BUONE PRATICHE FORESTALI

BUONE PRATICHE FORESTALI (D.M. 21/1/10; DGR 03/04/18)  (bosco06)

Soggetti interessati:

Ministero Politiche Agricole Alimentari Forestali (MIPAAF), Regioni, chiunque dispone di boschi ed aderisce a misure ambientali in ambito PSR

Iter procedurale:

MIPAAF individuato con D.M. 21/1/10 i seguenti criteri minimi concernenti le buone pratiche forestali che occorre rispettare per beneficiare degli aiuti sul PSR:

  • per boschi di neo formazione (Formazioni boschive di origine naturale ed autoctone di recente insediamento a seguito contrazione attività agricole e abbandono aree pascolive):
  • interventi effettuati “utilizzando con tassi più elevati specie di maggiore valore economico, rilasciando specie alloctone e/o di scarso interesse commerciale”;
  • interventi di tipo colturale che indirizzano formazioni pioniere verso tipologie forestali stabili;
  • per boschi cedui (Formazioni boschive di origine agamica, cioè formazioni costituite essenzialmente da polloni, da trattare in modo differenziato in funzione di ceduo coetaneo semplice o matricinato e di ceduo disetaneo o a sterzo):
  • lunghezza del turno di taglio fissata da Regione in modo da evitare sfruttamento eccessivo di soprassuolo in funzione tipo di formazione forestale;
  • estensione e continuità di aree a taglio e tagli intercalari fissata da Regione, in modo da “migliorare economicamente soprassuolo” in funzione tipo di formazione forestale. Tagli intercalari non obbligatori, ma da eseguire “nelle situazioni in cui è evidente la convenienza economica del taglio”;
  • selezione di specie soggette ad utilizzazione fissate da Regione, favorendo principali specie di interesse locale (individuare limiti minimi di rilascio per specie ecologicamente significative) ed obbligando “nelle utilizzazioni di fine turno a rilasciare alcuni polloni di specie pregiate per mantenere sufficiente livello di diversità specifica”;
  • rilascio di matricine. Regione fissa numero di matricine da rilasciare per unità di superficie e dimensione dei gruppi in funzione di specie e caratteristiche ecologiche, climatiche, geomorfologiche, con preferenza accordata per esemplari nati da seme e specie più rare e meno rappresentate, al fine di garantire permanenza di bosco misto;
  • selezione delle matricine i cui criteri fissati da Regione unitamente a numero di matricine da rilasciare per unità di superficie e loro caratteristiche specifiche e dendrometriche;
  • per boschi ad alto fusto (Formazione boschiva di origine agamica soggette a rinnovo naturale o artificiale):
  • turno delle fustaie fissato da Regione per tipo di specie e formazione forestale in modo da evitare eccessivo sfruttamento del soprassuolo e potenziare funzioni non economiche di fustaie;
  • dimensioni di aree soggette a taglio nelle fustaie fissate da Regione in modo da ridurre impatto del taglio nel soprassuolo;
  • interventi intercalari fissati da Regione per tipo di specie e formazione forestale, in modo da migliorare caratteristiche culturali ed economiche del soprassuolo;
  • selezione di specie soggette ad utilizzo per cui Regione fissa criteri minimi per principali specie di interesse locale in base a “redditività di intervento a discapito della salvaguardia di specie protette, pregiate e/o meno rappresentate”;
  • intensità e modalità di taglio nella gestione di fustaie fissata da Regione per tipo di governo, specie, formazione forestale “con obiettivo di efficienza economica”. Norme specifiche definite in base a caratteristiche geomorfologiche delle stazioni;
  • identificazione di piante soggette a rilascio a fini ecologici e paesaggistici;
  • per boschi cedui ed alto fusto:
  • ripulitura e sfalcio di vegetazione arbustiva ed erbacea nei boschi ed altri interventi per tutela di biodiversità fissati da Regione in termini di esecuzione e/o divieto di taglio di vegetazione erbacea ed arbustiva per ripulitura a fini protettivi (antincendio, idrogeologico) e per motivi colturali;
  • rilascio di piante morte di grandi dimensioni di cui Regione definisce limiti ad ha. di presenza arboree morte;
  • specie rare e sporadiche di cui Regione vieta estirpazione ed asportazione, anche parziale, nelle aree forestali, “salvo casi particolari, evitando comunque di arrecare danno diretto ed indiretto ad attività selvicolturali, luoghi, flora spontanea;
  • per cantieri utilizzazioni forestali di:
  • impatto di utilizzazione forestali su suolo, vegetazione arbustiva, rinnovazione, fauna selvatica di cui Regione fissa pratiche di esbosco (in particolare strascico, semistrascico, a terra con mezzi meccanici, avvallamento con canalette). Escluse modalità “sito di allestimento pratiche di esbosco”;
  • uso di carburanti e lubrificanti a basso impatto, di cui però non vige obblighi di attuazione;
  • gestione residui di lavorazione (ramaglie, foglie, cime) nelle utilizzazioni forestali di cui Regione fissa modalità “prevenendone abbruciamento, allontanamento di tagliato, concentrazione degli stessi negli spazi liberi o sul letto di caduta o rilascio in bosco, sparso o raccolto in andane”;
  • per arboricoltura da legno (Pioppeti):
  • impianti monospecifici privi di specie di accompagnamento;
  • impianti di pioppeto monoclonale privo di specie di accompagnamento;
  • esclusione negli impianti tradizionali di ogni altra specie legnosa ad impianto, anche se diffuse esternamente al popolamento;
  • lavorazione andante del terreno;
  • utilizzo di fertilizzante minerale e di fitofarmaci.

Regione  Marche con DGR 400 del 03/04/2018 ha individuato i criteri per l’utilizzo degli impianti di arboricoltura da legno beneficiari degli aiuti comunitari ai sensi del Reg. 2080/92, che prevedono:

  1. invio di specifica richiesta da parte di interessato, corredata da:
  • contratto di fornitura per il ritiro dei tronchi (suddivisi per diametro) da parte della industria di trasformazione/segheria
  • elaborato tecnico, firmato e timbrato da un tecnico abilitato nelle materie forestali, contenente:
  • descrizione dell’impianto arboreo
  • stima del legname, compiuta in base ai dati complessivi dell’intervento desunti dalla media delle misurazioni eseguite nelle aree progettuali di saggio
  • individuazione di almeno un’area di saggio (avente forma quadrata con lato di 20 cm, o forma circolare con lato di 10 cm.) ogni 2 Ha di superficie oggetto di richiesta. Area segnata in modo permanente sul terreno, o sugli alberi, o mediante altri metodi in grado di garantirne l’ubicazione topografica. Nell’area di saggio occorre rilevare (e poi elaborare) i seguenti parametri: numero degli alberi suddivisi per specie legnosa; numero di alberi da tagliare; curva di distribuzione dei diametri ante e post intervento; età delle piante
  • planimetria in scala (almeno pari a 1:5000), in cui riportare: aree di intervento; localizzazione ed identificazione delle aree di saggio
  • documentazione fotografica numerata da più punti di vista (riportare numeri su planimetria)
  1. presenza di una richiesta da parte dell’industria di trasformazione o segheria
  2. esistenza nell’area di intervento di una percentuale superiore al 50% di tronchi con diametro (misurato a petto di uomo) maggiore a 20 cm.

Taglio ed eventuale rimozione delle ceppaie sono subordinati alla presentazione all’Ente competente da parte del beneficiario della denuncia di inizio dei lavori, che va conservata per almeno 5 anni a partire dalla data di autorizzazione regionale al taglio, insieme al contratto di fornitura con la relativa fattura di vendita

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