“Le proposte per la legislatura 2015/2020 della Regione Marche”

Documento presentato in occasione dell’iniziativa “Le proposte per la legislatura 2015/2020 della Regione Marche: inizio di un percorso” del 21 Febbraio 2015 al Ridotto delle Muse di Ancona, con la presenza dell’On. Laura Boldrini Presidente della Camera dei Deputati e del dott. Mario Guidi Presidente Confagricoltura Naz.le e Coordinatore Agrinsieme Naz.le

PREMESSA

La CIA, la Confagricoltura, il Copagri e l’Alleanza delle Cooperative Italiane, costituito da AGCI-AGRITAL, Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare, hanno dato vita ad AGRINSIEME Marche, un coordinamento associativo con lo scopo di dar vita ad un nuovo sistema di rappresentanza sul modello organizzativo del COPA-COGECA, quale raccordo europeo tra tutte le sigle del settore agricolo e cooperativo dei Paesi membri, che è interlocutore unitario della Commissione e del Parlamento Europeo.

Le nostre  finalità sono:

  • la definizione di strategie di sviluppo agricolo ed agroalimentare per fornire un contributo essenziale alla crescita economica e sociale della nostra Regione e del Paese, valorizzando le risorse imprenditoriali del settore;
  • la definizione di politiche, che attraverso l’affermazione di un ruolo strategico dell’agricoltura, garantiscano redditività alle imprese e alle cooperative agricole, con un mercato più ampio dell’intero comparto agroalimentare.

AGRINSIEME vuole rappresentare un momento di discontinuità rispetto alla frammentazione passata ed essere portatore di un nuovo modello di rappresentanza, esaltando in una strategia unitaria orientata al futuro, le storie e i valori delle quali ogni Organizzazione è portatrice.

AGRINSIEME vuol rappresentare un valore aggiunto rispetto a quanto le Organizzazioni hanno realizzato e continueranno a realizzare autonomamente.

La presente bozza vuol essere un altro passo per percorrere, nel confronto con la società marchigiana tutta, la via unitaria di una agricoltura moderna in una società più libera e più giusta.

 AGRINSIEME Marche riafferma la sua scelta di autonomia dalle forze politiche, dai Governi e dai sindacati. AGRINSIEME, nei confronti dei Governi e dei partiti ha sempre in questi anni, operato in modo propositivo per trovare con essi le soluzioni più idonee ai problemi della categoria, pur difendendo con costanza ed impegno le proprie proposte.

 AGRINSIEME è convinta che la presenza di forti, efficienti e autonome organizzazioni professionali, strutture sindacali, strutture cooperative e sociali sia necessaria ed indispensabile per garantire la democrazia in ogni società civile e moderna, in quanto la loro presenza costituisce la condizione primaria per una società pluralista.

L’agricoltura italiana, pur con le sue difficoltà, limiti e differenze strutturali, ha portato il nostro Paese ai primi posti in Europa e nel mondo in termini di produzioni e qualità, un grande risultato se si tiene conto del numero degli addetti e della disponibilità della superficie agricola e, soprattutto, se si considerano gli oneri previdenziali e sociali, i costi energetici, dei lubrificanti e del fisco, e di tutti i fattori della produzione, che sono di gran lunga più elevati della media europea.

Anche l’agricoltura marchigiana ha ottenuto importanti risultati in termini di aumento della produttività, della qualificazione delle produzioni e delle innovazioni tecnologiche per uno sviluppo “sostenibile”.

Nonostante ciò non si è riuscito a frenare il calo dei redditi degli agricoltori e la profonda crisi in cui versano le imprese del settore più in generale.

Di ciò, tutta la società se ne deve fare carico.

In questo senso, è urgente che nelle Marche si apra una nuova fase e si ridefiniscano le linee di uno sviluppo economico che riteniamo debba “muoversi” in una logica di sviluppo rurale.

Occorre una politica che valorizzi ulteriormente la multifunzionalità ed intersettorialità delle imprese agricole e favorisca una loro presenza diffusa su tutto il territorio e in modo particolare nelle aree interne, anche a presidio dell’ambiente, nonché per la valorizzazione del paesaggio e della cultura marchigiana (in primo luogo quella enogastronomica) a supporto del turismo e dei servizi sociali.

