LEGGE ORIENTAMENTO FORESTALE

LEGGE ORIENTAMENTO FORESTALE (Legge 145/18; D.Lgs. 34/18)  (bosco21)

Soggetti interessati:

Ministero Politiche Agricole, Agroalimentari, Forestali (MIPAAF), Ministero Beni Culturali e Turismo (MIBACT), Regioni, Enti locali

Chiunque intende occuparsi del patrimonio forestale nazionale, inteso come insieme di boschi, foreste, selve ed aree assimilabili, quali:

  1. formazioni vegetali di specie arboree ed arbustive in qualsiasi stadio di sviluppo, consociazione, evoluzione (comprese: sugherete, in cui consentite pratiche colturali disciplinate da Legge 759/56; macchia mediterranea) riconosciute dalla normativa regionale vigente, o individuate nel piano paesaggistico regionale o nell’ambito di specifici accordi di collaborazione stipulati tra Regione e MIBACT dato il loro particolare interesse forestale o per le loro specifiche funzioni, che non risultano già classificate a bosco;
  2. fondi gravati da obblighi di rimboschimento per finalità di: difesa idrogeologica del territorio; miglioramento della qualità dell’aria; protezione del paesaggio e dell’ambiente; conservazione della biodiversità; tutela del patrimonio idrico;
  3. nuovi boschi creati in adempimento agli obblighi di intervento compensativo;
  4. aree forestali temporaneamente prive di copertura arborea ed arbustiva a causa di: interventi antropici; danni da avversità biotiche o abiotiche; eventi accidentali; incendi; trasformazioni attuate in assenza o in difformità delle autorizzazioni previste;
  5. radure ed altre superfici aventi dimensioni inferiore a 2.000 mq., che interrompono la contiguità del bosco, non riconosciute come prati o pascoli permanenti;
  6. infrastrutture lineari di pubblica utilità (con le rispettive aree di pertinenza), anche se di lunghezza superiore a 20 m. che interrompono la continuità del bosco, compresa viabilità forestale, elettrodotti, gasdotti, acquedotti (posti sopra e sotto terra), soggetti a periodici interventi di contenimento della vegetazione e di manutenzione ordinaria e straordinaria per garantire efficienza delle opere, senza necessità di acquisire specifiche autorizzazioni

su cui è possibile attuare:

  • gestione sostenibile ed attiva, cioè un insieme di azioni selvicolturali volte a valorizzare la molteplicità delle funzioni del bosco, garantendo una produzione sostenibile di beni e servizi ecosistemici, nonché un uso delle foreste e dei terreni forestali conforme al mantenimento della loro biodiversità, produttività, rinnovazione, vitalità e potenzialità così da adempiere alle funzioni ecologiche, economiche, sociali assegnate, senza provocare danni allo ecosistema
  • pratiche selvicolturali, quali tagli, cure, interventi volti all’impianto, coltivazione, trattamento ed utilizzo dei boschi e dei prodotti forestali spontanei non legnosi (Prodotti di origine biologica ad uso alimentare o meno derivati dalla foresta o dai terreni boscati, o da singoli alberi, con esclusione del legno), anche al fine di prevenzione incendi
  • sistemazioni idraulico forestali, cioè interventi di carattere intensivo ed estensivo attuati al fine di stabilizzare, consolidare e difendere i terreni dal dissesto idrogeologico e nel contempo migliorare l’efficienza funzionale dei bacini idrografici e dei sistemi forestali
  • azioni di viabilità forestale e silvopastorale, cioè rete di strade, piste, vie di esbosco, piazzole ed opere forestali (aventi carattere permanente o transitorio), comunque vietate al transito ordinario, con fondo prevalentemente non asfaltato ed a carreggiata unica, che attraversano aree boscate e pascolive, al fine di garantire: governo del territorio; tutela e gestione ambientale ed economica del patrimonio forestale; attività di prevenzione ed estinzione di incendi boschivi

Aree escluse dalla definizione di bosco sono:

  1. formazioni di origine artificiale realizzate su terreni agricoli, anche a seguito di adesione a misure agroambientali o nell’ambito degli interventi previsti dalle pratiche agricole europee
  2. arboricoltura da legno, tartufaie coltivate di origine artificiale, noccioleti e castagneti da frutto in attività di coltura (od oggetto di ripristino colturale), bosco ceduo a rotazione rapida
  3. spazi verdi urbani (quali: giardini pubblici e privati; alberature stradali; vivai, compresi quelli siti in aree non forestali); arboreti da seme; produzione di alberi di Natale; siepi; filari e gruppi di piante arboree; impianti di frutticoltura ed altre produzioni arboree agricole; arboricoltura destinata alla produzione di legno o biomassa, attuata su superfici non boscate, la cui coltivazione è da considerare reversibile al termine del ciclo naturale
  4. aree soggette a misure e piani di eradicazione

Non sono altresì considerati boschi:

  1. formazione di specie arboree (associate o meno a quelle arbustive) derivanti da processi naturali o artificiali, insediate su superfici di qualsiasi natura e destinazione, anche a seguito di un abbandono colturale o di preesistenti attività agrosilvopastorali, riconosciute meritevoli di tutela e di ripristino dal piano paesaggistico regionale o da specifici accordi di collaborazione tra Regione e MIBACT
  2. superfici di cui sopra inserite nel Registro nazionale dei paesaggi rurali di interesse storico istituito presso MIBACT
  3. manufatti e nuclei rurali già edificati abbandonati e colonizzati dalla vegetazione arborea o arbustiva a qualunque stadio di età

Fattispecie di cui alle precedenti lettere a), b) continuano ad essere considerate bosco fino all’avvio degli interventi di ripristino e recupero delle attività agricole e pastorali autorizzati da Organismi competenti (compreso restauro di preesistenti edificazioni, senza aumento della loro volumetria e superfici e senza edificazione di nuove costruzioni)

 

Iter procedurale:

Con D.Lgs. 34 del 3/4/2018 è stato definito il testo unico in materia di foreste e della filiera forestale, comprendente:

Art. 1 Principi

Riconosciuto il patrimonio forestale come “parte del capitale naturale nazionale e bene di rilevante interesse pubblico da tutelare e valorizzare per la stabilità ed il benessere delle generazioni future”

Stato e Regioni promuovono la gestione sostenibile, il ruolo sociale e culturale delle foreste, la tutela e valorizzazione del patrimonio forestale, il rafforzamento delle filiere forestali, la multifunzionalità e diversità delle risorse forestali, la salvaguardia ambientale, l’adattamento al cambiamento climatico, lo sviluppo socio-economico delle aree montane

Stato, Regioni ed Enti delegati promuovono, in modo coordinato, la tutela, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale nel rispetto degli impegni presi a livello internazionale ed europeo

Art. 2 Finalità

  1. garantire la salvaguardia delle foreste nella loro estensione, distribuzione, ripartizione geografica, diversità ecologica e biculturale
  2. promuovere la gestione attiva del patrimonio forestale, al fine di garantirne le funzioni ambientali, economiche, socioculturali
  3. promuovere e tutelare l’economia forestale e montana e le rispettive filiere produttive, nonché lo sviluppo di attività agrosilvopastorali tramite la protezione ed il razionale utilizzo del suolo ed il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni abbandonati, sostenendo forme di gestione associata delle proprietà forestali pubbliche e private
  4. proteggere la foresta, promuovendo: azioni di prevenzione da rischi naturali ed antropici; difesa idrogeologica; difesa dagli incendi e dalle avversità biotiche ed abiotiche; adattamento al cambiamento climatico; recupero di aree degradate o danneggiate; sequestro del carbonio; erogazione di altri servizi ecosistemici conseguenti alla gestione forestale sostenibile
  5. promuovere la programmazione degli interventi di gestione forestale, rispettando il ruolo della Regione
  6. favorire l’elaborazione di linee guida nazionali per la tutela e valorizzazione del patrimonio forestale e paesaggio rurale, tenendo anche conto degli strumenti di intervento previsti dalla politica agricola comune
  7. favorire la partecipazione attiva del settore forestale italiano alla definizione e sviluppo della strategia e delle politiche forestali europee
  8. garantire e promuovere la conoscenza ed il monitoraggio del patrimonio forestale nazionale e dei suoi ecosistemi, anche per supportare l’esercizio delle funzioni di indirizzo politico nel settore forestale ed ambientale
  9. promuovere e coordinare la formazione ed aggiornamento degli operatori e la qualificazione delle imprese
  10. promuovere l’attività di ricerca, sperimentazione e divulgazione tecnica nel settore forestale
  11. promuovere la cultura forestale e l’educazione ambientale

