poter svolgere attività di manutenzione in ogni zona/recinto in sequenza

–          obbligo di prevedere entro o fuori dal recinto dispositivi: di protezione da sguardi ed intemperie (quali gruppi di alberi ed arbusti o parti di foreste o margini boschivi o ripari artificiali); atti a rimuovere velluto dai loro palchi

–          possibilità per le femmine, nella fase avanzata di gravidanza e nelle 2 settimane successive al parto, di accedere ad uno spazio coperto da vegetazione in modo da celare i cuccioli

–          obbligo di costruire le staccionate interne ai recinti o le recinzioni in modo da evitare la fuga dei cervidi

Art. 9 – 10 – 11 – 12 riguardanti allevamento di suini definiscono:

–          periodo minimo durante il quale lattanti sono nutriti preferibilmente con latte materno fissato in 40 giorni dalla nascita

–          densità di allevamento e superficie minima degli spazi interni ed esterni riportata in Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20

–          obbligo che almeno 50% della superficie interna sia costruita in materiale solido, non fessurato, né grigliato

–          obbligo di rendere attrattivo spazio all’aperto (tramite campi con alberi o foreste, tenendo conto delle condizioni del clima esterno), munito di facile accesso a ripari e mezzi (tenendo conto di termoregolazione corporea dei suini)

Art. 13 – 14 – 15 – 16 riguardanti pollame definiscono:

–          densità di allevamento e superficie minima degli spazi interni ed esterni riportata in Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20 (Densità di allevamento può essere incrementata fino a 30 kg. di peso vivo/mq. qualora superficie del livello del suolo del ricovero mobile sia inferiore a 150 mq.)

–          modalità di costruzione dei ricoveri, che debbono rispettare seguenti norme:

  1. a)perimetro esterno del ricovero provvisto di varchi di entrata/uscita aventi dimensione adeguata (almeno 4 m./100 mq. di superficie utilizzabile interna del ricovero) per consentire ai volatili un facile accesso diretto (cioè privo di ostacoli) agli spazi all’aperto
  2. b)varchi sopraelevati che debbono sempre essere muniti di rampa

In caso di ricoveri per pollame con veranda, questi debbono rispettare seguenti norme:

  1. a)perimetro esistente tra parte interna del ricovero e veranda e quello che separa veranda dallo spazio all’aperto deve essere munito di varchi di entrata/uscita aventi dimensione adeguata (rispettivamente di almeno 2 m./100 mq. e 4 m./100 mq. di superficie utilizzabile interna del ricovero) per consentire ai volatili un facile accesso diretto a veranda o spazi all’aperto
  2. b)zona utilizzabile di veranda esclusa dal calcolo della densità di allevamento e della superficie minima degli spazi interni, nonché dalla zona utilizzabile totale per ricoveri di pollame da ingrasso. Tuttavia parte supplementare esterna coperta di un edificio isolato destinato al pollame è considerata nel calcolo se rispetta seguenti condizioni: sempre accessibile 24 ore su 24; conforme ai requisiti del  848/18; varchi rispettano stessi requisiti di quelli previsti per veranda

In caso di ricoveri per pollame suddivisi in compartimenti al fine di ospitare più gruppi, questi debbono rispettare seguenti norme:

  1. a)compartimenti debbono garantire limitati contatti con altri gruppi ed impossibilità di mescolamento dei diversi gruppi all’interno del ricovero
  2. b)numero massimo di animali per singola specie per compartimento fissato in: 3.000 riproduttori di Gallus gallus; 10.000 pollastrelle; 4.800 polli da ingrasso Gallus gallus; 2.500 capponi; 4.000 pollastre da ingrasso; 2.500 tacchini; 3.200 maschi e 4.000 femmine di anatre di Pechino o di anatre mute, o di anatre Mulard; 5.200 faraone
  3. c)compartimenti, riservati a specie da ingrasso diverse da Gallus gallus; debbono garantire, mediante pareti divisorie di materiale solido, separazione fisica totale (dal suolo al tetto) di ogni compartimento. Nel caso di riproduttori, galline ovaiole, pollastrelle, maschi di galline ovaiole, pollame da ingrasso di Gallus gallus separazione mediante pareti divisorie semi chiuse o maglie

In caso di ricoveri per pollame a più livelli, questi debbono rispettare seguenti norme:

  1. a)sistemi usati solo per riproduttori Gallus gallus, galline ovaiole, pollastrelle per produzione di uova e riproduttrici, maschi di galline ovaiole
  2. b)animali disposti su non più di 3 livelli (oltre livello del suolo)
  3. c)livelli elevati costruiti in modo da: evitare cadute delle deiezioni sui volatili sottostanti e dotati di sistemi efficienti di rimozione delle deiezioni; consentire facile agli spazi all’aperto ad ogni volatile
  4. d)tutti i livelli debbono consentire facile ispezione dei volatili
  5. e)garantito libero spostamento dei volatili da un livello all’altro o nelle zone intermedie

In caso di ricoveri muniti di trespoli o zone di riposo sopraelevate destinati a volatili a partire dalla tenera età, questi debbono avere dimensioni e proporzioni commisurate alla grandezza del gruppo di volatili ospitato in conformità ad Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20

In caso di ricoveri mobili, questi debbono essere spostati regolarmente durante il ciclo produttivo (almeno nell’intervallo tra l’allevamento di 2 gruppi di pollame), in modo da garantire ai volatili idonea disponibilità di vegetazione

–          obbligo che spazi all’aperto risultano attrattivi ed accessibili ai volatili, dotati di: ampia gamma di piante erbacee (gestita in modo da evitare eccedenza di nutrienti) sulla maggiore parte della superficie; numero sufficiente di dispositivi di protezione o ripari o alberi/arbusti distribuiti in modo uniforme su tutta la superficie all’aperto. Spazi all’aperto ubicati a non oltre un raggio di 150 m. dal varco di entrata/uscita più vicino al ricovero (Ammessa distanza fino a 350 m. se spazio dotato di almeno 4 ripari da intemperie e predatori/ha. uniformemente distribuiti in esso). In caso di oche, spazio all’aperto deve consentire loro un adeguata alimentazione in termini di erba. In caso di ricoveri per pollame suddivisi in compartimenti, i relativi spazi all’aperto debbono essere separati in modo da limitare il contatto tra i diversi gruppi ed evitare il loro mescolamento

Art. 17 – 18 – 19 – 20 – 21 riguardanti conigli definiscono:

–          periodo minimo durante il quale conigli sono nutriti preferibilmente con latte materno fissato in 42 giorni dalla nascita

–          densità di allevamento e superficie minima degli spazi interni ed esterni riportata in Allegato I pubblicato su G.U.CE 98/20

–          obbligo, durante il periodo di pascolo, di tenere conigli in locali di stabulazione: mobili, spostati frequentemente sui pascoli (in modo da garantirne un ottimale utilizzo) e costruiti in modo da consentire ai conigli pascolo al suolo; fissi con accesso al pascolo. Fuori dal periodo di pascolo, conigli sono tenuti in locali di stabulazione con accesso al recinto all’aperto, dotato di adeguata vegetazione erbacea

–          spazio interno nei locali di stabulazione fissi o mobili, che deve:

  1. a)essere dotato di un’altezza tale da consentire a conigli di stare in piedi con le orecchie diritte
  2. b)consentire di accogliere diversi gruppi di conigli, in modo da preservare l’integrità della nidiata durante il passaggio alla fase di ingrasso
  3. c)consentire, per motivi di benessere, di tenere separati maschi e femmine gravide e riproduttrici, purché mantenuto contatto visivo con altri animali
  4. d)consentire alle femmine di potersi allontanare dal nido e di ritornarvi per allattare i piccoli
  5. e)prevedere: ricoveri coperti (compresi nascondigli al riparo dalla luce) in numero idoneo per tutte le categorie di conigli; accesso al nido a tutte le femmine almeno 1 settimana prima del parto e fino alla fine del periodo di allattamento; numero adeguato di nidi accessibili (almeno 1 nido/femmina che allatta); presenza di materiali che conigli rosicchiano

–          spazio esterno a locali di stabulazione fissa, costruito in modo da:

  1. a)avere piattaforme sopraelevate in numero adeguato e distribuite in modo uniforme sulla superficie minima
  2. b)essere circondato da recinzioni sufficientemente alte e profonde per impedire fuga dei conigli
  3. c)avere facile accesso alla parte del recinto all’aperto con vegetazione se spazio esterno in cemento (in mancanza, superficie in cemento esclusa nel calcolo della superficie minima)
  4. d)prevedere: ricoveri coperti (compresi nascondigli al riparo della luce) in numero idoneo per tutte le categorie di conigli; presenza di materiali che conigli rosicchiano

–          recinti all’aperto dotati di vegetazione oggetto di costante manutenzione e di rotazione durante periodo di pascolo, in modo da consentire ottimale utilizzo da parte dei conigli