Una rete di aziende piccole, medie, grandi, che, al di là dello standard di reddito, costituisce  un patrimonio dal quale partire per una nuova concezione dello sviluppo, dove agricoltura e ambiente, prodotti tipici e di qualità, agriturismo, turismo rurale ed agricoltura sociale, sappiano coniugarsi in un disegno più generale di sviluppo socio economico della nostra Regione.

Occorre fare della peculiarità marchigiana un punto di forza del nuovo sviluppo.

Oggi, nell’era della globalizzazione e della omologazione dell’offerta l’elemento distintivo è rappresentato dalla valorizzazione delle produzioni tipiche, che costituiscono le risorse e l’identità di un territorio e di un sistema culturale ivi consolidato. L’identità di un territorio non può essere delocalizzata, è un valore aggiunto nella competizione internazionale.

Il fatto che nelle Marche esistono diverse agricolture, diverse tipologie di imprese agricole  e diversi modi di fare impresa può costituire una grande risorsa.

Qualsiasi politica agricola regionale non può non partire da questo dato: le Marche per caratteristiche storiche, geografiche e culturali è la Regione delle mille agricolture, oltre che dei mille campanili.

Allora perchè non fare delle peculiarità marchigiane un vero punto di forza?

In questo senso serve una politica agricola capace di mettere in rete le imprese  agricole marchigiane tramite un sistema di servizi pubblico-privati all’impresa ispirato da una logica di sussidiarietà orizzontale e verticale.

Sarà poi la competizione a selezionare le aziende che meritano di rimanere sul mercato; maggiori sono le aziende che competono, più efficace, solido e equilibrato sarà il mercato e più armonioso lo sviluppo economico e la società.

È necessaria una rete di consulenza, assistenza, formazione ed informazione alle imprese che sappia accompagnarle verso l’innovazione e la commercializzazione, anche tramite la strada dell’associazionismo e della cooperazione, per affrontare tutte le sfide di un nuovo modo di fare mercato e dei problemi introdotti dalla nuova Politica Agricola Comunitaria.

In questo senso siamo fortemente preoccupati per come si sta evolvendo l’attuazione della riforma PAC in materia di pagamenti diretti e di novità in materia di definizione della figura di “agricoltore attivo”, il cui quadro si presenta oltre modo complesso ed in contrasto con quanto stanno prevedendo gli altri Paesi.

Per questo occorrerà monitorare da parte della Regione Marche l’evoluzione della suddetta politica.

Pertanto c’è bisogno di un nuovo e forte impegno da parte del nuovo Governo regionale, tenendo conto che le risorse  finanziarie diminuiscono e che le Regioni sono sempre più destinate ad acquisire  ruoli decisionali in materia di politica agricola e agroalimentare.

Dalla legislatura appena conclusa ci si attendeva un’azione  politica più attenta e puntuale nei confronti del settore primario.  È con  profonda amarezza che siamo costretti a prendere atto che il Consiglio Regionale ci ha consegnato un  Piano di Sviluppo Rurale 2014/2020 voluminoso e non snello, complesso e complicato:

  • il testo adottato conta oltre 750 pagine;
  • le Azioni aumentano da 54 a 139 e alcune di queste, come l’Azione A2 della Misura 8.5 comprende ben 13 Subazioni;
  • le schede di misura PSR vanno ben oltre il recepimento degli elementi essenziali richiesti dal Reg. UE n. 1305/13, configurandosi spesso come pre bandi.

In questo senso riteniamo l’attuale proposta del PSR non rispondente agli interessi degli agricoltori e del mondo agricolo rurale più in generale.

Restiamo impegnati, anche in sede di “Osservazioni UE” a dare il nostro contributo per apportare tutte le modifiche ancora possibili, affinché il PSR Marche possa diventare uno strumento efficiente ed efficace, e perché lo stesso venga approvato in tempi rapidi per non far perdere le opportunità contributive previste dalla UE (giovani, misure a superficie, ecc.) ai nostri agricoltori.

È nostra convinzione che si poteva fare di più, in particolare considerata la crisi in cui versa l’agroalimentare  marchigiano.