Al riguardo MIPAAF adotta atti di indirizzo ed assicura il coordinamento delle attività, in modo da garantire il perseguimento unitario di tali obiettivi su tutto il territorio nazionale, anche tramite accordi, intese istituzionali, progetti a valenza interregionale ed internazionale promossi dalle Regioni

Art. 3 Definizioni, Art. 4 Aree assimilate a bosco ed Art. 5 Aree escluse dalla definizione di bosco sono riportati in premessa

Art. 6 Programmazione e pianificazione forestale

MIPAAF approva con decreto la strategia forestale nazionale, avente validità di 20 anni (con revisione ogni 5 anni), in cui definire gli indirizzi nazionali per la tutela, valorizzazione e gestione attiva del patrimonio forestale e per lo sviluppo del settore e delle sue filiere produttive, ambientali e socio-culturali (compresa filiera della pioppicoltura).

Regioni individuano propri obiettivi e relative linee di azione, attraverso adozione del Programma forestale regionale (con relativa revisione periodica), in base alle strategie, criteri, indicatori riportati nella strategia nazionale

Regione predispone (anche in accordo tra più Regioni e con Enti locali), nell’ambito di comprensori omogenei per caratteristiche ambientali, paesaggistiche, economico produttive o amministrative, i piani forestali di indirizzo territoriale volti a:

  1. individuare, mantenere, valorizzare le risorse silvopastorali
  2. coordinare le attività necessarie alla loro tutela e gestione attiva
  3. coordinare gli strumenti di pianificazione forestale
  4. concorrere alla redazione dei piani paesaggistici (con cui debbono essere coerenti)

Regione garantisce applicazione dei suddetti piani, anche tramite forme di intervento diretto o di affidamento della gestione. In tali piani, Regione definisce:

  1. destinazione d’uso delle superfici sivlopastorali ricadenti nel territorio oggetto di pianificazione, con i relativi obiettivi ed indirizzi di gestione necessari alla loro tutela e valorizzazione
  2. priorità negli interventi concernenti la tutela e valorizzazione ambientale, economica, socioculturale dei boschi e dei pascoli
  3. modalità di coordinamento tra i diversi ambiti e livelli di programmazione territoriale e forestale vigenti, in conformità con: piani paesaggistici regionali; indirizzi di gestione delle aree naturali protette
  4. interventi strutturali ed infrastrutturali al servizio del bosco, compresa: localizzazione della rete di viabilità forestale; azioni minime di gestione, governo, trattamento necessarie per la tutela e valorizzazione dei boschi e lo sviluppo della filiera forestale locale
  5. indirizzi di gestione silvopastorale per la redazione degli strumenti di pianificazione

Regione promuove, per proprietà pubbliche e private, la redazione di piani di gestione forestale riferiti all’ambito aziendale o sovraziendale di livello locale. Per approvare tali piani (ritenuti strumenti indispensabili per garantire la tutela e valorizzazione delle risorse forestali) non è richiesto il parere della Soprintendenza in merito alla realizzazione o adeguamento della viabilità forestale, qualora conformi ai piani forestali di indirizzo territoriale

MIPAAF, con decreto approva le disposizioni inerenti criteri minimi di elaborazione dei piani forestali di indirizzo territoriale e di quelli di gestione forestale, al fine di armonizzare i dati e consentirne l’informatizzazione su scala nazionale.