Art. 22 riguardante acquacoltura, in cui si prevede obbligo per operatori che producono animali di acquacoltura di conformarsi alle norme riportate per specie in Allegato II pubblicato su G.U.CE 98/20 relative alla densità di allevamento ed alle caratteristiche specifiche di sistemi di produzione e contenimento

Art. 23 – 24 riguardanti tecniche autorizzate di: trasformazione degli alimenti/mangimi biologici che sono quelle riportate nel Reg. 848/18.  Tecniche con resina scambiatrice di ioni e adsorbente sono autorizzate ai fini della preparazione di materie prime biologiche per prodotti di cui ad Art. 1 parag. 1 lettere a) e b) di Reg. 609/13 e a Direttiva 2006/105/UE, purché tali tecniche siano necessarie per adempiere alle prescrizioni di legge. Stato membro può chiedere valutazione alla Commissione di effettuare valutazione di una specifica tecnica alle norme del biologico. A tal fine notifica a Commissione e ad altri Stati membri fascicolo attestante ragioni di tale conformità. Commissione pubblica tali richieste ed esamina fascicolo, decidendo se tecnica, in quanto conforme alle norme del biologico, può essere autorizzata o meno. Commissione riesamina autorizzazione delle tecniche per la trasformazione degli alimenti/mangimi biologici (compresa descrizione e condizioni d’uso) ogni volta che sono forniti motivi nuovi dati da parte di Stati membri

Art. 25 riguardante obbligo per Stati membri di inviare entro 30 Giugno (a partire dal 30/6/2022) alla Commissione, con sistemi informatici messi a disposizione delle stessa, informazioni riportate in Allegato III pubblicato su G.U.CE 98/20, comprese quelle relative a: deroghe concesse alle norme di produzione; disponibilità sul mercato di mangimi proteici biologici per pollame e suini con relative autorizzazioni concesse. Informazioni inserite in banca dati UE

Art. 26 riguardante disposizioni transitorie:

–          aziende o unità di produzione con suini le cui strutture sono state costruite, ristrutturate o attivate prima del 20/4/2020 e per cui è necessaria un’importante ristrutturazione, debbono adeguarsi entro il 1/1/2029 alle nuove disposizioni per almeno il 50% della superficie dello spazio esterno in materiale solido

–          aziende o unità di produzione con pollame le cui strutture sono state costruite, ristrutturate o attivate prima del 20/4/2020 e per cui è necessaria un’importante ristrutturazione, debbono adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 1/1/2024 (entro 1/1/2029 in caso di ricoveri per pollame con spazi all’aperto che si estendono oltre il raggio di 150 m. da varchi di entrata/uscita che necessitano per adeguarsi dia acquisire ulteriore terreno)

D.M. 27/11/09 stabilisce che vegetali e prodotti vegetali possono essere considerati biologici solo dopo che le tecniche di produzione biologica sono state applicate su intera superficie dell’unità di produzione, dove ottenuti prodotti agricoli od alimenti per animali, per un periodo di conversione di: almeno 2 anni prima della seminaalmeno 2 anni prima della sua utilizzazione nel caso del foraggio biologico ottenuto da pascoli o prati permanenti; almeno 3 anni prima del primo raccolto nel caso di colture perenni (diverse dal foraggio). Periodo di conversione inizia a partire dalla data di spedizione della notifica di attività biologica alla Regione ed Organismo controllo.

Lo Stato membro può decidere di riconoscere retroattivamente, come facenti parte del periodo di conversione, eventuali periodi anteriori, nel rispetto di quanto stabilito da Commissione UE con Reg. 464/20

Per gli appezzamenti di terreno già convertiti al biologico che vengono trattati con prodotti non autorizzati si dovrà adottare un nuovo periodo di conversione, la cui durata:

  1. è stabilita tenendo conto di:
  • tempo di degradazione del prodotto usato; al termine del periodo di conversione questo deve fare registrare un “livello insignificante di residui nel suolo, nonché nel vegetale se viene trattata con esso una coltura perenne”;
  • raccolto successivo al trattamento, che non può essere comunque commercializzato come biologico;
  1. può essere ridotta dallo Stato membro, se il trattamento non autorizzato è avvenuto:
  • “nel quadro di un’azione di lotta contro malattie o parassiti resa obbligatoria dall’Autorità competente”;
  • “nel quadro di esperimenti scientifici approvati dall’Autorità competente”.