Le colture massive (quali cereali, foraggiere, oleaginose) interessano la maggioranza delle aziende agricole marchigiane. C’è necessità di dar vita a delle filiere per ogni comparto, valorizzando la materia prima in modo da riportare all’azienda un maggiore valore aggiunto.

Occorre superare i limiti che si sono verificati in termini di efficienza ed efficacia degli strumenti operativi, amministrativi e legislativi della politica agricola regionale, ma soprattutto occorre riorganizzare profondamente la macchina pubblica, rendendola uno strumento a sostegno e sussidio delle imprese agricole e non sua “controparte”.

Occorre, garantire la piena funzionalità delle strutture decentrate provinciali, ripristinando la figura del coordinatore “a tempo pieno”, in grado di colloquiare con le Organizzazioni, anche al fine di evitare le attuali disfunzioni e difformità di interpretazione tra territori della nostra Regione.

In più bisogna tenere presente il “nucleo controlli”, e la necessità di “costruire” insieme un nuovo “Manuale delle procedure”, che preveda anche la istituzione di una “Camera di Conciliazione”, dove ricomporre “in via bonaria” eventuali contenziosi.

In questo senso utilissimo può essere un rapporto nuovo e diverso con le Organizzazioni professionali agricole e cooperative, alle quali gli agricoltori affidano non solo la rappresentanza degli interessi, ma anche i valori propri della tradizione agricola delle Marche.

Un rapporto che deve tener conto del fatto che la quasi totalità degli agricoltori marchigiani aderisce alle Organizzazioni agricole, per questo è necessaria una decisa volontà politica a considerare le Organizzazioni Professionali Agricole e Cooperative uniche interlocutrici del Governo regionale.

C’è bisogno di una nuova fase della cosiddetta “sussidiarietà”, dove l’esecuzione di alcuni servizi per conto dell’Ente Regione vuol dire servizio più efficiente ed efficace, ovvero semplificazione amministrativa e snellimento delle procedure.

La concertazione è da ritenersi uno strumento per una più efficace “governance” della politica di settore,  ma occorre far chiarezza al riguardo in quanto: concertazione vuol dire intanto concordare e poi lavorare, ognuno per il proprio ruolo per realizzare quanto concordato.

E’ essenziale, quindi, la certezza delle regole e del diritto e questa può nascere solo da un’effettiva concertazione e da norme snelle e trasparenti.

Le richieste di AGRINSIEME MARCHE nei confronti di tutti i candidati a Presidente della Giunta regionale e dei candidati a Consigliere regionale puntano a promuovere una futura politica agricola finalizzata a sostenere le imprese agricole, singole ed associate, per:

  1. uno sviluppo economico sostenibile;
  2. un’agricoltura diversificata e al servizio della valorizzazione e tutela dell’ambiente, le cui caratteristiche sono la qualità e la tipicità dei prodotti, in quanto elemento prioritario come possibilità prioritaria per essere competitivi;
  3. un forte impegno nello sviluppo delle aree interne;
  4. un impegno al tavolo Stato-Regioni per l’abolizione dell’IMU, una tassa che colpisce lo strumento di lavoro degli agricoltori, cioè il terreno.

Le principali iniziative da attuare da parte del Governo Regionale nel periodo 2015/2020 devono essere rivolte a:

  • porre al centro della politica regionale lo sviluppo rurale, valorizzare la multifunzionalità, ivi compresa l’agricoltura sociale, e la intersettorialità delle aziende agricole, qualificare le produzioni e diminuire i costi, facilitare accesso al credito, anche valorizzando lo strumento dei Consorzi di Garanzia;
  • favorire il ricambio generazionale nel settore, attivando tutte le opportunità previste dalla Comunità Europea e dalle leggi nazionali e regionali a favore dell’imprenditoria giovanile;
  • sostenere le aziende agricole nelle realtà montane e svantaggiate non in grado di realizzare un equo reddito, con misure tali (v. agevolazioni INPS, INAIL, fiscali, ecc.) da salvaguardare la presenza umana, anche attraverso la costituzione di cooperative di comunità, al fine di un controllo efficace del territorio e a tutela della piccola e difficile economia rurale;
  • utilizzare in modo ottimale le risorse di tutti i fondi della nuova politica comunitaria;
  • qualificare la professionalità degli agricoltori, dei tecnici e dei lavoratori anche attraverso la creazione di un’efficiente rete dei servizi di assistenza tecnica;
  • attivare percorsi formativi professionalizzanti;
  • sostenere le produzioni agricole marchigiane tipiche e di qualità biologiche e biodinamiche, nell’ambito di tutte le iniziative che tendono a valorizzare l’immagine della Regione Marche sui mercati nazionali ed internazionali; costituire un’unica agenzia di promozione con altri Enti (CCIAA, STL, ecc.) e la produzione di una maggiore cultura nei confronti delle produzioni locali;
  • favorire momenti di aggregazione dell’offerta e strumenti di integrazioni di filiera, che aumentino il valore aggiunto e il reddito agricolo (Cooperazione, Associazione di prodotto, ecc.);
  • riconoscere concretamente all’agricoltore un ruolo attivo nella conservazione e valorizzazione del territorio;
  • promuovere lo sviluppo produttivo agricolo nei parchi e nelle aree sottoposte a vincolo. E’ essenziale la presenza degli agricoltori negli Organismi preposti, per definire procedure amministrative snelle;
  • affrontare in maniera decisa la problematica dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, ritrovando il giusto equilibrio tra fauna, territorio e agricoltura;
  • valorizzare con ogni strumento normativo l’agricoltura diffusa.

La politica agricola regionale e i suoi strumenti operativi debbono essere finalizzati al raggiungimento di tali obiettivi.

Pertanto occorre:

  1. valorizzare ulteriormente l’Osservatorio agroalimentare, che deve essere messo a disposizione del mondo agricolo;
  2. riordinare la legislazione agricola, in modo da evitare la moltiplicazione delle procedure, le inefficienze e la dispersione delle risorse. In tale contesto il superamento delle Province ed il riordino degli Enti locali esige un impegno puntuale di direzione politica e di controllo;
  3. riorganizzare e trasformare gli uffici ed i servizi regionali agricoli, assegnando al personale funzioni e compiti diversi dagli attuali, affinché sempre più sia al servizio dell’agricoltura e non sua “controparte”;
  4. istituire assolutamente un Organismo pagatore regionale o interregionale (Umbria, Abruzzo), con il compito primario di rendere più veloci e meno burocratiche le procedure di pagamento degli aiuti e degli interventi comunitari;
  5. potenziare i servizi di sviluppo agricolo. La stessa ASSAM deve avere un ruolo essenziale nello sviluppare e divulgare i risultati della ricerca in campo agronomico;
  6. coordinare i vari Organismi pubblici e privati, impegnati nel campo della ricerca ed innovazione, anche a seguito della riforma degli Enti di ricerca, affinchè i programmi di ricerca e sperimentazione siano sempre più funzionali alle esigenze del sistema agroalimentare marchigiano;
  7. sostenere la politica dello sviluppo territoriale, valorizzando l’agriturismo, ed il turismo rurale e attraverso itinerari enogastronomici, partendo dall’esperienza delle strade del vino, dell’olio e delle fattorie didattiche;
  8. sperimentare progetti di distretti rurali ed agroalimentari;
  9. tutelare la destinazione agricola del territorio marchigiano, attraverso un’adeguata programmazione urbanistica e territoriale, che eviti un ulteriore consumo di suolo agricolo;
  10. rivedere le norme edilizie (L.R. 13/90) per permettere agli agricoltori di poter costruire nuove abitazioni e pertinenze al fine di garantire la continuità dell’impresa e lo sviluppo dell’azienda anche a fini economici e sociali;
  11. garantire e potenziare le risorse idriche per l’agricoltura, nell’ambito della politica del loro uso plurimo; cercare nuove fonti di approvvigionamento e potenziare la rete degli invasi a basso impatto ambientale, recuperando nel contempo un ruolo più attivo degli agricoltori all’interno del Consorzio di Bonifica;
  12. potenziare il fondo per il risarcimento dei danni da fauna selvatica, in modo che sia adeguato alle richieste. Contemporaneamente attuare una politica di contenimento della popolazione del cinghiale nelle aree interne e la sua eradicazione nelle aree costiere, mentre, riguardo ai grandi predatori (soprattutto ai predatori cosiddetti “seriali”), vanno esplorate in maniera pragmatica e non ideologia altre soluzioni, in linea con quanto effettuato in altri Stati.