Regione (entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto) definisce i propri criteri di elaborazione, attuazione e controllo dei piani forestali di indirizzo territoriale e di quelli di gestione forestale, nonché i tempi minimi della loro validità ed i termini di riesame, garantendone la redazione da parte di soggetti con comprovata competenza professionale

Al fine di promuovere la pianificazione forestale, Regione può prevedere priorità nell’accesso ai finanziamenti pubblici per il settore forestale a favore di quelle proprietà pubbliche e private e di beni ad uso collettivo e civico, dotate di piani di gestione forestale

MIPAAF si avvale dell’Osservatorio nazionale del paesaggio rurale per elaborare gli indirizzi quadro inerenti alla tutela e gestione dei paesaggi rurali e tradizionali iscritti nel corrispondente Registro nazionale e ricadenti nei Piani forestali di indirizzo territoriale

Art. 7 Disciplina delle attività di gestione forestale

Stato e Regioni promuovono e sostengono le attività di gestione forestale in cui rientrano tutte le pratiche selvicolturali inerenti alla vegetazione arborea ed arbustiva previste dalla normativa regionale, compresi: interventi di difesa fitosanitaria; interventi di prevenzione incendi boschivi; rimboschimenti ed imboschimenti; interventi di realizzazione, adeguamento e manutenzione della viabilità forestale al servizio delle attività agrosilvopastorali; opere di sistemazione idraulico forestale, realizzate con tecniche di ingegneria naturalistica; prima commercializzazione dei prodotti legnosi (quali tronchi e ramaglie) se abbinata ad una delle precedenti pratiche; qualunque pratica volta alla tutela, mantenimento, incremento e valorizzazione delle produzioni non legnose.

Al riguardo Regioni

  1. adottano le pratiche di selvicoltura più idonee a: trattamento del bosco; necessità di tutela dell’ambiente, paesaggio, suolo; esigenze socio-economiche locali; produzioni legnose e non legnose; esigenze di fruizione ed uso pubblico del patrimonio forestale
  2. disciplinano le attività di gestione forestale (soprattutto nelle aree naturali protette ed in altre aree di particolare pregio da tutelare) comprendenti misure specifiche di conservazione degli habitat e delle specie di interesse europeo e nazionale, quali:
  • divieto di praticare il taglio a raso dei boschi, salvo in caso di interventi urgenti disposti dalla Regione ai fini di difesa fitosanitaria, ripristino post incendio o per altri motivi di rilevante interesse pubblico, purché venga “assicurata la rinnovazione naturale o artificiale del bosco”
  • divieto di praticare il taglio a raso dei boschi di alto fusto e dei boschi cedui non matricinali, salvo interventi autorizzati dalla Regione o previsti dai piani di gestione forestale, purché: siano trascorsi almeno 5 annida ultimo intervento; venga garantita un’adeguata distribuzione nello spazio delle tagliate in modo da evitare contiguità tra queste; venga assicurata la rinnovazione naturale o artificiale del bosco
  • divieto di conversione dei boschi governati o avviati a fustaia in boschi governati a ceduo, salvo interventi autorizzati dalla Regione volti al mantenimento del governo a ceduo in presenza di adeguata capacità di rigenerazione vegetativa, anche a fini ambientali, paesaggistici e di difesa fitosanitaria, nonché a garantire una migliore stabilità idrogeologica dei versanti
  1. individuano gli interventi di ripristino obbligatori da attuare in caso di violazione alle norme in materia di gestione forestale, comprese le modalità di intervento diretto o di affidamento tramite evidenza pubblica (o ad Enti delegati alla gestione forestale) dei lavori di ripristino dei terreni interessati dalle violazioni (anche con loro occupazione temporanea, senza corresponsione di alcuna indennità al titolare). Se da violazione deriva un danno ambientale si provvede alla sua riparazione
  2. vietano la sostituzione di soprassuoli dotati di specie forestali autoctone con specie esotiche, favorendo invece: la rinaturalizzazione degli imboschimenti artificiali e la tutela di specie autoctone rare e sporadiche; il rilascio di piante ad invecchiamento indefinito e di necromassa in piedi o al suolo, senza compromettere la stabilità delle formazioni forestali (in particolare loro resistenza agli incendi boschivi)
  3. promuovono sistemi di pagamento dei servizi ecosistemici ed ambientali generati dall’attività di gestione forestale sostenibile, nonché l’assunzione di specifici impegni silvoambientali, informando e sostenendo i proprietari, gestori e beneficiari di tali servizi nella azione di definizione, monitoraggio e controllo dei relativi accordi contrattuali. Criteri di remunerazione sono quelli definiti nella Legge 221/15per servizi promossi nel rispetto dei seguenti principi:
  • volontarietà dell’accordo, in cui definire le modalità di fornitura e pagamento del servizio
  • addizionalità dei servizi proposti rispetto all’offerta ordinaria presente sul mercato
  • mantenimento delle diverse funzioni di tutela ambientale vigenti prima dell’accordo