In particolare il nuovo periodo di conversione può essere:

–          ridotto ad 1 anno nel caso di pascoli e spazi all’aperto utilizzati da specie non erbivore;

–          ridotto ulteriormente a 6 mesi se tali aree non risultano essere stati sottoposte nell’ultimo anno a trattamenti con prodotti non autorizzati  nell’agricoltura biologica.

Lo Stato membro informa la Commissione Europea e gli altri Stati membri delle decisioni prese.

Se vengono introdotti in azienda animali non biologici, i prodotti derivati da questi possono essere venduti come biologici solo se le norme della produzione zootecnica biologica risultano applicate per almeno:

–            12 mesi nel caso di equini, bovini, bufalini destinati alla produzione di carne (comunque per almeno il 75% della loro vita);

–            10 settimane per pollame introdotto in azienda prima di 3 giorni di età e destinato alla produzione di carne;

–            6 settimane per le galline ovaiole.

Se gli animali non biologici sono presenti in azienda sin dall’inizio del periodo di conversione, i prodotti da questi derivati possono essere considerati biologici solo se vi è la conversione simultanea  dell’intera unità di produzione, compresi gli animali esistenti e la loro progenie, i pascoli e/o le aree utilizzate per l’alimentazione di questi. Il suddetto periodo di conversione può essere ridotto a 24 mesi se tali animali sono essenzialmente nutriti con prodotti provenienti dalla unità di produzione in questione.

I prodotti dell’apicoltura possono essere venduti come biologici solo se le norme dell’apicoltura biologica risultano applicate per almeno 1 anno, salvo il caso del rinnovo degli apiari (Non oltre il 10% di api regine e degli sciami possono essere non biologici). Nel corso del periodo di conversione, la cera (compresi fogli cerei pronti ad uso) deve essere ottenuta con sistemi che ne garantiscono tracciabilità ed origine (Assenza di sostanze non autorizzate nella cera impiegata supportata da risultati di analisi). Al fine di verificare disponibilità di cera grezza biologica e/o fogli cerei ottenuti con cera biologica istituita banca dati presso MIPAAF

Il produttore può gestire, per garantire una migliore attività di impollinazione, unità apistiche biologiche e non biologiche nell’ambito della stessa azienda, purché vengano rispettati i requisiti della produzione biologica, salvo l’ubicazione degli apiari, ed il prodotto ottenuto non venga venduto  come biologico. L’agricoltore può gestire più unità miste di produzione nella stessa zona (Unità biologiche ed unità convenzionali), qualora:

–          risultano presenti colture perenni (periodo di coltivazione di almeno 3 anni), se le varietà non sono facilmente distinguibili e risultano soddisfatte le seguenti condizioni:

1)       produzione interessata rientra in un piano, attraverso cui l’agricoltore si impegna a convertire al biologico “l’ultima parte della zona interessata il prima possibile, comunque entro 5 anni”;

2)       vengono adottate misure adeguate per garantire la separazione dei prodotti di ciascuna unità;

3)       Autorità di controllo viene informata, con almeno 48 ore di anticipo, in merito alle operazione di raccolta dei prodotti interessati;

4)       Autorità di controllo viene informata in merito ai quantitativi raccolti nelle unità considerate, nonché alle misure prese per separare tali prodotti;

5)       piano di conversione alle misure di controllo deve essere approvato dall’Autorità competente (operazione da eseguire ogni anno dopo l’avvio del piano di conversione);

–          superfici risultano destinate alla ricerca agraria o all’insegnamento ufficiale, purché questo avvenga nell’ambito di un accordo con l’Autorità competente e nel rispetto dei vincoli precedenti. Ai fini della ricerca o dell’insegnamento, l’Autorità può altresì autorizzare l’azienda a praticare contestualmente l’allevamento biologico e non biologico, purché siano rispettate le seguenti condizioni:

1)       adottate misure adeguate e notificate in anticipo all’Autorità, in grado di garantire la separazione permanente degli animali, dei prodotti animali, delle deiezioni, dei mangimi in ogni unità;

2)       comunicata in anticipo all’Organismo di controllo ogni consegna o vendita di animali o prodotti animali;

3)       comunicato all’Organismo di controllo: quantitativi dei prodotti animali ottenuti nelle varie unità; caratteristiche identificative dei prodotti; misure previste per tenere separati i suddetti prodotti;

–          produzione di sementi, materiali di moltiplicazione vegetativa, piante da trapianto venga attuata nel rispetto dei vincoli elencati per le colture perenni;

–          terreni sono utilizzati esclusivamente per il pascolo.

L’agricoltore è sempre tenuto a conservare i documenti attestanti tale operazione.