La concertazione con le Organizzazioni agricole non deve coinvolgere solo l’Assessorato agricoltura, ma l’intero Governo regionale, in relazione a tutte le politiche che riguardano il mondo rurale: da quelle ambientali a quelle dei trasporti, dal turismo e ai servizi pubblici e socio sanitari. In primo luogo occorre rilanciare la logica originaria del Tavolo Verde, inteso come momento di partecipazione alla programmazione, alla verifica della sua attuazione e della sua efficacia.

Inoltre per i servizi socio-sanitari occorre il coinvolgimento di AGRINSIEME MARCHE e dei suoi momenti unitari, quali il CUPLA, con pari dignità rispetto agli altri Sindacati nelle fasi di programmazione e di gestione delle politiche sociali e sanitarie.

Avanziamo questa richiesta in quanto consapevoli di rappresentare associati appartenenti ad un’ampia fascia di popolazione, sia cittadina che rurale, e di ritenere pertanto indispensabile che nelle aree interne e rurali vengano salvaguardati e potenziati alcuni servizi essenziali,  quali presidi sanitari, viabilità, uffici postali, scuole, centri assistenza ad anziani.

In questo senso occorre richiamare l’attenzione sulla necessità che questi servizi  siano finanziati “in spesa corrente”, proprio per dare loro un carattere strutturale e permanente.

In modo da accompagnare i progetti per il lavoro e lo sviluppo delle imprese, stimolati anche dagli interventi europei, possano (in sinergia con i GAL) creare le condizioni per un nuovo “rinascimento” che proprio in queste aree a qualche secolo fa, trovò anche nell’agricoltura l’humus per lasciare il suo segno nella storia e nella vita delle nostre comunità.

APPENDICE

In merito al PSR Marche 2014/2020, principale strumento di programmazione attraverso il quale delineare le linee dello sviluppo rurale, agroalimentare ed ambientale della prossima legislatura, si chiede:

  • semplificazione delle molteplici Misure, Sottomisure, Azioni attualmente previste nel documento licenziato dall’Assemblea Regionale con Delibera 108 del 17 Luglio 2014, concentrando l’attenzione e le risorse su quegli interventi ritenuti maggiormente significativi per promuovere lo sviluppo del settore primario (e rurale più in generale) nelle Marche;
  • definizione di schede di misura flessibili, limitandosi a riportare in queste gli aspetti essenziali richiesti dalla Commissione, e rimandando gli elementi di dettaglio alle disposizioni attuative ed ai relativi bandi, nell’intento di non “ingessare” il PSR ed evitare così il ricorso frequente alla procedura scritta nei confronti della Commissione per ogni modifica marginale che si dovesse introdurre da qui al 2020;
  • non introduzione di limitazioni e vincoli non richiesti da UE in fase di accesso alle varie Misure (da superficie minima ad investimento minimo, da iscrizione a Camera di Commercio/INPS a punteggio minimo di qualità del progetto), che finiscono per impedire agli imprenditori di beneficiare pienamente delle varie opportunità offerte dal PSR stesso;
  • affermazione del ruolo della “programmazione dal basso” (bottom up), attuata attraverso GAL, o progetti integrati locali, o Gruppi operativi per l’innovazione, senza porre limitazioni alle capacità di intervento di tali forme di aggregazione nell’ambito del PSR, salvo quella di una loro conformità con le scelte strategiche della Regione. È questo uno strumento ritenuto essenziale per venire incontro alle effettive esigenze del territorio, e favorirne così la ripresa economica ed occupazionale;
  • prestare maggiore attenzione alle problematiche della montagna ed a quelle dei giovani imprenditori (non solo di 1° insediamento), a cui dovrebbero essere riservati interventi o bandi specifici, o priorità consistenti, ed a cui occorre riconoscere il maggior contributo previsto da UE (+20%);
  • riconoscimento di un ruolo attivo degli imprenditori agricoli, singoli ed associati, a tutela e valorizzazione dell’ambiente, senza vincoli di alcun genere.
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