Pratiche selvicolturali, previste dagli strumenti di pianificazione forestale vigenti, se attuate senza compromettere la stabilità delle formazioni forestali, comunque senza ricorrere al taglio a raso nel governo dei boschi ad alto fusto (inclusa ”rinnovazione naturale del bosco” governato a ceduo, conversione del governo del bosco da ceduo ad alto fusto e mantenimento del governo ad alto fusto), rientrano nella buona pratica forestale e quindi assoggettabili negli impegni silvoambientali

MIPAAF adotta con decreto i criteri minimi di riconoscimento dello stato di abbandono delle attività agrosilvopastorali esistenti (cioè quei terreni in cui: boschi cedui hanno superato, senza interventi selvicolturali, almeno la metà del turno minimo fissato dalle norme forestali; boschi di alto fusto non beneficiari di interventi di sfollo o diradamento negli ultimi 20 anni; non esercitata attività agricola da almeno 3 anni, salvo terreni sottoposti a vincoli di destinazione d’uso). Regioni si adeguano alle suddette disposizioni entro 180 giorni successivi

Regioni e MIBACT concordano, nell’ambito di piani paesaggistici o accordi di collaborazione, interventi riguardanti pratiche selvicolturali, di forestazione e riforestazione, opere di bonifica ed antincendio ritenuti dal punto di vista paesaggistico compatibili con i valori espressi nelle linee guida nazionali di gestione forestale nelle aree meritevoli di tutela adottate da MIPAAF

Art. 8 Disciplina della trasformazione del bosco ed opere compensative

Ogni intervento che comporta l’eliminazione di vegetazione arborea ed arbustiva esistente costituisce una trasformazione del bosco

E’ pertanto vietato ogni intervento di trasformazione che determini un danno al bosco (anche di tipo ambientale) e non sia stato preventivamente autorizzato, in quanto:

  1. previsto dai piani paesaggistici regionali, o a fini del ripristino delle attività agricole tradizionali, o alla realizzazione di opere di rilevante interesse pubblico e della viabilità forestale connessa alle attività selvicolturali ed alla protezione dei boschi da incendi;
  2. trasformazione del bosco risulta compatibile con le esigenze di difesa idrogeologica, stabilità dei terreni, regime delle acque, difesa dalle valanghe, caduta massi, conservazione della biodiversità, tutela della pubblica incolumità

Al riguardo la Regione definisce:

  1. criteri di esecuzione delle opere di trasformazione del bosco con i relativi servizi di compensazione;
  2. interventi di ripristino da applicare in caso di eventuali violazioni agli obblighi di compensazione;
  3. casi di esonero dagli interventi compensativi;
  4. casi di trasformazione del bosco che determinano un danno ambientale con obbligo di riparazione

Compensazioni per la trasformazione del bosco senza danno ambientale riguardano realizzazione di opere/servizi per:

  1. miglioramento e restauro di boschi esistenti e del paesaggio forestale in ambito rurale, urbano e periurbano;
  2. rimboschimenti e creazione di nuovi boschi su terreni non boscati ed in aree con basso coefficiente di boscosità, tramite l’uso di specie autoctone (preferenza per quelle locali e certificate);
  3. sistemazioni idraulico forestali o idraulico agrarie e sistemazioni di infrastrutture forestali al servizio del bosco e funzionali alla difesa idrogeologica del territorio;
  4. prevenzione di incendi boschivi e di rischi naturali ed antropici;
  5. tutela e valorizzazione socioeconomica, ambientale e paesaggistica dei boschi esistenti o il riequilibrio idrogeologico delle aree geografiche più sensibili

Soggetti richiedenti l’autorizzazione alla trasformazione del bosco presentano progetti di opere/servizi di compensazione alla Regione, che individua l’area di intervento (all’interno dello stesso bacino idrografico), a cura e spese del richiedente (pur se, ai fini di esecuzione degli interventi compensativi, Regione presta adeguate garanzie)

