Le proposte della CIA-Marche
per la VII legislatura
La Confederazione è convinta che la presenza di forti, efficienti ed autonome Organizzazioni professionali, cooperative, sindacali e sociali sia necessaria ed indispensabile per garantire la democrazia in ogni società civile e moderna, in quanto la loro presenza costituisce la condizione primaria per una società pluralista.
L'agricoltura italiana, pur con le sue difficoltà e i suoi limiti e con le sue differenze strutturali, ha portato il nostro Paese al primo posto in Europa e al quinto nel mondo in termini di produzioni: un grande risultato, se si tiene conto del numero degli addetti e della disponibilità del territorio agricolo, e soprattutto se si considerano gli oneri previdenziali e sociali, i costi energetici, dei lubrificanti e del fisco che sono di gran lunga più elevati della media Europea.
Anche l'agricoltura marchigiana ha ottenuto importanti risultati in termini di aumento sia della produttività per occupato che del valore aggiunto in rapporto alla produzione, alla qualificazione delle produzioni e di innovazioni tecnologiche. A tutt'oggi nelle Marche si produce il 40% in più degli anni 60 impegnando 1/6 degli addetti di allora con una superficie ridotta del 30%. A ciò si aggiunge un ulteriore dato che ci fa ben sperare per il futuro: in questi ultimi anni più di tre mila giovani hanno fatto richiesta del premio di primo insediamento. Molti di questi provengono dal settore extra agricolo, a testimonianza dell'interesse che l'agricoltura riscuote tra le giovani generazioni. Nelle Marche nell'ultimo censimento sono state rilevate circa ottantamila aziende delle quali più di quarantamila inscritte alla Camera di Commercio.
Il futuro dell'umanità sarà sempre più condizionato dalla nuova rivoluzione scientifica: la biotecnologia. Essa può essere utile sia per migliorare la qualità della vita sia per migliorare la qualità dei prodotti, tuttavia potrebbe costituire un pericolo per l'ambiente e potrebbe arrecare danni alla salute umane: pertanto occorre che la ricerca in questo settore venga sottratta alla esclusiva logica del profitto e sia invece proiettata al servizio dell'uomo, per il miglioramento e la tutela della salute; servono ampie informazioni ai consumatori e controlli efficaci.
La CIA si rivolge ad una agricoltura che ha funzioni molteplici: una funzione produttiva, volta a fornire prodotti di prima necessità, una funzione ambientale, rivolta a tutela del territorio, una funzione ricettiva, tesa ad una migliore qualità della vita delle popolazioni. Sostenere questa agricoltura poliedrica, che risponde anche a nuovi bisogni della società, significa affermare l'idea che la tutela dell'ambiente, la valorizzazione del paesaggio, la disponibilità di preziose risorse artistiche e culturali possano diventare tutt'uno con la valorizzazione delle produzioni tipiche collegate alla storia, alle tradizioni e ai sapori delle nostre aree rurali.
La CIA delle Marche, nell'ottica di una migliore conoscenza del mondo rurale ed agricolo da parte delle nuove generazioni, considera di particolare importanza il consolidamento di uno stretto legame con il mondo della scuola. L'agricoltura significa per la quasi totalità degli individui il sano lavoro all'aria aperta a stretto contatto con la natura. I giovani quindi, se coinvolti e sensibilizzati sul ruolo strategico e fondamentale dell'agricoltura per una sana alimentazione, per la produzione di cibi naturali, di prodotti tipici del nostro territorio, potranno essere nel futuro coloro che orienteranno i consumi e le strategie produttive e di vendita legate al mondo agricolo. A tale scopo la CIA ha promosso un progetto nazionale che si chiama A scuola in fattoria. Si ritiene utile e strategico per il nostro settore che la Regione Marche promuova e sostenga con incentivi e finanziamenti la visita di scolaresche nelle aziende agricole ed agrituristiche delle Marche.
Il mondo rurale deve assumere sempre più il ruolo centrale rispetto alle politiche di programmazione e di sviluppo del territorio della Regione Marche. L'agricoltura oggi ha un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell'ambiente, delle risorse naturale e della biodiversità. Nel Novembre 1999 è stata siglata a Roma un'intesa tra le Organizzazioni Professionali Agricole e la Federazione Italiana dei Parchi e delle Riserve Naturali per il sostegno e la valorizzazione dell'agricoltura nelle aree protette. Gli agricoltori chiedono di essere coinvolti nelle politiche di programmazione per la gestione del territorio, nei programmi di gestione e conservazione ambientale attraverso la partecipazione alla predisposizione di Piani dei parchi e dei Piani pluriennali di sviluppo nelle politiche per il turismo nella natura.