In alternativa alla esecuzione di interventi di compensazione, Regione può prevedere, per trasformazioni del bosco senza danno ambientale, il versamento da parte del soggetto autorizzato, in uno specifico Fondo forestale regionale, di una “quota almeno corrispondente all’importo stimato della opera o servizio compensativo previsto”. Regione destina tale somma a realizzare interventi compensativi, anche se ricadenti in altri bacini idrografici

I boschi aventi una funzione di protezione diretta di abitati, beni ed infrastrutture strategiche individuati dalla Regione non possono essere trasformati, né mutata la destinazione d’uso del suolo, salvo per motivi di interesse pubblico

MIPAAF adotta con decreto le linee guida per la definizione dei criteri relativi all’esonero dagli interventi compensativi, a cui le Regioni debbono adeguarsi entro 180 giorni

Art. 9 Disciplina della viabilità forestale ed opere connesse alla gestione del bosco

Viabilità forestale e silvopastorale è volta a garantire: tutela ambientale; esecuzione delle normali attività agrosilvopastorali; tutela e gestione attiva del territorio; sorveglianza, prevenzione ed estinzione degli incendi boschivi; pronto intervento contro eventi calamitosi di origine naturale ed antropica; attività di vigilanza e soccorso; altri compiti di interesse pubblico; conservazione del paesaggio tradizionale; attività professionali, didattiche, scientifiche

MIPAAF con decreto definisce i criteri minimi riguardanti: scopi, tipologie, caratteristiche tecnico costruttive della viabilità forestale e silvopastorale; opere connesse alla gestione di boschi ed alla sistemazione idraulico forestale. Regioni debbono adeguarsi entro 180 giorni

Art. 10 Promozione ed esercizio dell’attività di gestione selvicolturale

Regione promuove:

  1. crescita di imprese operanti nel settore di: foreste; selvicoltura; gestione, difesa e tutela del territorio; sistemazioni idrauliche forestali; prima trasformazione e commercializzazione dei prodotti legnosi (v. tronchi, ramaglie) purché attuata insieme ad almeno 1 delle pratiche/interventi di cui ad  7
  2. formazione ed aggiornamento professionale degli operatori forestali definendone i criteri ed i requisiti professionali minimi per l’esecuzione degli interventi di gestione forestale in relazione alla loro natura e complessità
  3. istituzione di Elenchi o Albi delle imprese esecutrici di lavori o fornitrici di servizi nei settori precedenti, articolati per sezioni distinte in funzione alla loro natura giuridica, capacità tecnico economica e tipologia di prestazioni (prevedere una specifica categoria per le imprese agricole di cui ad art. 2135 del Codice civile). Agli Elenchi/Albi possono iscriversi imprese (anche partecipate da proprietari di aree agrosilvopastorali e da proprietari pubblici), in forma singola od associata, in possesso dei requisiti tecnici e professionali necessari per svolgere le attività di cui sopra
  4. certificazione volontaria della gestione forestale sostenibile, tracciabilità dei prodotti forestali, utilizzo dei prodotti forestali certificati nelle politiche di acquisto pubblico, valorizzazione della bioeconomia forestale e delle produzioni legnose e non legnose di qualità (in particolare servizi ambientali forniti da ecosistemi forestali)

Regione, tenendo conto delle norme vigenti sui contratti pubblici, definisce modalità per la concessione in gestione delle superfici forestali pubbliche agli operatori iscritti in tali Elenchi/Albi o ad altri soggetti pubblici/privati (preferenza assegnata ad imprese iscritte in Elenchi/Albi aventi centro aziendale entro un raggio di 70 km. dalla superficie forestale oggetto di concessione), al fine di favorire una gestione attiva del bosco, che mantenga comunque “inalterata la superficie, stabilità ecosistemica, destinazione economica e multifunzionalità dei boschi”. Imprese iscritte in Elenchi/Albi sono esonerate dall’obbligo di iscrizione al Registro degli operatori di cui al D.Lgs. 178/14

Al fine di garantire la tutela e gestione attiva delle risorse agrosilvopastorali, miglioramento dei fondi abbandonati, ricostituzione delle unità produttive economicamente sostenibili capaci di favorire l’occupazione, la costituzione ed il consolidamento di nuove attività imprenditoriali, la Regione promuove l’associazionismo fondiario tra proprietari di terreni pubblici/privati, nonché la costituzione e/o partecipazione a consorzi forestali, o cooperative operanti prevalentemente nel campo forestale, o altre forme associative fra proprietari e titolari della gestione di beni terrieri, valorizzando la gestione associata delle piccole proprietà, demani, proprietà collettive ed usi civici da parte delle popolazioni

Cooperative forestali e loro Consorzi fornitori di servizi in ambito forestale e di lavori nel settore della selvicoltura (comprese le sistemazioni idraulico forestali) sono equiparate agli imprenditori agricoli

MIPAAF con decreto definisce i criteri minimi per l’iscrizione agli Elenchi/Albi regionali, la formazione professionale degli operatori forestali, l’esecuzione degli interventi di gestione forestale, a cui le Regioni debbono adeguarsi entro 180 giorni

MIPAAF, di intesa con Regioni, intraprende azioni volte a contrastare il commercio di legname e di prodotti derivati dal legno di provenienza illegale in attuazione degli indirizzi internazionali

Art. 11 Prodotti forestali spontanei non legnosi

Regione promuove la valorizzazione economica dei prodotti forestali spontanei non legnosi ad uso alimentare e non, definendo adeguiate modalità di gestione, garantendo la tutela della capacità produttiva del bosco, regolamentandone la raccolta nel rispetto dei diritti riconosciuti ai soggetti titolari di uso civico (tali diritti sono equiparati alla raccolta occasionale non commerciale, se non diversamente previsto da singolo uso civico), differenziando la figura di raccoglitore per autoconsumo ed a quella di raccoglitore commerciale

Art. 12 Forme di sostituzione della gestione e conferimento di superfici forestali

Regione provvede al ripristino delle condizioni di sicurezza in caso di esistenza di rischi per la pubblica incolumità e l’instabilità ecologica dei boschi e promuove il recupero produttivo delle proprietà fondiarie frammentate e dei terreni abbandonati (vedi sopra) o silenti (cioè terreni agricoli e forestali i cui proprietari non sono individuabili o reperibili a seguito di una specifica istruttoria) dove possono sussistere edifici in stato di abbandono

Proprietari e/o possessori di tali terreni provvedono, in accordo con gli Enti competenti, a realizzare gli interventi di gestione necessari per il loro ripristino o valorizzazioneagrosilvopastorale. Se tali interventi non vengono attivati o risulta impossibile raggiungere un accordo con questi, Regione può eseguire gli interventi di gestione previsti dalla disciplina vigente, in forma diretta o tramite affidamento della gestione dei terreni e strutture interessate ad imprese, consorzi, cooperative, altri soggetti pubblici o privati nel rispetto delle norme in materia di contratti pubblici, o tramite affidamento ad Enti delegati alla gestione forestale, privilegiando l’imprenditoria giovanile

Regione provvede a tal fine a delineare:

  • criteri per individuare, approvare ed attuare gli interventi di gestione necessari al ripristino e miglioramento delle condizioni dei boschi e loro funzioni protettive, ambientali, economiche (anche nell’ambito della pianificazione forestale)
  • accordi con proprietari/possessori dei terreni interessati ed individuare gli strumenti idonei alla realizzazione degli interventi di gestione forestale da attuare
  • procedure di intervento diretto o affidamento della gestione ai fini del ripristino o miglioramento delle condizioni dei boschi
  • criteri per il calcolo, al netto dei costi sostenuti, di eventuali frutti derivati dalla realizzazione degli interventi di gestione forestale su terreni la cui proprietà non sia individuabile o reperibile. Regione può accantonare tali frutti per un periodo massimo di 2 annidalla loro disponibilità. Decorso tale termine, in assenza di rivendicazione da parte del legittimo proprietario delle superfici in questione, tali frutti vengono impiegati dalla Regione per realizzare opere e servizi (inerenti a: attività di gestione, prevenzione del dissesto idrogeologico ed incendi boschivi; ripristino dei danni causati dalle calamità naturali o da eventi di eccezionale gravità; interventi fitosanitari in aree colpite da gravi o estese infestazioni) nell’ambito del bacino/area di provenienza dei frutti stessi

Art. 13 Materiale forestale di moltiplicazione

Provenienza del materiale di moltiplicazione destinato alla forestazione deve essere: certificato; in condizioni fitosanitarie conformi alle normative di settore;  adeguato alle condizioni ambientali della stazione di impianto