Il sistema agroalimentare marchigiano ed il suo indotto attualmente incidono per il 30% sul prodotto interno lordo della regione. La stessa presenza; su tutto il territorio marchigiano; di piccole e medie imprese agricole ha contribuito a contenere la disoccupazione, che nelle Marche è pari al 5,5%, rispetto alla media nazionale che si attesta sull'11%. Un mondo contadino, il nostro, dalle cui radici prende forza l'intero sviluppo marchigiano. Lo testimonia, tra l'altro, la ricerca sempre più frequente; da parte del cittadino; di ambienti vivibili, di ospitalità agrituristica, e di cibi genuini e tradizionali che solo un'agricoltura di qualità è in grado di offrire. Il valore economico, ambientale e culturale del settore primario è stato finalmente recepito a livello europeo attraverso i Regolamenti che disciplinano i fondi strutturali, ma siamo ancora lontani dalla riforma della PAC da noi richiesta perché deve:
L'agricoltura marchigiana è sostanzialmente basata sul grano, sulla bietola e sul girasole e sulla vite, e relativamente alla zootecnia, sul settore avicolo.un'agricoltura che risparmia il lavoro umano, utilizza ampiamente la meccanizzazione, il controterzismo, il part-time e comunque, garantisce un reddito per addetto superiore alla media nazionale, ovvero regge bene fino a quando usufruirà del sostegno al reddito dell'Unione Europea, ma che un domani sarà più esposta alla concorrenza internazionale.
Occorre perciò avviare una politica di trasformazione. L'agricoltura biologica, l'agriturismo, i prodotti tipici, il valorizzare la multifunzionalità degli agricoltori rappresentano un aspetto interessante della politica agricola marchigiana, che va ulteriormente rafforzato e valorizzato, ma resta pur sempre una politica di nicchia. Occorre pertanto un nuovo e forte impegno da parte del nuovo governo regionale, tenendo conto che le risorse finanziarie comunitarie diminuiscono e che le Regioni sono sempre più destinate ad acquisire ruoli decisionali in materia di politica agroalimentare. Le stesse Regioni, inoltre, disporranno di risorse proprie derivate dal federalismo fiscale: è necessario impegnarne una quantità adeguata alla politica agricola.
Le giuste intuizioni a sostegno di una agricoltura come settore indispensabile per uno sviluppo equilibrato e compatibile delle Marche, contenute in alcuni atti di programmazione (Piano regionale di sviluppo, Piano di inquadramento territoriale, Patto per lo sviluppo e l'occupazione) non hanno però ancora trovato piena concretezza nelle scelte operative del Governo regionale. Dalla legislatura ora conclusa ci si attendeva un'azione politica più attenta e puntuale nei confronti del settore primario. E' nostra convinzione che si poteva fare di più. Occorre superare i limiti che si sono verificati in termini di efficienza ed efficacia degli strumenti operativi, amministrativi e legislativi della politica agricola regionale, semplificando le procedure, sostenendo lauto-certificazione, promovendo la concertazione con le rappresentanze sociali. Occorre tenere maggiormente conto del forte valore associativo del mondo agricolo: la quasi totalità degli operatori è infatti iscritta alle diverse organizzazioni professionali. La politica agraria regionale deve dotarsi di indirizzi programmatici precisi in grado di qualificare la spesa pubblica per il superamento dei limiti strutturali e delle difficoltà presenti nel settore primario marchigiano, dovuti alle ridotte dimensioni aziendali, alle difficoltà dell'integrazione di filiera ed alla scarsa forza contrattuale sui mercati. C'è bisogno, in sintesi, di una politica agraria che possa permettere agli agricoltori di poter ricavare un reddito adeguato e che non leda l'autonomia e la libertà degli stessi operatori sia nelle scelte produttive sia nello svolgimento della propria attività. Un contributo importante per questa politica agraria è atteso anche dalla legge di orientamento per l'economia agricola che il governo nazionale approverà nei prossimi mesi. Un ulteriore apporto può scaturire inoltre dalle nuove funzioni e compiti che dovranno essere svolte dagli attuali consorzi agrari, come previsto dalla legge di riforma.
Le richieste della CIA Marche nei confronti di tutti i Candidati a Presidente della Giunta Regionale e dei Candidati a Consiglieri Regionali, puntano a promuovere una futura politica agricola finalizzata a sostenere:
Le iniziative principali devono essere rivolte a:
La politica agricola regionale ed i suoi strumenti operativi debbono essere finalizzati al raggiungimento di tali obiettivi. Per tanto occorre:
In materia di bonifica occorre inoltre assicurare la partecipazione degli agricoltori alla sua gestione: c'è esigenza di una reale riforma e non della soppressione dei consorzi di bonifica, che devono essere riformati nei ruoli e nelle competenze.Occorre infine una nuova fase per quanto riguarda la concertazione tra mondo agricolo e istituzioni pubbliche. In questo senso è bene ricordare che la concertazione, presuppone un modo nuovo e diverso di amministrare, dove la fase istruttoria preparata di comune accordo tra le parti, fa del metodo sostanza e rende meglio attuabili e più efficaci le decisioni.Occorre rilanciare la logica originaria del Tavolo Verde, inteso come momento di partecipazione alla programmazione, alla verifica della sua attuazione e della sua efficacia. Il confronto con le Organizzazioni professionali agricole non deve coinvolgere solo l'Assessorato all'agricoltura, ma l'intero Governo regionale in relazione a tutte le politiche che riguardano il mondo rurale: da quelle ambientali a quelle dei trasporti, del turismo e dei servizi pubblici e socio sanitari.