Regione aggiorna il Registro, in cui iscrivere i materiali forestali di base presenti nel proprio territorio, e trasmette tali dati a MIPAAF per aggiornare il Registro nazionale dei materiali di base

Commissione tecnica, istituita presso MIPAAF, provvede a redigere, conservare, aggiornare il Registro nazionale dei materiali di base, nonché a coordinare la filiera vivaisticaforestale

Al fine di tutelare la biodiversità del patrimonio forestale, i Centri nazionali dei Carabinieri di Pieve S. Stefano, Pero, Bosco Fontana sono riconosciuti quali Centri nazionali per lo studio e la conservazione della biodiversità forestale. MIPAAF con decreto può individuare altri Centri “in numero e modalità sufficienti a rappresentare zone omogenee dal punto di vista ecologico”. Centro svolgono seguenti compiti:

  1. certificazione delle analisi sulla qualità dei semi forestali;
  2. supporto alle Regioni nella individuazione delle aree di provenienza e dei materiali di base;
  3. collaborazione con Centri di ricerca e Istituzioni europee e nazionali operanti nel campo della conservazione delle risorse genetiche forestali

Art. 14 Coordinamento

MIPAAF:

  1. elabora specifiche linee di programmazione, coordinamento, indirizzo in materia di politica forestale in coerenza con la normativa UE e gli impegni assunti in sede internazionale in materia di ambiente, clima, paesaggio;
  2. svolge, in accordo con Regione, funzioni di coordinamento ed indirizzo in materia di pianificazione, gestione e valorizzazione del patrimonio forestale, oltre che sviluppo delle filiere forestali, anche al fine di promuovere gli interessi nazionali del settore a livello UE ed internazionale;
  3. istituisce un Tavolo di settore per la tutela, gestione o valorizzazione del patrimonio forestale e lo sviluppo delle diverse componenti della filiera. Regioni possono a loro volta promuovere l’istituzione di specifici Tavoli di settore o di filiera (a cui MIPAAF può partecipare). Ai componenti del Tavolo non spettano compensi, gettoni di presenza, indennità o altri emolumenti vari, né rimborsi spesa

Art. 15 Monitoraggio, statistiche, ricerca, formazione ed informazione

Ai fini dell’inventario e monitoraggio del patrimonio forestale e della relativa filiera la definizione di foresta è quella adottata da ISTAT ed utilizzata per Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio

MIPAAF:

  1. promuove coordinamento, armonizzazione e digitalizzazione di: informazioni statistiche e cartografiche inerenti il patrimonio forestale e le relative filiere produttive; informazioni di carattere ambientale inerenti alla materia forestale
  2. definisce criteri per realizzare una cartografia forestale georiferita, da rendere disponibile nel proprio sito
  3. elabora un rapporto periodico sullo stato del patrimonio forestale nazionale, del settore e sue filiere in conformità con gli standard di monitoraggio e di valutazione definiti nella strategia Forest Europe e con quelli forniti da ONU. Rapporto pubblicato sul sito MIPAAF ed inviato a Parlamento
  4. sviluppa la ricerca e sperimentazione in ambito forestale, anche avvalendosi dei propri Enti strumentali ed in collaborazione con Università, Enti di ricerca nazionali ed internazionali
  5. promuove iniziative di divulgazione pubblica, nonché di educazione e comunicazione sul significato di bosco, gestione forestale, filiere forestali produttive, servizi generati dalle foreste e loro razionale gestione in favore della società

Regioni possono promuovere, di intesa con MIPAAF, forme di coordinamento interregionale per lo scambio ed il riconoscimento di programmi, titoli e crediti formativi nell’ambito della formazione professionale ed aggiornamento tecnico degli operatori del settore forestale.

Entità aiuto:

Legge 145/18 art 1 commi 663-664 istituisce il Fondo per le foreste italiane presso il MIPAAAF, che ne definisce il suo utilizzo, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Fondo dotato di 2.000.000 € per l’anno 2019, 2.400.000 € per l’anno 2020, 5.300.000 € per l’anno 2021, 5.200.000 € a decorrere dall’anno 2022, impiegato “nell’assicurare la tutela, valorizzazione e diffusione della conoscenza delle foreste italiane”.

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